Divieto monetizzazione ferie: il significato delle prime circolari operative

Il Ministero dell’Interno ha diramato il giorno 14 gennaio 2012 la circolare n. prot. 333, tesa a disciplinare (a 6 mesi dall’entrata in vigore) la portata del divieto di monetizzare le ferie residue.
La circolare, nello specifico del Dipartimento Pubblica Sicurezza, quindi diretta agli organi della Polizia di Stato e alle Prefetture, ricalca quanto in queste pagine più volte commentato, e si riassume per brevissimi capi:
– L’art. 5 comma 8 della legge sulla revisione della spesa (D.L. 95/2012, convertito in legge 135/2012), ha stabilito che le ferie monetizzate e non fruite non possono in alcun caso e senza eccezione alcuna (tranne qualche caso riguardante il personale supplente scolastico, come aggiunto dalla legge di stabilità) dar luogo a monetizzazione;
– La disposizione riguarda solo i rapporti cessati dopo il 7 luglio 2012 e non ha portata retroattiva, né riguarda le ferie accumulate prima di tale data. Le singole situazioni dovranno essere valutate dai reparti di appartenenza, analizzando gli atti formali che giustifichino il rinvio della fruizione;
– Il parere del Dipartimento Funzione Pubblica n. 400033 del 8 ottobre 2012, e quello conforme del Ministero Economia e Finanze IGOP 94806 del 9 novembre 2013 , hanno chiarito che non sarebbe operante il divieto nei casi di estinzione del rapporto di lavoro o mancata fruizione non imputabile a volontà del lavoratore (dispensa per inidoneità, decesso, malattia, infortunio sul lavoro, congedo maternità, aspettativa). La Corte dei Conti Regione Sicilia, ricordo, recentemente, a proposito del caso specifico di decesso del dipendente ha avuto modo di convenire sulla monetizzabilità delle ferie La circolare conclude nel senso di attenersi ai pareri disposti dai predetti organi.

Portata formale della circolare

Preliminarmente ricordiamo che nessuna circolare ha valore di legge, né può porsi in contrasto con la legge ordinaria o gli atti aventi forza di legge. La Cassazione, addirittura, è arrivata a sostenere che le circolari non siano nemmeno fonti del diritto.
Tuttavia, non può negarsi come questo atto stessa si atteggi ad ordine impartito ai dipendenti (quella qui commentata si conclude con l’invito ad attenersi a quanto riportato).
Non si tratta quindi di un parere reso da un funzionario di un ufficio estraneo (che, come più volte ribadito, non può avere alcun valore di fronte alla cogenza di una legge peraltro molto chiara) ma di un ordine a provvedere.
E’ il caso quindi di ricordare quanto il vecchio TU del impiegati civili dello Stato (D.P.R. n. 3 del 1957), in molte parti ancora vigente, riporta ancora sul tema degli ordini gerarchicamente impartiti:
– All’art. 16 che :”L’impiegato deve eseguire gli ordini che gli siano impartiti dal superiore gerarchico relativamente alle proprie funzioni o mansioni”;
– All’art. 17 che: ”L’impiegato, al quale, dal proprio superiore, venga impartito un ordine che egli ritenga palesemente illegittimo, deve farne rimostranza allo stesso superiore, dichiarandone le ragioni. Se l’ordine e’ rinnovato per iscritto, l’impiegato ha il dovere di darvi esecuzione. L’impiegato non deve comunque eseguire l’ordine del superiore quando l’atto sia vietato dalla legge penale”;
– All’art. 18 che “L’impiegato delle amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, e’ tenuto a risarcire alle amministrazioni stesse i danni derivanti da violazioni di obblighi di servizio. Se l’impiegato ha agito per un ordine che era obbligato ad eseguire va esente da responsabilita’, salva la responsabilita’ del superiore che ha impartito l’ordine”.
Si può affermare quindi che, per il solo personale destinatario della circolare, sia possibile eseguire quanto riportato dalla nota del Ministero dell’Interno, proprio in osservanza di una specifica disposizione di servizio. Ci sembra invece opportuno sottolineare come, per le altre amministrazioni, valga come già visto il divieto di legge, fino a quando non interverranno eventuali disposizioni specifiche valevoli per i singoli settori e impartite dai superiori gerarchici.

L’analisi nel merito della disposizione e delle eventuali esenzioni sono state già ampiamente trattate, e a queste si rinvia.

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