Attività di formazione e legge anticorruzione: limiti più elastici

Dalla legge anticorruzione (legge 190/2012) fino alla recente pubblicazione del Piano Anticorruzione, il legislatore ha previsto per le pubbliche aministrazioni numerosi adempimenti in tema di formazione del personale, più volte reiterati e sorretti dalla previsione di sanzioni in caso di inottemperanza.

Le pubbliche amministrazioni, da anni sottoposte ad un regime di severo conntenimento della spesa, si sono trovate nella difficoltà di contemperare le nuove esigenze formative con i limiti di spesa, come quello disposto dal comma 13, art. 6, D.L.n 78/2010 in base al quale “A decorrere dall’anno 2011 la spesa annua sostenuta dalle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della pubblica aministrazione, come individuate dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi del comma 3 dell’articolo 1 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, incluse le autorità indipendenti, per attività esclusivamente di formazione, deve essere non superiroe al 50% della spesa sostenuta nell’anno 2009“.

Sulla base di qeusta preclusione, il comune di Pellegrino Parmense ha inoltrato richiesta di parere alal Corte dei Conti, sezione di controllo dell’Emilia Romagna; a riscontro della richiesta, con deliberazione 276 del 20 novembre 2013, la Corte si è espressa nel senso della non applicabilità di questi vincoli alla materia della formazione obbligatoria in tema di anticorruzione.

Il parere riportato effettua una ricognizione accurata degli obblighi formativi in capo alle amministrazioni, introdotti dalla legge anticorruzione e dagli atti correlati, ricordando:

 – che sia il comma 8 che il comma 10 dell’art. 1 della legge 190 impongono al responsabile anticorruzione di definire ogni anno procedure appropriate per la formazione dei dipendenti nelle aree a rischio, provvedendo direttamente ad individuare il personale destinatario;

 – che il comma 44 del medesimo articolo prescrive che le amministrazioni organizzino attività di formazione del personale per la conoscenza e l’applicazione corretta dei codici;

 – che il Piano Nazionale Anticorruzione, recentemente approvato, dispone che le pubbliche amministrazioni debbono programmare interventi formativi adeguati, di livello sia generale che specifico;

 – che lo stesso Allegato 1 (strumento di analisi e articolazione dettagliata del PNA) ricorda che la formazione riveste un’importanza cruciale nell’ambito per la prevenzione della corruzione, diffondendo valori etici e principi di comportamento eticamente e giuridicamente adeguati;

 – che il comma 8 e il comma 12 dell’art. 1 della citata legge anticorruzione prevedono forme accentuate di responsabilità per i dirigenti e il responsabile anticorruzione per l’inosservanza dell’obbligo formativo nei confronti dei dipendenti.

La Corte dei Conti in conclusione, verificata la obbligatorietà più volte richiamata dal legislatore in tema di formazione e anticorruzione, ritiene legittimo derogare sul punto al tetto di spesa pervisto dal DL 78/2010, pur ritenendo comunque necessario prevedere adeguate forme di contenimento della spesa, se possibile, come il ricorso alla formazione interna.

Nel rammentare che la giurisprudenza non ha nel nostro ordinamento forza di legge ma valore di intepretazione, sia pur privilegiata, questa apertura rende possibile comunque di adottare progetti formativi anche in deroga alle rigide limitazioni della spesa. E’ raccomandabile l’attenzione a forme di motivazione che diano conto quindi dei pareri giursprudenziali e del bilanciamernto degli interessi e delle prescrizioni così come susseguite nel tempo (come effettuato del resto dalla stessa Corte sul punto).

 –

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Inserisci il risultato dell\'operazione *