Abolizione del fax e obbligo di convenzioni. Comunicare diventa più difficile.

In sede di conversione in legge, il Decreto “del fare” è stato oggetto di numerosi cambiamenti. Uno di questi ha trovato la consueta risonanza negli organi di stampa, lesti a magnificare innovazioni che hanno il solo pregio di disegnare la Pubblica Amministrazione ferma ai tempi di Sagliena, ove si comunicava a mezzo del dorso del somaro.

Si tratta dell’eliminazione del fax nella comunicazione tra le pubbliche amministrazioni, disposta dall’art. 14 legge 98/2013, che prevede:

((1-bis.  All’articolo  47,  comma  2,  lettera  c),   del   codice dell’amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7  marzo 2005, n. 82, dopo le parole: -di cui all’articolo 71-  sono  inserite le seguenti: -. E’ in ogni caso esclusa la trasmissione di  documenti a mezzo fax-.))
((1-ter.  All’articolo  43  del  testo  unico  delle   disposizioni legislative   e   regolamentari   in   materia   di    documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica  28 dicembre 2000, n. 445, il comma 3 e’  sostituito  dal  seguente:  -3. L’amministrazione procedente opera l’acquisizione d’ufficio, ai sensi
del precedente comma, esclusivamente per via telematica (L)-.))

2. Dall’applicazione della disposizione  di  cui  al  comma  1  non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le Linee guida per convenzioni  per la fruibilità dei dati delle pubbliche amministrazioni.

Trattasi di norma dal tenore secco ed imperativo, teso ad eliminare ogni comunicazione tra amministrazioni che non sia telematica, sia nei confronti delle acquisizioni di ufficio relative ai controlli sulle dichiarazioni sostitutive rese tra i cittadini, sia, in generale, con riferimento a qualsiasi tipo di comunicazione.

L’art. 47 del CAD richiamato nell’articolo (che tratta di comunicazioni tra PA) infatti dispone che:

2. Ai fini della verifica della provenienza le  comunicazioni  sono valide se:
a) sono sottoscritte con firma digitale o  altro  tipo  di  firma elettronica qualificata;
b)  ovvero  sono  dotate  di  segnatura  di  protocollo  di   cui all’articolo 55  del  decreto  del  Presidente  della  Repubblica  28 dicembre 2000, n. 445;
c)  ovvero  e’  comunque  possibile  accertarne   altrimenti   la provenienza, secondo quanto previsto dalla normativa vigente o  dalle regole tecniche di cui all’articolo 71. E’ in ogni caso esclusa  la trasmissione di documenti a mezzo fax.

Ciò che interessa ai nostri fini non è tanto l’abolizione del mezzo-fax, quanto l’aver scritto tra le righe che la comunicazione tra amministrazioni è valida, ed è acclarata la corretta provenienza, qualora la stessa sia comunque accertabile, diremmo con ogni tipo di mezzo. Se una comunicazione proviene da un dominio ascrivibile all’amministrazione stessa, e lo stesso indirizzo telematico sia riportato (come d’obbligo anche ai sensi del decreto trasparenza) sul sito web istituzionale, la stessa deve considerarsi come proveniente da quella amministrazione.

Fin qui, tutto apparentemente (soprendentemente?) facile, fin troppo; un’amministrazione chiede conferma via mail, utilizzando la propria casella, di una autocertificazione all’amministrazione certificante, e questa nè dà riscontro per via telematica.

Non basta, e non è così.

Il 24 luglio, infatti, sono state approvate  le Linee guida per la stipulazione delle convenzioni previste da diverse norme, prima fra tutte l’art. 58 del CAD.

Sono pubblicate dall’Agenzia per l’Italia digitale, e consistono in una traccia da seguire per il fine, comune a tutte le amministrazioni, di rendere i dati fruibili per i fini istituzionali delle stesse.

Esempio classico, i controlli sulle dichiarazioni sostitutive di certificazione, come ricordano le stesse Linee Guida.

Tale adempimento viene previsto anche al fine di agevolare l’acquisizione e il controllo dei dati per le fattispecie contemplate dagli articoli 46 e 47 (dichiarazioni sostitutive di certificazioni e dell’atto di notorietà) del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 – Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa. D’altra parte, è opportuno richiamare che ai sensi dell’art. 43 dello stesso D.P.R. 445/2000, le amministrazioni pubbliche e i gestori di pubblici servizi non possono richiedere atti o certificati concernenti stati, qualità personali e fatti che siano attestati in documenti già in loro possesso, o che comunque esse stesse siano tenute a certificare, e sono pertanto tenuti ad acquisire d’ufficio le relative informazioni, avendo gli elementi indispensabili per il reperimento delle informazioni o dei dati richiesti”.

Le amministrazioni che dispongano di banche dati debbono quindi predisporre delle “convenzioni quadro” (seguendo i dettami delle Linee guida), che siano aperte alle amministrazioni interessate.

Le Linee guida contengono passaggi piuttosto “tecnici”, ma insieme reca un interessante glossario con la definizione dei termini di riferimento, e un allegato che riassume la normativa applicabile.

Riassumendo, il procedimento da seguire per le pubbliche amministrazioni consiste:

– nella previa individuazione delle banche dati che possono essere oggetto  di convenzione;

– nella predisposizione di una convenzione quadro per ogni singola banca dati (seguendo le indicazioni delle Linee guida, specie in materia di sicurezza e privacy);

– nella previsione di un'”autocertificazione” di conformità della convenzione alle Linee guida, oppure ad un provvedimento del Garante nel caso lo stesso si sia pronunciato sulle modalità di accesso a quella specifica banca dati (adempimento che sostituisce la richiesta di parere specifico al Garante, come originariamente richiesto);

– nella pubblicazione della convenzione nel sito web istituzionale (come previsto dal decreto Trasparenza).

Le amministrazioni erogatrici potranno successivamente provvedere alla stipula delle convenzioni, informandone l’Agenzia digitale (che va informata anche della pubblicazione sul sito web della convenzione).

Le Linee guida, che hanno il pregio di semplificare un procedimento ulteriore a carico delle amministrazioni già previsto da troppe norme succedutesi nel tempo (per inciso, il CAD dal 2005, anno di pubblicazione, ha subito 181 modifiche…), pongono un ulteriore problema a carico delle amministrazioni, ovvero l’onere della Convenzione.

Se l’autocertificazione è forse una delle più grandi rivoluzioni anti-burocratiche degli ultimi decenni, se tuttavia è necessario che le stesse autocertificazioni siano controllate tramite un campionamento forse più capillare a seguito delle numerose e reiterate false dichiarazioni che statisticamente riguardano il “settore”, se può essere agevole (oltre che legittimo) comunicare con una semplice e.mail con l’amministrazione che deve riscontrare quanto dichiarato, in che ambito, esattamente, si collocano queste convenzioni?

Quale fine antiburocratico perseguono?

A quale conseguenza va incontro il funzionario che, nel perseguire di dettami del “fare”, si affidi ad una comunicazione telematica per conoscere la correttezza di un voto di laurea da una Università, ad esempio, senza prima aver seguito tutto l’iter che deve portare alla stipula della Convenzione?

Non era più semplice comunicare via fax, che comunicare previa convenzione?

 

 

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