Contro i lavoratori, i giornali di Stato

Oggi contravvengo allo spirito di questo luogo, nato per confrontarsi sulle astrusità della “burocrazia” vista dal di dentro, per spendere due parole su due colleghe uccise.

Le signore Margherita e Daniela, morte sul lavoro ieri pomeriggio per via di un folle che è entrato nella sede della Regione Umbria e le ha ammazzate, meritano qualche parola non solo proprio perché non avranno diritto ai funerali di Stato come i soldati in missione, né a qualche manifestazione di cordoglio dei più alti vertici dello Stato, ma perché vittime anche di un sistema mediatico infame, che da anni dal di dentro, ovvero dallo Stato sovvenzionato con le tasse di chi le paga, combatte lo Stato attraverso i suoi funzionari, i suoi lavoratori, bidelli, dirigenti, poliziotti, infermieri, maestre, impiegati di anagrafe, medici di Pronto Soccorso e tanti altri.

Le due signore lavoratrici non hanno avuto diritto neanche alla canonica cronaca spettacolarizzata del dolore.

I giornali di stamattina in enorme parte, con l’eccezione (nota a chi scrive) de il “Messaggero”, non a caso dimenticano  la consueta attitudine a scandagliare i drammi di chi resta, e guardano solo a uno di dolore, quello del povero imprenditore malato di mente, della sua famiglia ossessionata dai “mali della burocrazia”, come se le lavoratrici ammazzate sul posto di lavoro non avessero famiglia e figli, vita personale e problemi burocratici, stipendi fermi da anni e difficoltà quotidiane.

Il sistema dell’informazione utilizza da anni sistemi biechi come l’invettiva e la denigrazione contro la categoria dei lavoratori pubblici; complice è la politica, che negli ultimi anni ha bloccato e blocca i contratti nel settore pubblico, decurtato e decurta gli stipendi se ti ammali, eliminato ogni possibilità di retribuire le ferie accumulate anche se muori all’improvviso, escluso l’applicabilità delle nuove norme in tema di genitorialità (solo per citare le ultime misure).

Pochi giorni fa, il sito del Governo ha pubblicato questo decreto, con cui elargisce fondi, come avviene ogni anno, a gran parte dei giornali pubblicati; per quest’anno, vengono elargiti quasi cento milioni di euro.

Con quei soldi, è forse malizioso e lecito supporre che le battaglie condotte si possano perseguire per qualche specifico fine proprio di chi ti paga, lo Stato contro lo Stato.

Il lavoratore pubblico è stato falcidiato da campagne ossessive, continue, capillari condotte in primo luogo dal Corriere della Sera. Solo alcuni esempi:

–          questo articolo commentato proprio in questo sito, dove a proposito dell’ennesimo articolo anti casta di Sergio Rizzo, analizzavo la completa mancanza di fonti certe a fronte della pretesa esigenza di licenziare centinaia e centinaia di dipendenti regionali;

–          questo altro articolo dello stesso Corriere, che a proposito dei problemi di Cassa recati dall’INPDAP, ex istituto di previdenza dei pubblici impiegati, all’INPS al momento della fusione, ventilava quasi una responsabilità dell’intero settore di lavoratori in un problema eventuale di evasione contributiva a loro danno, evidentemente correlato al blocco del turn over e alla mancanza di forze lavoro nuove necessarie a pagare le pensioni (qui l’articolo);

–          il settimanale “Donna Moderna”, che nella rubrica “La mia settimana” a firma di Fabrizio Rondolino, il 31 ottobre 2012 testualmente pubblicava “L’idea di lavorare è talmente lontana dall’impiegato statale medio, che ogni richiesta in tal senso (mentre il paese affonda) viene respinta come una bestemmia” (contro questo articolo io, lettrice assidua del settimanale, inviai una lettera di protesta alla redazione, cui non fu data risposta nè fu ovviamente pubblicata. Il settimanale non l’ho acquistato più.);

–          da ultimo, il blog di Beppe Grillo, che, con precisione certosina, esattamente due giorni dopo le consultazioni elettorali, in questo articolo a firma di Massimo Fini, si inseriva comodamente nel filone dell’invettiva,  le polemiche, inserendo gran parte dei dipendenti pubblici nella categoria che prosciuga lo Stato, una “macchina infernale”, precisamente, accomunata agli evasori.

L.o stesso Corriere, rappresentante un tempo lo strumento divulgativo della buona e moderata borghesia milanese, riportava nei commenti (disponibili qui) alla notizia (senza ovviamente ritenere opportuno moderarli) farneticazioni apertamente inneggianti all’omicidio contro i lavoratori pubblici, come queste che si riportano solo a titolo di esempio (si omettono i riferimenti ai mittenti):

Io sono solidale con l’imprenditore

06.03|15:18 …

Troppo stato, troppa burocrazia, troppi costi dello stato. Noi imprenditori paghiamo fior di tasse per mantenere un 60% di impiegati nello stato e nel parastato che sono in esubero. Poi lo stato ha poteri troppo discrezionali. Chissà cosa gli hanno combinato e soprattutto perché. E’ sbagliato uccidere, ma se lo stato non si taglia o sparisce del tutto dando spazio a forme più moderne di gestione del territorio, sarà sempre peggio!

LA BUROCRAZIA STA’ UCCIDENDO IL NOSTRO PAESE

06.03|15:18 …

Molti uffici della Pubblica Amministrazione non so nemmeno perché esistono. Alcuni impiegati passano le giornate a spostare documenti da una scrivania all’altra mentre le aziende aspettano pagamenti, erogazioni di contributi, finanziamenti pubblici. Dove andremo a finire di questo passo ?

E’ una tragedia….

06.03|15:13 …

E’ una tragedia ma spero che sia di monito per tutti gli arroganti della P.A. il cui potere deriva solo dall’avere un timbro in mano.

 Può bastare.

Del resto, la stessa Presidente della Regione Umbria  ha commentato pubblicamente “i lavoratori pubblici sono servitori dello Stato che meritano il massimo rispetto così come merita il massimo rispetto il lavoro pubblico. E le nostre due donne uccise erano lavoratrici esemplari a favore della nostra comunità”. E sulla stessa stregua si è espresso il Sindaco di Perugia.

Potremmo disquisire a lungo, sia dei mali che affliggono la pubblica amministrazione, sia della rappresentazione della realtà che la pubblica amministrazione offre anche in senso patologico, in un unicum che coivolge in intero paese malato: a fronte dei ritardi nei pagamenti, le truffe ai danni dello Stato, a fronte delle pastoie burocratiche, le difficoltà nell’applicare leggi confuse e scritte male, a fronte delle lungaggini procedurali, i danni creati dalle numerosissime autocertificazioni false con cui i privati cercano di fondare lo Stato, a fronte di fenomeni di corruzione, chi quella corruzione sollecita offrendo la mazzetta.

Ma non è il momento, il luogo, il caso.

Solo, è necessario evidenziare per quanto possibile chi e come conduca le fila del disprezzo e dell’odio sociale, a quali degenerazioni drammatiche porti la spietatezza di certe battaglie politiche prima ancora che informative, e da dove forse occorra ricominciare.

Dai commenti, espressi (su gran parte dei quotidiani nazionali) e mancati (da parte delle più alte autorità istituzionali), si evince stamattina tutta la bassezza di cui questo paese (minuscolo) è capace.

5 pensieri su “Contro i lavoratori, i giornali di Stato

  1. Salve dott.ssa Ciangola,
    condivido in pieno la sua lucida ed amara sintesi sull’avvilente condizione dei lavoratori della P.A.: offerti da anni al pubblico come male assoluto da estirpare e dunque, agli occhi della società e di buona parte delle forze politiche, meritevoli di divenire oggetto di provvedimenti legislativi di stampo ideologico/sanzionatorio.
    L’ideologia dominante nell’ultimo decennio, ben incarnata dalla “figura” del precedente Ministro dell’Innovazione e della P.A., ha prodotto purtroppo lo svuotamento di importanti istituti contrattuali ed in ultima analisi, dello stesso CCNL, per tacere di altre “innovazioni” legislative ai limiti dell’incostituzionalità. Ma v’è di più: tale furore ideologico ha reso possibile un diffuso inasprimento delle condizioni di lavoro dei dipendenti pubblici e un generale affievolimento dei diritti dei lavoratori ad opera ed all’interno delle Amministrazion medesime in sede di c.d. contrattazione decentrata. Inermi, si è stati costretti ad assistere ad un doppio schiacciamento della categoria: ad opera della legislazione statale e ad opera della regolamentazione interna.
    Non c’è dunque da ben sperare per noi lavoratori della P.A., considerato che anche le “nuove” istanze populiste emerse dall’ultima consultazione elettorale, spingono nella medesima direzione della “caccia all’uomo statale”.
    La ringrazio per aver affrontato l’annosa problematica e mi auguro continui a scriverne ancora: la sensibilizzazione, nonché l’aggregazione che da essa può derivarne, rappresentano due fattori cruciali da sempre.
    I miei più cordiali saluti, Teresa (moglie di Paolo Violini)

  2. Buongiorno Teresa, possiamo darci del tu? Sono felice che ti piacciano queste pagine, che nascono come tecniche e rischiano, come tali, di essere noiose. Ovviamente condivido il commento e l’amarezza, che cerco personalmente di sfogare a mio modo scrivendo. Mi piacerebbe tanto che questo fosse uno spazio dove trovare conforto ma anche sostegno, confronto e partecipazione; non siamo soli, siamo tanti, conosciamo meglio di chi ci ha diretto e ci dirige la macchina amministrativa, e in condizioni miserevoli mandiamo avanti servizi e utilità di tutti. Non è poco. Ti aspetto qui eh? Grazie mille di cuore! Francesca.

  3. Sono totalmente d’accordo con lo spirito e con l’emozione che pervade l’articolo della Dott.ssa Ciangola. Per anni abbiamo dovuto ascoltare i deliri e gli insulti di personaggi che, messi alla prova dei fatti, hanno rivelato tutta la loro incapacità. Come non pensare al ministro Fornero e ai suoi calcoli sulle lavoratrici e lavoratori esodati, come non pensare al ministro Brunetta, accecato dall’odio contro la pubblica amministrazione e da questa lautamente mantenuto; come non ripensare al citato Rondolino, che ha alternato l’impegno di fustigatore severissimo dei dipendenti pubblici con quello di autore del Grande Fratello, in cui probabilmente decideva chi e quando doveva lanciare dei peti o bestemmiare in diretta. In questa piccola galleria degli orrori desidero ricordare, infine, il senatore Lucio D’Ubaldo il quale, da assessore al personale al Comune di Roma, si è distinto per una sua furibonda battaglia personale contro i dipendenti capitolini, nel più puro stile “full metal jacket”; ricordate il sergente istruttore? Oggi è l’otto marzo; a buon diritto possiamo dire che le due donne, due lavoratrici della Pubblica Amministrazione, assassinate senza pietà sul posto di lavoro, ci dicono di quanto lungo sia ancora il cammino per liberare questo Paese dalla barbarie che lo attanaglia, un Paese preda della “sindrome del figliol prodigo” in nome di cui ci si volge a consolare l’assassino e si gira il capo dalla parte opposta in cui sono cadute le vittime.
    Grazie per essere fuori dal coro.

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