Che fine ha fatto il giro di vite?

In questo articolo di qualche settimana fa, si cercava di analizzare una certa campagna stampa, orchestrata, come dire, con spiegamento di forze univoche e medesime martellanti parole contro i lavoratori dello Stato, a proposito del “giro di vite” connesso all’”approvazione” del Codice di comportamento dei dipendenti pubblici.

Ebbene, non avevo sottolineato, sull’onda di una certa veemenza causata dall’orribile omicidio delle due colleghe della Regione Umbria, che il nuovo Codice di comportamento dei pubblici impiegati assumerà le vesti di Decreto del Presidente della Repubblica, ovvero di regolamento governativo, fonte secondaria del diritto, regolato nel procedimento di formazione dalla legge 400/1988.

La legge, a proposito dei regolamenti ministeriali, dispone all’art. 17:

1. Con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il parere del Consiglio di Stato che deve pronunziarsi entro novanta giorni dalla richiesta, possono essere emanati regolamenti per disciplinare;

4. I regolamenti di cui al comma 1 ed i regolamenti ministeriali ed interministeriali, che devono recare la denominazione di “regolamento”, sono adottati previo parere del Consiglio di Stato, sottoposti al visto ed alla registrazione della Corte dei conti e pubblicati nella Gazzetta Ufficiale.

Tutte le notizie, rese con gli stessi identici termini e la stessa veemenza oltranzista contro i pubblici dipendenti, in barba alla più evidente realtà normativa, si basavano esclusivamente sul riassunto dei comunicati stampa pubblicati sul sito del Governo, il quale, nonostante i passi da seguire negli iter normativi siano ancora da percorrere, pubblica sintesi normative come fossero (lo sono per i lettori disattenti) cosa fatta.

 Chiaramente, non è così.

I regolamenti ministeriali infatti debbono acquisire il parere obbligatorio del Consiglio di Stato, che non è adempimento formale, ma di sostanza, e che può portare alla riformulazione di intere parti del regolamento, alla riscrittura, alla decisione di bloccarlo.

Pensiamo alla vasta eco, e alle conseguenze concrete, che ebbe il “blocco” del Consiglio di Stato del primo decreto governativo sul pagamento dell’Ici per gli istituti ecclesiastici, riportato qui; la vicenda si concluse con una riformulazione del decreto, poi oggetto di un ulteriore parere favorevole, ma con numerose osservazioni, del Consiglio di Stato.

A proposito del valore dei pareri obbligatori, da rendersi prima dell’entrata in vigore dei regolamenti governativi, riporto le parole Damiano Nocilla, Consigliere di Stato e pubblicate sul sito web dell’organo.

Solo in un momento successivo il Consiglio valuterà gli atti governativi di produzione normativa, sindacandone preventivamente la costituzionalità (e, per i regolamenti, anche la legittimità) sia sotto il profilo formale che sotto quello del contenuto: sindacato che deve investire non solo l’eccesso di delega o l’inosservanza delle norme sulle competenze, ma anche ogni profilo di non conformità sostanziale a Costituzione (ed, ove possibile, a legislazione) delle norme indubbiate. …L’ampiezza e l’incisività, che assume il sindacato preventivo sugli atti normativi del Governo, appare significativa soprattutto per quanto riguarda gli atti di normazione secondaria, al fine, per un verso, di evitare che vi siano zone dell’ordinamento che possano sottrarsi alla valutazione di conformità formale e sostanziale alla Costituzione, e per l’altro, di superare le carenze del sindacato successivo di legittimità dei regolamenti, modellato com’è noto sul sindacato relativo ai provvedimenti amministrativi e sul potere di disapplicarli spettante ai giudici. Il sindacato preventivo e quello successivo sui regolamenti si integrano a formare, se si vuole, un unico sistema e la funzione consultiva si lega indissolubilmente alla funzione giurisdizionale, sicché solo uno profondo senso di unità tra sezioni dello stesso Consiglio e tra Tribunali Amministrativi Regionali e Consiglio di Stato può consentire che anche la normativa di rango secondario non sfugga al vaglio di costituzionalità e di legittimità.

…Ed è proprio in relazione a queste attività, che si esplicano in forma consultiva, ma che sostanziano un vero e proprio sindacato sull’Amministrazione, che sussiste precipuamente l’esigenza di tutelare, come vuole l’ultimo comma dell’art. 100, la posizione d’indipendenza e d’imparzialità dell’organo e dei suoi componenti, per garantire non solo il perseguimento dell’interesse pubblico alla legalità degli atti dell’Amministrazione, ma anche la realizzazione degli interessi privati che l’ordinamento tutela attraverso l’attribuzione ai singoli di specifiche situazioni giuridiche soggettive di vantaggio: e ciò tanto più se queste ultime dovessero essere il riflesso di quei valori di libertà che la Costituzione proclama e realizza.

Dicevamo, che fine ha fatto il regolamento accolto come la legge delle XII tavole dai giornalisti di casa nostra?

Siede probabilmente in comoda attesa nell’anticamera del Consiglio di Stato. Non si trova infatti neanche tra gli atti in attesa alla firma del Presidente della Repubblica e in attesa della pubblicazione, riportati proprio sul sito del Quirinale tra gli atti firmati.

Ne daremo conto, comunque, non appena lo stesso sarà pubblicato, evidenziando anche le eventuali e possibili discrepanze con le notizia strombazzate (in maniera un po’ pecoraia, per usare un termine tecnico) sulla generalità unanime degli organi di stampa.

 

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