Consulenze, incarichi e rappresentanza: una utile ricognizione della Corte dei Conti

Con la relazione n. 2 del 15 gennaio 2014, la Corte dei Conti sezione di Controllo dell’Emilia Romagna effettua una utilissima ricognizione sulla normativa e la giurisprudenza intervenute in materia di incarichi.

Nello specifico, la relazione si sofferma su materie complesse ma ricorrenti nella “pratica” ordinaria delle amministrazioni, come:

l’attribuzione degli incarichi esterni e i limiti che regolano la materia, troppo spesso disattesi dalle amministrazioni (segnalati come ricorrenti la carenza di motivazione, il mancato ricorso alla verifica di professionalità “interne”, l’utilizzo di contratti di collaborazione che in realtà celano rapporti di dipendenza);

le spese di rappresentanza, sovente utilizzate a fini di propaganda dell’immagine dell’amministrazione piuttosto che allo scopo di informare la cittadinanza sui servizi resi;

l’auspicio di interventi normativi di chiarimento in alcune materie, come i casi di obbligo di trasmissione alla Corte dei Conti, anche telematica, unificando gli adempimenti relativi alla comunicazione degli incarichi al Dipartimento Funzione Pubblica, e la definizione in maniera precisa della differenza tra appalto di servizi e incarico di consulenza.

Una relazione interessante, che ha il pregio, come spesso deve riconoscersi alla Corte dei Conti, di offrire una ricostruzione della disciplina applicabile nelle fattispecie in esame, che in tempi di legislazione continua, complessa e scoordinata, è strumento utilissimo.

Un inciso della Corte, in questa relazione, richiama l’attenzione su quanto già segnalato su queste pagine in materia di incompatibilità nel pubblico impiego. Come disposto dalla intesa sancita in Conferenza Unificata alla fine di luglio, per gli enti locali, in attuazione del comma 60 art. 1 legge anticorruzione, doveva essere istituito un apposito tavolo tecnico presso la Funzione Pubblica per dettare i criteri guida ai singoli regolamenti in tema di incompatibilità, regolamenti che comunque sarebbero dovuti intervenire entro massimo 180 giorni dalla data di adozione dell’intesa (mentre la legge 190 stabiliva entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore della legge).

Entrambi i termini sono ormai scaduti, non si sono avute notizie degli esiti del tavolo tecnico, e il rammentarlo, da parte della Corte, può forse servire da monito alle amministrazioni inadempienti.

 

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