Mezzi di assunzione nella pubblica amministrazione: il Consiglio di Stato sulla “prevalenza” tra mobilità e scorrimento delle graduatorie

Un caso particolare di confliggenza tra le diverse modalità di assunzione nella pubblica amministrazione è stato di recente affrontato dal Consiglio di Stato, intervenuto con la sentenza n. 5078 del 13 ottobre 2015 sui rapporti tra mobilità e scorrimento di graduatorie concorsuali.

Nel caso di specie, una ricorrente utilmente collocata in una graduatoria da dirigente (e prima tra gli idonei a seguito di ripetuti scorrimenti della graduatoria stessa), impugnava l’atto con cui la Regione Puglia, invece di procedere all’assunzione della ricorrente tramite scorrimento della graduatoria concorsuale (ancora vigente) procedeva ad utilizzare la graduatoria formatasi a seguito di procedura di mobilità, nel frattempo attivata.

Il Consiglio di Stato, preliminarmente, ricorda la normativa vigente sul punto, ovvero gli articoli 30 e 34 del D.Lgs. 165/2001, a norma dei quali le amministraziioni pubbliche debbono procedere (comma 2 bis art. 30) alle procedure di mobilità prima di avviare altre forme di assunzione (procedura concorsuali), ma possono avviare le procedure stesse decorsi due mesi dall’avvio delle procedure di mobilità coinvolgenti il Dipartimento Funzione Pubblica (art. 34 comma 4); si rileva, per inciso, che le procedure di cui all’art. 34 bis, nonostante l’articolo sia rubricato come “disposizioni in materia di mobilità del personale”, riguardi i dipendenti collocati in disponibilità e inseriti in appositi elenchi, il cui assorbimento, per volontà del legislatore, è considerato come prioritario.

Laddove la pronuncia presenta indubbio motivo di interesse è dove definisce quale insussistente la permanenza di una graduatoria di mobilità, procedura invece ritenuta istantanea, non produttiva di effetti nel tempo; effettivamente, il legislatore ha mirato sempre a disciplinare la permanenza delle gradutorie di concorso, quali esclusivi elenchi dotati di vigenza ulteriore rispetto alla procedura cui si riferiscono; come noto, le graduatorie sono state prorogate per anni (ad oggi, lo ricordiamo, tutte le graduatorie di concorso successive al 30 settembre 2003 troveranno scadenza al 31 dicembre 2016).

Per la magistratura amministrativa, in conclusione, e con la pronuncia richiamata di accoglimento della pretesa della ricorrente, si afferma  che l’alternativa ad un procedimento di mobilità esperito senza esito contestuale è lo scorrimento della graduatoria concorsuale, ovviamente se esistente.

Graduatorie di concorso: aggiornamenti

Principalmente con la legge 125 del 30 ottobre 2013, di conversione del decreto 101/2013, sono state recate innovazione in tema di utilizzo delle graduatorie di concorso.

E’ il caso di tornare sul tema perché ci sono stati dei recenti aggiornamenti che innovano qualche punto della materia, e sono intervenute delle interpretazioni nella materia (complicata, oggetto di interpretazioni numerose che comportano letture approfondite) piuttosto discutibili.

Riassumiamo per punti quando desumibile dalla normativa vigente e da alcune interpretazioni ministeriali e giurisprudenziali.

Le graduatorie vigenti per cui è obbligatorio lo scorrimento prima di procedere a nuovi bandi di concorso.

La regolamentazione di queste graduatorie viene dettata nel nuovo comma 3 dell’art. 4 del decreto 101, convertito nella legge sopra citata e notevolmente ampliato in sede di conversione, che prevede che:

– le amministrazioni dello Stato possono essere autorizzate a bandire nuovi concorsi solo se siano stati immessi in servizio tutti i vincitori di concorsi per assunzioni a tempo indeterminato “per qualsiasi qualifica” (salvo temporanee e comprovate necessità organizzative);

– la stessa autorizzazione possa intervenire, inoltre, solo se nella medesima amministrazione non ci siano idonei in graduatorie di concorso approvate successivamente al 1 gennaio 2007, relativamente a professionalità necessarie anche secondo un criterio di equivalenza.

La norma si è applicata per lungo tempo esclusivamente alle amministrazioni dello Stato. La previsione è stata estesa anche agli enti locali e alle regioni in virtù dell’art. 3 comma 5 ter del D.L. 90/2014, convertito nella legge 114/2014. L’estensione è tuttavia ancorata alla definizione dell’applicazione “per principi“; questo inciso, in riferimento a obblighi che riguardano diritti di lavoratori e aspiranti ad un impiego, non può che essere foriero di declinazione complicata e generare contenzioso.

Deve rammentarsi che l’autorizzazione a bandire nuovi concorsi da parte della Presidenza del Consiglio, con le modalità previste dall’art. 35 comma 4 del D. Lgs. 165/2001, può intervenire solo verificata l’assenza di vincitori di concorso “per qualsiasi qualifica“.

La norma innova sul punto con un inciso fondamentale: anzitutto, viene distinta l’ipotesi che le graduatorie da cui attingere e vigenti comprendano vincitori di concorso oppure idonei. Nel primo caso, basta che siano presenti vincitori di concorso “per qualsiasi qualifica” non ancora assunti nell’amministrazione procedente, che la procedura di autorizzazione si blocca: occorre quindi che l’amministrazione abbia assunto tutti i vincitori di concorso, anche per profili professionali inconferenti con la procedura che si vuole attivare, prima di procedere.

Qualora invece vi siano graduatorie esistenti ma solo con presenza di idonei, le stesse vanno esaurite, parimenti, prima di procedere a nuove assunzioni; in tal caso però le graduatorie da tenere in considerazione sono quelle relative a profili ritenuti equivalenti.

Relativamente alla durata e per le sole graduatorie per cui è obbligatoria l’evasione prima di procedere a nuovi concorsi, si fa riferimento a quelle approvate dopo il primo gennaio 2007. Questa previsione tuttavia si riferisce alle sole graduatorie di idonei. Qualora sussistano vincitori di concorso, infatti, il riferimento è a tutte le graduatorie vigenti, senza che siano indicati limiti temporali. Secondo le norme vigenti più volte analizzate in queste pagine, quindi, le graduatorie vigenti ad oggi sono tutte quelle approvate successivamente al 30 settembre 2003, come vedremo di seguito.

Riassumendo, le amministrazioni dello Stato possono bandire nuovi concorsi solo se:

 –  abbiano assunto tutti i propri vincitori di concorso, con riferimento a tutti i profili professionali e a tutte le graduatorie vigenti successive al 30 settembre 2003;

– abbiano assunto anche gli idonei delle proprie graduatorie, se successive al primo gennaio 2007 e solo per profili ritenuti equivalenti con la procedura concorsuale da attivare.

Il comma 3, come ampliato in sede di conversione, ricorda comunque che:

– le coperture dei posti in organico debbono previamente ottemperare alle disposizioni in tema di eccedenza di personale nelle amministrazioni di cui all’art. 33 D. Lgs. 165/2001;

– si applicano le vigenti norme in tema di proroghe di graduatorie di concorsi;

– l.e eventuali procedure di concorso già avviate e non concluse alla data di entrata in vigore della legge di conversione (31 ottobre 2013) debbono soggiacere alla nuova disciplina sull’assunzione obbligatorie dei vincitori di concorso.

Permane un dubbio interpretativo non di poco conto, a proposito dei vincitori di concorso: qualora un’amministrazione pubblica stia procedendo ad predisporre una procedura concorsuale, facciamo l’ipotesi, per l’assunzione di funzionari o dirigenti, deve aver previamente assunto tutti i vincitori di concorso di graduatorie magari risalenti a più di 10 anni fa per la copertura di posti di autista o giardiniere, sempre per ipotesi. Una evenienza che sembra contrastare con le misure di contenimento della spesa pubblica, e con intuitive e basilari esigenze di efficienza organizzativa delle amministrazioni stesse.

E’ pur vero che la lettera a) del comma 3, relativa ai vincitori di concorso, consente di ovviare all’obbligo di assunzione per “comprovate e non temporanee necessità organizzative adeguatamente motivate”. L’inciso rinfocola i dubbi: è bastevole una articolata motivazione per superare l’obbligo? E se tale escamotage non è previsto nella successiva lettera b) (ipotesi idonei di concorso), l’interpretazione letterale può portare alle assurde conclusioni che l’obbligo di assunzione può venir meno con idonea motivazione in caso di vincitori di concorso, ed è inderogabile nel caso di assunzione di idonei?

Una previsione dalle conseguenze meno assurde poteva essere quella di definire l’obbligo inderogabile solo per i vincitori di concorso, per le sole ipotesi di equivalenza, lasciando le possibilità di deroga, pur adeguatamente motivate, nel caso di assunzione di idonei di graduatorie successive al 1 gennaio 2007?

Una valutazione importante e amara: l’obbligo di scorrimento è valevole qualora si debba procedere a nuovi concorsi, ma non se si vuole assumere personale intuitu personae. Gli staff politici degli enti locali, per intenderci, sono salvi; la battaglia per il residuato di posto fisso rimane riservata a quelli che studiano.

Efficacia delle graduatorie di concorso successive al 30 settembre 2003

Il comma 4 dell’art. 4 della legge di conversione presenta modificazioni rispetto alla formulazione originaria: proroga infatti le graduatorie di concorso vigenti al 31 dicembre 2016.

Sono soggette a proroga tutte le graduatorie di concorso successive al 30 settembre 2003. Poichè talune interpretazioni, smentite da atti certi, tendono a ritenere  in vigore solo le graduatorie successive al 1 gennaio 2007, è opportuno fissare alcuni punti che sembrano potersi ritenere “fermi”:

1) Tutte le graduatorie successive al 30 settembre 2003 sono valide. La validità di queste graduatorie è stabilita dal D.P.C.M. 19 giugno 2013. Ribadiscono la validità e il riferimento, appunto, al 30 settembre 2003, tra gli altri: il Consiglio di Stato, con pronuncia n. 6247/2013, la Corte dei Conti Campania, parere 15/2014, dalla circolare Funzione Pubblica n. 5/2013, punto 3, dal TAR Lazio 9863 del settembre 2014.

2) Solo per le graduatorie successive al 1 gennaio 2007 e per gli idonei presenti in dette graduatorie, sussiste una “prelazione” allo scorrimento prima di bandire nuovi concorsi, come sopra visto.

Sussiste invece, per gli idonei presenti in graduatorie pubblicate tra il 30 settembre 2003 e il 31 dicembre 2006, la facoltà di scorrimento da parte delle pubbliche amministrazioni che vogliano assumere, con l’obbligo però, ribadito da una costante e copiosa giurisprudenza, di motivare accuratamente l’atto qualora si proceda ad avviare altre procedure concorsuali senza procedere allo scorrimento. La giurisprudenza maggioritaria anzi, in molteplici sentenze, ha ritenuto lo scorrimento canale privilegiato, preminente rispetto ad altre forme di reclutamento di personale e maggiormente confacente al fine del rispetto del contenimento della spesa pubblica.

4) La proroga delle graduatorie successive al 30 settembre 2003 vale anche per gli enti locali. Anche questo assunto è ribadito da numerosi interventi: su tutti, si ricordano la circolare Funzione Pubblica del 22 febbraio 2011, pag. 11, le sentenze del Consiglio di Stato n. 6247/2013, del TAR Lazio 3444/2012.

4) Le possibilità di scorrimento valgono solo per le graduatorie di concorsi pubblici: sul punto, si rimanda a quanto precedentemente scritto proprio su queste pagine. Sul punto, si devono riscontrare alcune pronunce giurisprudenziali, minoritarie, in parziale controtendenza rispetto alla maggioranza degli interventi giurisprudenziali e ministeriali.

Le graduatorie in corso di validità delle Province

Il recentissimo D.P.R. del 26 settembre 2014, pubblicato sulla G.U. del 12 novembre e recante “Criteri per l’individuazione dei beni e delle risorse finanziarie, umane, strumentali e organizzative connesse con l’esercizio delle funzioni provinciali”, prevede tra le altre cose che le amministrazioni che subentrano nelle funzioni delle Province debbono rispettare alcuni criteri relativi alle risorse umane. Dispone ai nostri fini l’art. 4 punto d) che le amministrazioni subentranti (principalmente Città Metropolitane) rispettano alcuni criteri e principi, tra cui appunto il “d) subentro  anche  nei  rapporti  attivi  e  passivi  in  corso, compreso il contenzioso, e, con  riferimento  ai  posti  di  organico correlati  alle  funzioni  oggetto  di  trasferimento,  le  procedure concorsuali e le graduatorie vigenti”.

Per espressa disposizione di legge quindi, vengono fatte salve le graduatorie di concorso vigenti, nel rispetto delle regole di utilizzo sopra viste, delle Province che confluiscono in “enti subentranti”.

 

Scorrimento graduatorie concorsi “interni”: ancora un no.

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In relazione alle cosiddette progressioni verticali, ovvero i passaggi di area conseguenti a concorsi riservati interamente a dipendenti dell’amministrazione, la circolare Funzione Pubblica del 22 febbraio 2011, a pag. 11 espressamente vieta che le graduatorie relative alle progressioni verticali possano essere oggetto di scorrimento, e questo dal 1 gennaio 2010; viene richiamato sul punto l’art. 24 d. lgs. 150/2009, che dispone espressamente che le amministrazioni pubbliche, a decorrere dal 1° gennaio 2010, coprono i posti disponibili nella dotazione organica attraverso concorsi pubblici. Le disposizioni sullo scorrimento delle graduatorie e sulle proroghe delle stesse, di cui in queste pagine si è a lungo parlato (categoria “Graduatorie di concorso”) si riferiscono quindi solo alle graduatorie a tempo indeterminato di concorsi pubblici.

L’art. 62 del medesimo decreto, intervenuto a riforma dell’art. 52 D. Lgs. 165/2001, ribadisce che “Le progressioni fra le aree avvengono tramite concorso pubblico, ferma restando la possibilita’ per l’amministrazione di destinare al personale interno, in possesso dei titoli di studio richiesti per l’accesso dall’esterno, una riserva di posti comunque non superiore al 50 per cento di quelli messi a concorso. La valutazione positiva conseguita dal dipendente per almeno tre anni costituisce titolo rilevante ai fini della progressione economica e dell’attribuzione dei posti riservati nei concorsi per l’accesso all’area superiore“.

Copiosa giurisprudenza si è espressa sul punto, affiancata da numerose iniziative sindacali tendenti a consentire lo scorrimento delle graduatorie vigenti di idonei in procedure concorsuali interne.

Un intervento giurisprudenziale degno di nota ma minoritario, in senso solo parzialmente contrario alla chiara preclusione normativa relativamente allo scorrimento di queste graduatorie, è il parere della Corte dei Conti Campania 2013, n. 137, che sembra aprire alla validità delle graduatorie relative alle progressioni verticali, ma con numerose limitazioni, primo fra tutti l’obbligo di rispettare il titolo di studio richiesto per l’accesso dall’esterno. Con il paradossale, possibile esito di scegliere dalla graduatoria solo i laureati, ad esempio, lasciando fuori i diplomati pur se utilmente collocati prima.

Il parere della Corte è in contrasto con moltissimi altri emanati sul medesimo tema dalla stessa Corte; su tutti si cita quello della sezione autonomie del 31/03/2010, n. 10, e quello del Consiglio di stato sez. VI, che, con ordinanza 27/03/2013 n.1136 stabiliva “La protrazione dei termini di validità di cui all’art. 1, comma 536, della legge 27 dicembre 2006 n. 296 si riferisce inequivocabilmente alle graduatorie destinate all’assunzione di personale tramite concorso pubblico, sicché è escluso che la predetta proroga di validità delle graduatorie concorsuali possa operare in riferimento alle procedure di progressione interna”.

Ancora, sul punto è intervenuto pochi giorni fa il Consiglio di Stato (sentenza 136/2014), che nuovamente ribadisce quanto indicato dall’Adunanza generale del 2012, ovvero: “l’Adunanza generale ha escluso che, a partire dal 1° gennaio 2010, l’Amministrazione possa utilizzare gli esiti di procedure di selezione interna,  bandite anteriormente a tale data, in quanto la riforma della modalità di  reclutamento di personale per le fasce funzionali superiori (progressioni di  carriera), introdotta dagli articoli 24 e 62 del decreto legislativo ricordato,  con la sostanziale abrogazione delle progressioni verticali interne, comporta –  a decorrere dal 1° gennaio 2010 – l’inefficacia delle disposizioni del bando concernenti la copertura di posti, senza che dal bando possa discendere alcuna legittima aspettativa”

Le interpretazioni giuriprudenziali non hanno forza di legge, come sappiamo.

Tuttavia la lettura del d. lgs. 150/2009 (artt. 24 e 62),  del TU 165/2001 (art. 52), confortata da numerosi pareri giurisprudenziali, dalla circolare Funzione Pubblica del 2011 sopra riportata, da altre interpretazioni istituzionali conformi (quale ad esempio il parere Ministero dell’Interno del 1 giugno 2012), non sembrano proprio lasciar adito a dubbi sul tema.

Le graduatorie delle progressioni verticali non sono assoggettate, quindi, allo stesso regime di quelle relative ai concorsi pubblici.

Ultima in ordine di tempo, è intervenuta la circolare del Dipartimento Funzione Pubblica n. 5 del novembre 2013, conforme anche questa al testo normativo e  quindi non passibile di alcun tipo di critica di conformità alla legge. La circolare riporta a pagina 10 quanto incollato di seguito:

Il fatto che la lettera b) del comma 3 dell’articolo 4 del d.l. 101/2013 richiami le “proprie graduatorie vigenti e approvate a partire dal 1° gennaio 2007” senza precisare, come invece fa la lettera a) della stessa disposizione che le graduatorie siano quelle “di concorsi pubblici”, non è dirimente rispetto alla possibilità di scorrere graduatorie relative a progressioni verticali bandite sulla base della disciplina normativa previgente al decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, ai fini dell’assunzione dei candidati idonei.

Una lettura sistematica impone il richiamo all’articolo 52, comma 1-bis, del d.lgs. 165/2001, così come modificato ed integrato dall’articolo 62 del d.lgs. 150/2009, secondo cui “le progressioni fra le aree avvengono tramite concorso pubblico, ferma restando la possibilità per l’amministrazione di destinare al personale interno, in possesso dei titoli di studio richiesti per l’accesso dall’esterno, una riserva di posti comunque non superiore al 50 per cento di quelli messi a concorso” nonché all’articolo 24 del d.lgs. 150/2009 che, al comma 1, prevede che “Ai sensi dell’articolo 52, comma 1-bis, del decreto legislativo n. 165 del 2001, come introdotto dall’articolo 62 del presente decreto, le amministrazioni pubbliche, a decorrere dal 1° gennaio 2010, coprono i posti disponibili nella dotazione organica attraverso concorsi pubblici, con riserva non superiore al cinquanta per cento a favore del personale interno, nel rispetto delle disposizioni vigenti in materia di assunzioni”.

Dunque, resta fermo il principio che, per effetto del richiamato articolo 24, comma 1, del d.lgs. 150/2009, l’utilizzo delle graduatorie relative ai passaggi di area banditi anteriormente al 1° gennaio 2010, in applicazione della previgente disciplina normativa, è consentito al solo fine di assumere i candidati vincitori e non anche gli idonei della procedura selettiva.

Peraltro, per l’individuazione dell’ambito oggettivo di applicazione della norma del predetto comma 3, lettera b) può essere, altresì, indicativa la disposizione contenuta nel comma 4 dello stesso articolo 4 del d.l. 101/2013 che proroga “l’efficacia delle graduatorie dei concorsi pubblici per assunzioni a tempo indeterminato” con evidente esclusione delle graduatorie relative a concorsi non pubblici.

Sembra proprio non sussistano dubbi di alcun tipo: per quanto il legislatore manifesti un sempre maggior favore per l’utilizzo delle graduatorie esistenti, è evidente l’esclusione, dal novero della graduatorie utilizzabili, di quelle riferite ai concorsi “interni”.

 

Legge 125 e graduatorie di concorso: cosa è cambiato

Con la legge 125 del 30 ottobre 2013 è stato convertito in legge il decreto 101/2013, riguardante misure di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni.

Il decreto è stato oggetto in sede di conversione di numerose modifiche, che ne rendono, come costume purtroppo ormai consueto, la lettura e l’interpretazione piuttosto complicata. La conversione innova anche in tema di graduatorie di concorso, nelle modalità che si cerca di illustrare di seguito.

L’obbligo di scorrimento delle graduatorie vigenti

L’obbligo per le pubbliche amministrazioni di ricorrere alle graduatorie vigenti viene ampliato ulteriormente rispetto alle disposizioni del decreto 101. Viene infatti previsto, nel nuovo comma 3 dell’art. 4 notevolmente ampliato in sede di conversione, che:

 – le amministrazioni dello Stato possono essere autorizzate a bandire nuovi concorsi solo se siano stati immessi in servizio tutti i vincitori di concorsi per assunzioni a tempo indeterminato “per qualsiasi qualifica” (salvo temporanee e comprovate necessità organizzative);

 – che la stessa autorizzazione possa intervenire, inoltre, solo se nella medesima amministrazione non ci siano idonei in graduatorie di concorso approvate successivamente al 1 gennaio 2007, relativamente a professionalità necessarie anche secondo un criterio di equivalenza.

La norma si applica esclusivamente alle amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, agli enti pubblici economici e di ricerca; dal novero sono quindi escluse le regioni e le autonomie locali, sia perchè non espressamente menzionate, sia perchè quando il legislatore intende ricomprendere tutte le pubbliche amministrazioni ricorre alla formula del richiamo, in materia di graduatorie, delle “amministrazioni soggette a limitazioni delle assunzioni” (come fa nel successivo art. 4), oppure al più generale indicatore dell’art. 1 comma 2 del D. Lgs. 165/2001. 

Cosa è cambiato:

Rispetto alle disposizioni contenute nel decreto 101, il procedimento prevede sempre l’autorizzazione a bandire nuovi concorsi da parte della Presidenza del Consiglio, con le modalità previste dall’art. 35 comma 4 del D. Lgs. 165/2001, autorizzazione che però può intervenire solo verificata l’assenza di vincitori di concorso “per qualsiasi qualifica”.

La norma innova sul punto con un inciso fondamentale: anzitutto, viene distinta l’ipotesi che le graduatorie da cui attingere e vigenti comprendano vincitori di concorso oppure idonei. Nel primo caso, basta che siano presenti vincitori di concorso “per qualsiasi qualifica” non ancora assunti nell’amministrazione procedente, che la procedura di autorizzazione si blocca: occorre quindi che l’amministrazione abbia assunto tutti i vincitori di concorso, anche per profili professionali inconferenti con la procedura che si vuole attivare, prima di procedere.

Qualora invece vi siano graduatorie esistenti ma solo con presenza di idonei, le stesse vanno esaurite, parimenti, prima di procedere a nuove assuznioni; in tal caso però le graduatorie da tenere in considerazione sono quelle relative a profili ritenuti equivalenti.

Altra modifica degna di rilievo è relativa alla durata delle graduatorie stesse: si fa riferimento a quelle approvate dopo il primo gennaio 2007 (il decreto 101 si riferiva invece a quelle successive al primo gennaio 2008). Questa inovazione tuttavia si riferisce alle sole graduatorie di idonei. Qualora sussistano vincitori di concorso, infatti, il riferimento è a tutte le graduatorie vigenti, senza che siano indicati limiti temporali. Secondo le norme vigenti più volte analizzate in queste pagine, quindi, le graduatorie vigenti ad oggi sono tutte quele aporvate successivamente al 30 settembre 2003.

Riassumendo, le amministrazioni dello Stato possono bandire nuovi concorsi solo se:   abbiano assunto tutti i propri vincitori di concorso, con riferimento a tutti i profili professionali e a tutte le graduatorie vigenti successive al 30 settembre 2003;

 – abbiano assunto anche gli idonei delle proprie graduatorie, ma solo se successive al primo gennaio 2007 e solo per profili ritenuti equivalenti con la procedura concorsuale da attivare.

Il comma 3, come ampliato in sede di conversione, ricorda comunque che:

 – le coperture dei posti in organico debbono previamente ottemprerare alle disposizioni in tema di eccedenza di personale nelle amministrazioni di cui all’art. 33 D. Lgs. 165/2001;

 – si applicano le vigenti norme in tema di proroghe di graduatorie di concorsi;

 – l.e eventuali procedure di concorso già avviate e non concluse alla data di entrata in vigore della legge di conversione (31 ottobre 2013) debbono soggiacere alla nuova disciplina sull’assunzione obbligatorie dei vincitori di concorso.

Tale ultimo inciso presenta un dubbio interpretativo non di poco conto: qualora un’amministrazione pubblica stia procedendo ad ultimare una procedura concorsuale, facciamo l’ipotesi, per l’assunzione di funzionari o dirigenti, devee aver previamente assunto tutti i vincitori di concorso di graduatorie magari risalenti a più di 10 anni fa per la copertura di posti di autista o giardiniere, sempre per ipotesi. Una evenienza che francamente contrasta con le misure di contenimento della spesa pubblica, e con intuitive  e basilare esigenze di efficienza organizzativa delle amministrazioni stesse.

E’ pur vero che la lettera a) del comma 3, relativa ai vincitori di concorso, consente di ovviare all’obbligo di assunzione per “comprovate e non temporanee necessità organizzative adeguatamente motivate”. L’inciso rinfocola i dubbi: è bastevole una articolata motivazione per superare l’obbligo? E se tale escamotage non è previsto nella successiva lettera b) (ipotesi idonei di concorso), l’interpretazione letterale può portare alle assurde conclusioni che l’obbligo di assunzione può venir meno con idonea motivazione in caso di vincitori di concorso, ed è inderogabile nel caso di assunzione di idonei?

Una previsione dalle conseguenze meno assurde poteva essere quella di definire l’obbligo inderogabile solo per i vincitori di concorso, per le sole ipotesi di equivalenza, lasciando le possibilità di deroga, pur adeguatamente motivate, nel caso di assunzione di idonei.

Efficacia delle graduatorie di concorso

Il comma 4 dell’art. 4 della legge di conversione presenta modificazioni rispetto alla formulazione originaria: proroga infatti le graduatorie di concorso vigenti (ripetiamo, sono vigenti tutte quelle successive al 30 settembre 2003) al 31 dicembre 2016 (il termine previsto dal decreto 101 era fissato al 31 dicembre 2015). Questa norma, come già previsto dal decreto convertito, si applica a tutte le amministrazioni soggette ai limiti delle assunzioni, comprese Regioni ed Enti locali quindi, e comporta la mera facoltà di scorrimento da parte delle pubbliche amministrazioni che vogliano assumere, con l’ obbligo però, ribadito da una costante e copiosa giurisprudenza, di motivare accuratamente l’atto qualora si proceda ad avviare altre procedure concorsuali senza procedere allo scorrimento.

 

Graduatorie di concorso: le ultime novità

Sulla Gazzetta Ufficiale del 31 agosto è stato pubblicato il decreto-legge 101/2013, contenente “Disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni”.

L’atteso decreto reca norme relative al pubblico impiego, in particolare dettate per “sanare” l’annoso problema dei precari della Pubblica Amministrazione e anche per intervenire sul tema degli idonei delle numerose graduatorie di concorsi pubblici.

Esaminiamo cosa è cambiato con il decreto e qual è lo stato dei fatti relativamente proprio alle graduatorie di concorso.

Il quadro normativo

L’art. 35 del TU Pubblico impiego, ovvero il D. Lgs. 165/2011, modificato dalla legge finanziaria per il 2008, dispone che “Le graduatorie dei concorsi per il reclutamento del personale presso le amministrazioni pubbliche rimangono vigenti per un termine di tre anni dalla data di pubblicazione…”.

La disposizione è stata soggetta a numerosi interventi di modifica, tesi a prorogare di volta in volta la validità delle graduatorie.

L’ultima proroga in ordine di tempo (prima del decreto 101) è contenuta  nell’art. 1 del DPCM 19 giugno 2013, che proroga l’efficacia delle graduatorie al 31 dicembre 2013.

Le graduatorie “utilizzabili”

Sono, per espressa disposizione di legge, solo quelle riferite a concorsi a tempo indeterminato. Le selezioni relative a posti a tempo determinato soggiacciono alle ordinarie scadenze temporali (tre anni).

Novità di rilievo è quella recata dal decreto sulla spending review; l’art. 14 è stato integrato, in sede di conversione, dal comma 4 bis, il quale dispone: “…le amministrazioni pubbliche di cui al comma 11 del predetto articolo 2, fermo restando quanto previsto dal comma 132 del medesimo articolo, che non dispongano di graduatorie in corso di validità, possono effettuare assunzioni con le modalità previste dall’articolo 3, comma 61, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, anche con riferimento ai vincitori di concorso presso altre amministrazioni. Le assunzioni di cui al presente comma sono effettuate nei limiti delle facoltà e delle procedure assunzionali vigenti e nell’ambito dei posti vacanti all’esito del processo di riorganizzazione di cui al comma 5 dell’articolo 2 del presente decreto…”.

In previsione di ulteriori interventi normativi, già in data 22 giugno 2011 il Dipartimento Funzione Pubblica aveva avviato, nei confronti di tutte le amministrazioni dello Stato, una rilevazione atta a conoscere lo stato e l’effettività delle graduatorie vigenti per ogni singola amministrazione.

Occorre chiaramente attendere l’emanazioni di decreti attuativi per definire modalità concrete di utilizzo delle graduatorie di altre amministrazioni, chiarendo prima di tutto le priorità di scelta delle graduatorie e delle amministrazioni cui rivolgersi. Modalità che ad oggi non sono state chiarite, non essendo intervenuta nessuna normativa di dettaglio in materia.

Le amministrazioni soggette a limitazioni delle assunzioni

Anche individuare le amministrazioni soggette alle limitazioni delle assunzioni è stato tema dibattuto, che ha trovato esito nella circolare del Dipartimento Funzione Pubblica del 22 febbraio 2011.

La proroga delle graduatorie infatti, per espresse disposizioni di legge ribadite anche dal decreto 101, riguarda solo queste amministrazioni, quelle “soggette a limitazioni delle assunzioni”.

La nota del 2011 dispone che “la limitazione alle assunzioni può nascere tanto da una disciplina assunzionale ordinaria che limita il turn over, quanto da una disciplina sanzionatoria legata a mancati adempimenti da parte delle amministrazioni. In entrambi i casi si applica la deroga. Per l’anno 2011 le amministrazioni soggette a limitazioni delle assunzioni sono pressoché tutte: le amministrazioni dello Stato, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, tutte le Agenzie, le Regioni, le Province, i Comuni, le Università, le Camere di commercio, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, compresi gli enti di ricerca, inseriti nell’elenco ISTAT, fermo restando per questi ultimi quanto detto nel paragrafo 4. Non sono sottoposti a vincoli assunzionali il Comparto Scuola e le istituzioni di Alta formazione e specializzazione artistica e musicale, i segretari provinciali e comunali. Per quanto riguarda gli enti pubblici regionali e locali il regime è fissato dai rispettivi ordinamenti. Analogamente avviene per le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale, tenuto conto che il regime ordinario non prevede vincoli, salvo eventuali indicazioni prescritte dalla Regione o i vincoli che derivano dai piani di rientro. Le amministrazioni che non hanno vincoli non possono avvalersi della proroga della vigenza delle graduatorie”.

IL TAR Lazio con sentenza n. 3444/2012, proprio a proposito dell’annullamento di una selezione pubblica per dirigente indetta dall’ente locale Roma Capitale, ribadisce la perdurante vigenza delle graduatorie riferite ad una procedura conclusa da ben più di tre anni, quindi ricadente nel regime delle proroghe.

Viene meno così la limitazione che molte amministrazioni locali avevano addotto per attestare la non applicabilità agli enti locali della possibilità di vedere prorogata la vigenza delle proprie graduatorie, interpretazione peraltro confortata da note conformi dell’ANCI.

Il quadro giurisprudenziale

La più recente tendenza giurisprudenziale è incentrata sulla possibilità di indire procedure concorsuali nuove in caso di vigenza di graduatorie concorsuali attinenti al medesimo profilo, ma stabilisce il principio dell’obbligo di motivare adeguatamente la scelta di non procedere allo scorrimento bensì a procedure nuove.

IL TAR Lazio con sentenza 3444/2012, nel procedere all’annullamento della procedura concorsuale per dirigente amministrativo indetta da Roma Capitale, richiama la sentenza 14/2011 dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato. Tale pronuncia non riconosce, si badi bene, un diritto soggettivo all’assunzione in capo agli idonei per il solo fatto della disponibilità di posti in organico, tuttavia reca l’importante principio per cui è discrezionale la scelta di ricoprire il posto vacante, ma l’amministrazione, una volta deciso per l’assunzione, deve sempre motivare le forme prescelte per il reclutamento, tenendo conto delle graduatorie vigenti e “nel massimo rilievo” il fatto che l’ordinamento tiene in generale favore l’utilizzo delle graduatorie “che recede solo in presenza di speciali discipline di settore o di particolari circostanze di fatto o di ragioni di interesse pubblico prevalenti, che devono, comunque, essere puntualmente enucleate nel provvedimento di indizione del nuovo concorso”, per poi concludere che la modalità di reclutamento tramite scorrimento delle graduatorie “rappresenta la regola generale, mentre l’indizione del nuovo concorso costituisce l’eccezione e richiede un’apposita e approfondita motivazione, che dia conto del sacrificio imposto ai concorrenti idonei e delle preminenti esigenze di interesse pubblico”.

La tendenza è stata ribadita, ancora, da una ulterire del Consiglio di Stato, che, con sentenza n. 6560 del 20 dicembre 2012, richiama la decisione dell’Adunanza plenaria n. 14 del 2011, e ribadisce che il favore per l’utilizzazione degli idonei di concorso, in occasione di nuove assunzioni, è congruente con le misure di contenimento della spesa. Il nuovo concorso è ipotesi cui ricorrere solo se emergono differenze significative con la vecchia procedura concorsuale.

Conseguentemente, l’atto che indice un nuovo concorso è illegittimo se non motiva le ragioni per cui non si attinge alla graduatoria vigente.

Ancora, il TAR Lazio, con sentenza 7221 dell’agosto 2012, va oltre e, in relazione ad un mancato ricorso ad una graduatoria concorsuale vigente dell’INPS, giunge a riconoscere che l’Amministrazione, una volta assunta la decisione di assumere, “è vincolata ad attingere alla graduatoria concorsuale ancora valida ed efficace”, sia per rispetto al canone costituzionale del buon andamento e dell’imparzialità amministrativa imposto dall’art. 97 Cost. che sulla stregua di un consolidato orientamento giurisprudenziale.

Queste recentissima pronuncia quindi giunge ad individuare un obbligo dell’Amministrazione, che possa e decida di assumere, allo scorrimento di graduatorie concorsuali vigenti.

Le nuove norme previste dal decreto legge 101

Le nuove norme relative alle graduatorie sono contenute nei commi 3 e 4 del decreto, art. 4, e così dispongono.

3. Fino al 31 dicembre 2015, per le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, le agenzie, gli enti pubblici non economici e gli enti di ricerca, l’autorizzazione all’avvio di nuove procedure concorsuali, ai sensi dell’articolo 35, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e’ subordinata all’emanazione di apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri da adottare su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, verificata l’assenza di graduatorie vigenti, per ciascun soggetto pubblico interessato, approvate dal 1° gennaio 2008 relative alle professionalita’ necessarie anche secondo un criterio di equivalenza.
4. L’efficacia delle graduatorie dei concorsi pubblici per assunzioni a tempo indeterminato, vigenti alla data di approvazione del presente decreto, relative alle amministrazioni pubbliche soggette a limitazioni delle assunzioni, e’ prorogata fino al 31 dicembre 2015.

Viene previsto quindi che le amministrazioni dello Stato possano indire nuovi concorsi:

 – previa autorizzazione, dopo un decreto della Presidenza del Consiglio;

 – dopo aver verificato l’assenza di graduatorie vigenti successive al 1 gennaio 2008, relative al medesimo profilo o a profili equivalenti.

La previsione normativa non si applica a tutte le amministrazioni: quando ci si riferisce ad amministrazioni dello Stato (anche ad ordinamento autonomo, enti pubblici economici  ed enti di ricerca), quindi ad ambiti specifici,  sembrano escludersi altre amministrazioni, come ad esempio l’amplissima platea degli enti locali. Per inciso, il riferimento a tutte le amministrazioni pubbliche ricorre quando la formulazione abbraccia tutte le amministrazioni di cui all’art. 1  comma 2 D. Lgs. 165/2001, oppure gli enti e i soggetti indicati a fini statistici nell’elenco oggetto del comunicato annuale dell’Istituto nazionale di statistica (ISTAT).

Inoltre, l’obbligo di scorrimento della graduatorie vigenti vale solo per le proprie graduatorie, e solo per quelle approvate successivamente al 1 gennaio 2008.

Rimane lettera morta, quindi, la previsione prima riportata di cui all’art. 14 del decreto “spending review”; non aver riproposto, magari con le necessarie previsioni applicative, la possibilità di far riferimento alle graduatorie e ai vincitori non assunti di altre amministrazioni, ma anzi aver riferito la posssibilità di scorrimento alle sole graduatorie di rispettiva pertinenza, dimostra la volontà del legislatore di non voler perseguire una strada già tracciata, quella di favorire l’interscambio di graduatorie tra varie amministrazioni.

La possibilità di scorrimento, inoltre, è ovviamente subordinata ai numerosi limiti cui sono soggette le assunzioni nelle amministrazioni pubbliche, e all’obbligatorietà, in caso di nuove assunzioni, di ricorrere ad assunzioni “privilegiate” quali:

 –  quelle dei precari che abbiano lavorato con continuità per tre anni di seguito negli ultimi cinque, che possono fruire di procedure concorsuali riservate nella misura del 50% dei posti messi a concorso;

 – quelle delle categorie “protette” soggette al collocamento obbligatorio, dai testimoni di giustizia (inseriti nella categoria proprio dal decreto 101, art. 7) ai disabili, che, in base anche a quanto previsto dal parere del maggio 2013 della Funzione Pubblica, debbono avere la priorità sui primi posti disponibili per nuove assunzioni nelle pubbliche amministrazioni.

Come dire che da qui al 2015 residuano ben pochi posti per gli idonei di concorsi, ancora meno per i giovani che volessero fruire di procedure concorsuali classiche, aperte alla scelta del migliore, in linea con il dettato costituzionale.

Il comma 4 prevede che comunque, per tutte le amministrazioni soggette a limitazioni dele assunzioni, le graduatorie sono prorogate al 31 dicembre 2015. Cio’ vuole significare che tutte le amministrazioni prima citate a commento della circolare Funzione Pubblica 2011, compresi quindi gli enti locali, vedono prorogate le proprie graduatorie, che residuano come possibile bacino di assunzioni senza obbligo.

Ci si trova quindi di fronte a questa situazione:

Graduatorie delle sole amministrazioni dello Stato (comprese agenzie, enti pubblici economici e  ad ordinamento autonomo) successive al 1 gennaio 2008: comportano un obbligo di scorrimento da parte delle amministrazioni che possano e vogliano assumere personale, facendo emergere un probabile diritto all’assunzione degli idonei di concorso, ovviamente al verificarsi delle (non poche e non facili) condizioni legittimanti.

Graduatorie di tutte le amministrazioni pubbliche successive al 30 settembre 2003 (per le amministrazioni dello stato, enti ad ordinamento autonomo e pubblici economici, agenzie, graduatorie comprese tra il 30 settmebre 2003 e 31 dicembre 2007): proroga al 31 dicembre 2015, con facoltà di scorrimento da parte delle pubbliche amministrazioni e obbligo di motivazione accurata dell’atto qualora si proceda ad altre procedure concorsuali “aperte” senza procedere allo scorrimento.

Residua l’ulteriore problema delle Province: non pare infatti affrontato, nei numerosi e reiterati interventi tesi alla soppressione degli enti locali intermedi e alla trasformazione di molti di questi in CIttà Metropolitane, il problema delle graduatorie di concorso, magari anche recentissime, che rischiano di “decadere” con evidenti problemi di equità rispetto a situazioni simili.

Prorogate le graduatorie di concorso fino al 31 dicembre

Le graduatorie dei concorsi pubblici per assunzioni a tempo indeterminato approvate successivamernte al 30 settembre 2003 sono ufficialmente prorogate al 31 dicembre 2013.

Lo stabilisce l’art. 1 del DPCM 19 giugno 2013 pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale e disponibile qui.

Prorogate graduatorie di concorso

Tutte le graduatorie di concorso vigenti (per vigenti si intendono tutte quelle riferite a concorsi a tempo indeterminato per le pubbliche amministrazioni approvate successivamente al settembre 2003), sono state prorogate fino al 31 dicembre 2013.

La scadenza (ovviamente per quelle in regime di proroga) cadeva il 30 giugno prossimo.

Ne dà notizia il Ministero Semplificazione e Pubbblica Amministrazione con questa nota.

Graduatorie concorsuali: le ultime novità

Nell’articolo che inaugurava questo sito, a questo link, facevo il punto riguardo allo scorrimento delle graduatorie concorsuali.

L’argomento è stato interessato da due aggiornamenti di rilievo.
Il primo è recato dalla legge di stabilità del 24 dicembre 2012, n. 228, che ha accolto un emendamento che proroga la validità della vigenti graduatorie concorsuali.
In base all’art. 1 comma 388 (e relativa tabella richiamata) le graduatorie di concorso in corso di validità (sono tali, lo ricordiamo, quelle pubblicate dal settembre 2003, ininterrottamente) sono prorogate fino al 30 giugno 2012.

Il secondo è contenuto in una recente pronuncia del Consiglio di Stato, che ancora una volta ribadisce la tendenza, già analizzata, del favor nei confronti delle graduatorie rispetto all’indizione di un nuovo concorso. Con sentenza n. 6560 del 20 dicembre 2012, il Consiglio di Stato richiama la decisione dell’Adunanza plenaria n. 14 del 2011, e ribadisce che il favore per l’utilizzazione degli idonei di concorso, in occasione di nuove assunzioni, è congruente con le misure di contenimento della spesa. Il nuovo concorso è ipotesi cui ricorrere solo se emergono differenze significative con la vecchia procedura concorsuale.
Conseguentemente, l’atto che indice un nuovo concorso è illegittimo se non motiva le ragioni per cui non si attinge alla graduatoria vigente.

E’ ancora in vigore, lo ricordiamo, la norma inserita in sede di conversione alla legge sulla revisione della spesa (135/2012), ovvero il comma 4 bis dell’art. 14, che così dispone: “In relazione all’esigenza di ottimizzare l’allocazione del personale presso le amministrazioni soggette agli interventi di riduzione organizzativa previsti dall’articolo 2 del presente decreto ed al fine di consentire ai vincitori di concorso una piu’ rapida immissione in servizio, per il triennio 2012-2014, le amministrazioni pubbliche di cui al comma 1 del predetto articolo 2, fermo restando quanto previsto dal comma 13 del medesimo articolo, che non dispongano di graduatorie in corso di validita’, possono effettuare assunzioni con le modalita’ previste dall’articolo 3, comma 61, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, anche con riferimento ai vincitori di concorso presso altre amministrazioni. Le assunzioni di cui al presente comma sono effettuate nei limiti delle facolta’ e delle procedure assunzionali vigenti e nell’ambito dei posti vacanti all’esito del processo di riorganizzazione di cui al comma 5 dell’articolo 2 del presente decreto. L’assunzione di cui al primo periodo avviene previo consenso del vincitore e l’eventuale rinuncia dell’interessato non determina decadenza del diritto all’assunzione…”.

Questa norma, che consente alle amministrazioni prive di graduatorie valide di attingere da quelle di altre amministrazioni, avrebbe avuto bisogno di misure applicative precise. E’ infatti assolutamente oscura la modalità di scorrimento; quali graduatorie siano utilizzabili, con quali priorità, con quali modalità.
Ad oggi non si conoscono misure applicative della norma (che pur recherebbe una certa agevolazione e semplificazione nella procedure di assunzione, oltre che sicura economicità amministrativa) né, conseguentemente, casi concreti di applicazione della disposizione.

Scorrimento graduatorie concorsuali: facoltà o obbligo?

Lo scorrimento delle graduatorie concorsuali vigenti è stato negli ultimi anni tema ampiamente dibattuto soprattutto in sede giurisprudenziale: le continue manovre legislative tese al contenimento della spesa pubblica hanno contribuito alla proroga, di anno in anno, della vigenza delle graduatorie, ingenerando aspettative nei vincitori e negli idonei e provocando un ampio contenzioso, che ha appunto dato luogo ad interpretazioni abbastanza variegate.

Negli ultimi mesi, la tendenza sembra transitare dalla facoltà all’ obbligo di scorrimento, sempre nel caso che si decida, nelle ristrette maglie consentite dal legislatore, di assumere.

Il quadro normativo

L’art. 35 del TU Pubblico impiego, ovvero il D. Lgs. 165/2011, modificato dalla legge finanziaria per il 2008, dispone che “Le graduatorie dei concorsi per il reclutamento del personale presso le amministrazioni pubbliche rimangono vigenti per un termine di tre anni dalla data di pubblicazione…”.

Molte disposizioni normative sono poi intervenute per prorogare la vigenza delle graduatorie: l’ultima è contenuta nell’art. 1 comma 4 del DL 216/2011 (convertito nella legge 14/2012), per cui “L’efficacia delle graduatorie dei concorsi pubblici per le assunzioni a tempo indeterminato, relative alle amministrazioni pubbliche soggette a limitazioni delle assunzioni, approvate successivamente al 30 settembre 2003, è prorogata fino al 31 dicembre 2012, compresa la Presidenza del Consiglio dei Ministri”.

Le graduatorie “utilizzabili”

Sono, per espressa disposizione di legge, solo quelle riferite a concorsi a tempo indeterminato. Le selezioni relative a posti a tempo determinato soggiacciono alle ordinarie scadenze temporali (tre anni).

Novità di rilievo è quella recata dal decreto sulla spending review; l’art. 14 è stato integrato, in sede di conversione, dal comma 4 bis, il quale dispone: “…le amministrazioni pubbliche di cui al comma 11 del predetto articolo 2, fermo restando quanto previsto dal comma 132 del medesimo articolo, che non dispongano di graduatorie in corso divalidità, possono effettuare assunzioni con le modalità previste dall’articolo 3, comma 61, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, anche con riferimento ai vincitori di concorso presso altre amministrazioni. Le assunzioni di cui al presente comma sono effettuate nei limiti delle facoltà e delle procedure assunzionali vigenti e nell’ambito dei posti vacanti all’esito del processo di riorganizzazione di cui al comma 5 dell’articolo 2 del presente decreto…”.

In previsione di ulteriori interventi normativi, già in data 22 giugno 2011 il Dipartimento Funzione Pubblica aveva avviato, nei confronti di tutte le amministrazioni dello Stato, una rilevazione atta a conoscere lo stato e l’effettività delle graduatorie vigenti per ogni singola amministrazione.

Occorre chiaramente attendere l’emanazioni di decreti attuativi per definire modalità concrete di utilizzo delle graduatorie di altre amministrazioni, chiarendo prima di tutto le priorità di scelta delle graduatorie e delle amministrazioni cui rivolgersi.

Le amministrazioni soggette a limitazioni delle assunzioni

Anche individuare le amministrazioni soggette alle limitazioni delle assunzioni è stato tema dibattuto, che ha trovato esito nella circolare del Dipartimento Funzione Pubblica del 22 febbraio 2011.

La nota dispone che “la limitazione alle assunzioni può nascere tanto da una disciplina assunzionale ordinaria che limita il turn over, quanto da una disciplina sanzionatoria legata a mancati adempimenti da parte delle amministrazioni. In entrambi i casi si applica la deroga. Per l’anno 2011 le amministrazioni soggette a limitazioni delle assunzioni sono pressoché tutte: le amministrazioni dello Stato, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, tutte le Agenzie, le Regioni, le Province, i Comuni, le Università, le Camere di commercio, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, compresi gli enti di ricerca, inseriti nell’elenco ISTAT, fermo restando per questi ultimi quanto detto nel paragrafo 4. Non sono sottoposti a vincoli assunzionali il Comparto Scuola e le istituzioni di Alta formazione e specializzazione artistica e musicale, i segretari provinciali e comunali. Per quanto riguarda gli enti pubblici regionali e locali il regime è fissato dai rispettivi ordinamenti. Analogamente avviene per le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale, tenuto conto che il regime ordinario non prevede vincoli, salvo eventuali indicazioni prescritte dalla Regione o i vincoli che derivano dai piani di rientro. Le amministrazioni che non hanno vincoli non possono avvalersi della proroga della vigenza delle graduatorie”.

IL TAR Lazio con sentenza n. 3444/2012, proprio a proposito dell’annullamento di una selezione pubblica per dirigente indetta dall’ente locale Roma Capitale, ribadisce la perdurante vigenza delle graduatorie riferite ad una procedura conclusa da ben più di tre anni, quindi ricadente nel regime delle proroghe.

Viene meno così la limitazione che molte amministrazioni locali avevano addotto per attestare la non applicabilità agli enti locali della possibilità di vedere prorogata la vigenza delle proprie graduatorie, interpretazione peraltro confortata da note conformi dell’ANCI.

Un’interpretazione restrittiva che si concilia poco con i lamentati tagli alle amministrazioni locali, quando chiaramente il poter ricorrere alle graduatorie di concorso implica un forte risparmio di spesa.

Il quadro giurisprudenziale

La più recente tendenza giurisprudenziale è incentrata sulla possibilità di indire procedure concorsuali nuove in caso di vigenza di graduatorie concorsuali attinenti al medesimo profilo, ma stabilisce il principio dell’obbligo di motivare adeguatamente la scelta di non procedere allo scorrimento bensì a procedure nuove.

IL TAR Lazio con sentenza 3444 2012, nel procedere all’annullamento della procedura concorsuale per dirigente amministrativo indetta da Roma Capitale, richiama la sentenza 14/2011 dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato. Tale pronuncia non riconosce, si badi bene, un diritto soggettivo all’assunzione in capo agli idonei per il solo fatto della disponibilità di posti in organico, tuttavia reca l’importante principio per cui è discrezionale la scelta di ricoprire il posto vacante, ma l’amministrazione, una volta deciso per l’assunzione, deve sempre motivare le forme prescelte per il reclutamento, tenendo conto delle graduatorie vigenti e “nel massimo rilievo” il fatto che l’ordinamento tiene in generale favore l’utilizzo delle graduatorie “che recede solo in presenza di speciali discipline di settore o di particolari circostanze di fatto o di ragioni di interesse pubblico prevalenti, che devono, comunque, essere puntualmente enucleate nel provvedimento di indizione del nuovo concorso”, per poi concludere che la modalità di reclutamento tramite scorrimento delle graduatorie “rappresenta la regola generale, mentre l’indizione del nuovo concorso costituisce l’eccezione e richiede un’apposita e approfondita motivazione, che dia conto del sacrificio imposto ai concorrenti idonei e delle preminenti esigenze di interesse pubblico”.

L’esigenza di motivare il mancato scorrimento è ribadita dalla recentissima pronuncia del TAR Catania (n. 02073 del 4 settembre 2012), e nello stesso senso si era espresso il CDS con sentenza 4329 del 31/07/2012, statuendo il principio della prevalenza dello scorrimento delle graduatorie come modalità di assunzione privilegiata e dell’obbligo di motivazione in caso di scelta dell’Amministrazione di non ricorrervi.

Occorre dar conto di un’ultima interpretazione, resa dal TAR Lazio 7221 dell’agosto 2012: con tale pronuncia si va oltre e, in relazione ad un mancato ricorso ad una graduatoria concorsuale vigente dell’INPS, si giunge a riconoscere che l’Amministrazione, una volta assunta la decisione di assumere, “è vincolata ad attingere alla graduatoria concorsuale ancora valida ed efficace”, sia per rispetto al canone costituzionale del buon andamento e dell’imparzialità amministrativa imposto dall’art. 97 Cost. che sulla stregua di un consolidato orientamento giurisprudenziale.

Queste recentissima pronuncia quindi giunge ad individuare un obbligo dell’Amministrazione, che possa e decida di assumere, allo scorrimento di graduatorie concorsuali vigenti.

Indicazioni pratiche

Le graduatorie concorsuali a tempo indeterminato successive al 30 settembre 2003 sono, ad oggi, prorogate fino al 31 dicembre 2012;

Quasi tutte le amministrazioni sono soggette alla proroga; le stesse sono elencate nella nota circolare della Funzione Pubblica del 22 febbraio 2011, che ricomprende anche gli enti locali;

Nessun idoneo ha un diritto soggettivo all’assunzione, ma ogni qualvolta l’amministrazione decida di assumere, deve tener conto delle graduatorie concorsuali vigenti;

L’orientamento giurisprudenziale e le misure legislative più recenti tendono a favorire l’utilizzo dello scorrimento delle graduatorie;

Qualora si decida per nuove procedure concorsuali, si deve procedere a modalità di reclutamento diverse o per profili diversi;

In caso di selezione per il medesimo profilo, dovrà motivarsi adeguatamente il ricorso alla procedura concorsuale (definita eccezionale dal Consiglio di Stato, rispetto all’ordinario scorrimento della graduatoria);

Anche una motivazione accurata e puntuale che spieghi il mancato ricorso alla graduatoria, non pone al riparo da eventuali contenziosi e da possibili pronunce negative, considerate le recentissime pronunce favorevoli all’obbligo del ricorso alle graduatorie;

E’ possibile ricorrere a graduatorie di altre amministrazioni, con modalità che probabilmente saranno chiarite a breve;

Non è ancora chiaro se il ricorso a graduatorie esterne sia procedura ordinaria, e obblighi a tutte le accortezze sopra elencate, come si trattasse di proprie graduatorie.

1
Gli uffici dirigenziali e le dotazioni organiche delle amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, delle agenzie, degli enti pubblici non economici, degli enti di ricerca, nonche’ degli enti pubblici di cui all’articolo 70, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni ed integrazioni

2
La Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della funzione pubblica avvia un monitoraggio dei posti vacanti presso le amministrazioni pubbliche e redige un elenco, da pubblicare sul relativo sito web. Il personale iscritto negli elenchi di disponibilita’ puo’ presentare domanda di ricollocazione nei posti di cui al medesimo elenco e le amministrazioni pubbliche sono tenute ad accogliere le suddette domande individuando criteri di scelta nei limiti delle disponibilita’ in organico, fermo restando il regime delle assunzioni previsto mediante reclutamento. Le amministrazioni che non accolgono le domande di ricollocazione non possono procedere ad assunzioni di personale.