Ancora una

Senza soluzione di continuità, arrivano ancora interpretazioni più sul tema annoso del divieto di monetizzazione delle ferie.

Il quale è stato trattato fin troppe volte, e chissà quante altre ancora nell’attesa di un intervento normativo di riforma che chissà se mai interverrà.

La Corte dei Conti, precisamente le sezioni riunite per la Regione siciliana, hanno reso un parere in sede consultiva il 13 novembre 2012, relativamente ad un quesito presentato da un comune riguardante la monetizzazione delle ferie in caso di mancata fruizione “imputabile” a morte del dipendente.

La Corte, a tale proposito, chiarisce prima di tutto che il divieto ha carattere tassativo stante la formulazione legislativa (ricordiamolo, art. 5 comma 8 decreto 95/2012), che precisa che “in nessun caso” è dovuta la monetizzazione.

Tale interpretazione sembra contrastare con i pareri ministeriali analizzati nella loro numerosità, anche di recente, che individuano casi presuntivamente esclusi dal divieto in vigore, precisamente in quelli ricondotti a cause non imputabili alla volontà del dipendente.

Nel caso specifico del decesso del dipendente tuttavia, la Corte ricorda preliminarmente che la fruizione deve comunque mantenere il carattere dell’effettività. Ebbene, il decesso del dipendente è un caso emblematico per cui, chiarisce la Corte dei Conti, è impossibile imporre anche coattivamente la fruizione delle ferie, per cui l’alternativa all’effettività del diritto viene meno in maniera evidente e inderogabile.

La monetizzazione delle ferie non fruite in caso di decesso è quindi ipotesi suffragata da due pareri ministeriali (pur con la portata interpretativa non certo equiparabile alla legge) e da un parere della Corte dei Conti. Una richiesta degli eredi potrebbe trovare conforto in un provvedimento adeguatamente e puntualmente motivato di accoglimento, anche se la protata della legge rimane inequivoca.

Il caso del decesso, suffragato da due pareri ministeriali (pur con la portata interpretativa che abbiamo visto, di certo non equiparabile alla legge) e da un’interpretazione giurisprudenziale conforme, potrebbe condurre ad accoglimento delle domande di monetizzazione da parte degli eredi.

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