Divieto monetizzazione ferie e personale scolastico. La storia continua…

Il tema del divieto di monetizzazione delle ferie, già ampiamente trattato su queste pagine e altrove, ritorna con una ulteriore pronuncia tesa ad indicare nuove ipotesi procedurali quando, nella congerie di interpretazioni, pareri, contestazioni, ipotesi di conflitti costituzionali, certi futuri contenziosi, l’unica strada sarebbe quella di modificare una legge sbagliata.

La Corte dei Conti, di certo non competente ad emanare leggi, interviene sul tema con un parere reso al Comune di La Spezia, il numero 97 del 13 settembre 2012, a proposito del divieto di monetizzare le ferie ad una categoria duramente colpita dal provvedimento, ovvero il personale scolastico a tempo determinato, il quale, proprio per la precarietà del rapporto di lavoro, è spesso nella materiale impossibilità di programmare e fruire delle ferie.

Il testo del parere si può trovare qui.

Questi i punti essenziali del parere:
– il principio di divieto di monetizzare le ferie, per espressa volontà del legislatore, non ammette deroghe;
– deve essere individuato “con il datore di lavoro il percorso più idoneo al fine di tutelare da una parte il diritto alle ferie del lavoratore e dall’altra le esigenze della struttura pubblica presso la quale presta servizio il dipendente“;
– il principio vale anche per il personale con contratto di durata inferiore ad un anno; debbono ritenersi abrogate quindi le disposizioni precedenti che consentivano la monetizzazione per alcuni casi, tra cui contratti di durata inferiore all’anno (D. Lgs. 66/2003 ripreso dalla circolare del Ministero del Lavoro 8/2005);
– la stessa Corte non esclude che alcune situazioni possano configurare una confliggenza tra l’art. 36 della Costituzione (che tutela il diritto alle ferie) e il divieto di monetizzazione delle stesse;
– per le situazioni di confliggenza “occorrerà optare per la scelta che nel garantire il diritto in esame si determini il minor esborso monetario, non potendo la rigida applicazione del divieto di monetizzare le ferie determinare maggiori spese a carico dell’Amministrazione pubblica vanificando l’intento che il legislatore intende perseguire con la norma di cui al comma 8, art.5 del decreto legge n.95/2012“;
– “in tali casi la scelta operata dall’Amministrazione dovrà essere adeguatamente motivata con l’indicazione dell’esborso monetario conseguente a ciascuna delle opzioni possibili al fine di individuare quella che consenta all’Amministrazione risparmi di spesa“.

La difficoltà nell’intepretare la portata del parere per chi scrive è davvero profonda.

Ci si chiede infatti quali potrebbero essere le possibilità di scelta nel monetizzare le ferie, da parte del datore di lavoro, che potrebbero “vanificare l’intento del legislatore”, ovvero quali possano essere le opzioni possibili (addirittura da motivare adeguatamente indicando l’esborso monetario relativo a ciascuna opzione) da verificare al momento della supposta liquidazione.
Ci si riferisce forse alla ventilata ipotesi prospettata dal comune di dover prorogare i contratti infrannuali per poter consentire la fruizione delle ferie oltre la durata naturale del contratto?
Oppure (visto che si parla di possibili scelte) ai possibili contenziosi che dalla applicazione norma certamente potranno scaturire?
Nel concreto, purtroppo, ogni ufficio del personale si troverebbe a dover valutare ipotesi di ardua configurazione e verificabilità (figuriamoci poi come potrebbero le stesse monetizzarsi) stante un divieto che la stessa Corte dichiara senza eccezioni, e a rischio di confliggenza con la Costituzione.
E’ bene sottolineare che la Corte dei Conti dichiara senza eccezioni il principio, con ciò confliggendo, nei fatti, con il parere reso dalla Funzione Pubblica poco tempo fa, già analizzato nel precedente articolo, che invece pareva ammettere, sempre per via ipotetica e con molte cautele, l’esistenza di temperamenti al principio.

In conclusione: il parere della Corte dei Conti non ha valore normativo, non ha quindi portata obbligatoria per gli operatori del diritto.
E’ un ulteriore tassello tuttavia che, ad avviso di chi scrive, corrobora le incertezze di una disciplina legislativa farraginosa e sbagliata, le cui conseguenze non possono addossarsi sui funzionari che debbono applicare la norma.
Norma che allo stato non conosce temperamenti di alcun tipo, anzi prevede aspre sanzioni a chi dovesse disattenderla.

Le conclusioni operative su queste pagine precedentemente indicate, quindi, trovano ulteriore conferma.

2 pensieri su “Divieto monetizzazione ferie e personale scolastico. La storia continua…

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