Divieto monetizzazione ferie. Gli ultimi aggiornamenti.

La saga del divieto di monetizzazione ferie si arricchisce di un nuovo capitolo.

Il Dipartimento Funzione pubblica ha pubblicato in data 28 novembre 2012 il proprio parere firmato in data 8 ottobre, quindi un mese e 20 giorni dopo l’emanazione.

Appunto, il parere era stato analizzato (e criticato) in questa e in altre sedi già molto tempo fa. Il poco recente parere tuttavia reca un’interessante dicitura (questa sì una novità): Parere condiviso dal il Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento RGS-IGOP con nota n. 94806 del 9 novembre 2012.

Una ricerca matta e quasi disperatissima condotta sul web per scovare questo documento assertivo ha alla fine prodotto un qualche risultato (ci si consente una misera soddisfazione considerato che il parere stesso non è riportato nel testo in nessuna delle fonti consultate, stante la difficoltà di reperimento).

Il testo è questo.

La lettura del parere illumina su alcuni punti:

 – la ratio del legislatore sarebbe principalmente quella di evitare gli abusi nell’accumulo di ferie;

 – sarebbero considerati abusi, o meglio cause volontarie, tutte le cause estintive del rapporto di lavoro conseguenti a comportamenti attivi del lavoratore (dimissioni, raggiungimento del limite di età, pensionamento);

 – non lo sarebbero le cause non dipendenti dal lavoratore (decesso, dispensa per inidoneità, malattia, infortunio, congedo per maternità, aspettative).

A prescindere dalla’individuazione della ratio, individuata dagli estensori nel contenimento degli abusi e per chi scrive finalizzati al solo contenimento della spesa pubblica, le intepretazioni siffatte generano, ancora una volta, non pochi interrogativi, davvero non di lana caprina.

Perché l’aspettativa è considerata come caso di possibile monetizzazione e quindi comportamento non imputabile al lavoratore? Perchè è considerata come comportamento non attivo (si ricalcano le parole del parere) la maternità? Perché è comportamento imputabile al lavoratore andare in pensione e non lo è suicidarsi, ad esempio? Potremmo continuare.

Certamente di lana caprina è invece un punto del parere: quello dove si afferma la cogenza piena del d. lgs. 66 2003, quella legge che dispone (disponeva?) la possibile monetizzazione delle ferie e che è ritenuta abrogata dalla Corte dei Conti, con un parere recentissimo che qui avevamo analizzato, e che in un punto importante spiega “Conseguentemente devono ritenersi abrogate, a decorrere dall’entrata in vigore della norma in esame, tutte le disposizioni (come ad esempio quelle del D.Lgs. n.66/2003) che prevedono la monetizzazione delle ferie non godute“.

Una disposizione di legge abrogata per la Corte dei Conti, vigente per il Ministero delle Finanze.

Il tema del divieto della monetizzazione delle ferie, si ricorda, è stato normato in maniera estremamente rigida e senza possibilità alcuna di interpretazione elastica, stante la previsione di aspre sanzioni per il funzionario inadempiente.

Qualora l’interprete applicasse la norma nella maniera solo parzialmente più aperta suggerita dal parere reso noto quasi due mesi dopo, suffragato da un altro di difficile reperimento, lo farebbe a rischio di contrasto con la gerarchia delle fonti, che di certo non consente ad un parere ministeriale di disattendere il dettato normativo. Pensandola diversamente, dovremmo ipotizzare che un funzionario ministeriale (che firma i pareri) possa prevalere sul Parlamento.

L’andamento oscilante, peraltro, delle circolari ministeriali può essere suggerito dallo stesso “comportamento” del Ministero delle Finanze, che prima di produrre il parere dai più di miti consigli aveva, questa estate:

 – dapprima negato il pagamento con la circolare 113/2012 al personale a tempo determinato dele scuola, addirittura come se il decreto legge sula spending review avesse portata retroattiva;

 – medio tempore assistito ad un parere contrastante del Dipartimento Funzione Pubblica  dell’agosto 2012, che invece aveva consentito a che si applicasse uno dei principi generali del diritto, ovvero quel tempus regit actum per cui si applica la legge del momento in cui si agisce;

 – poi acconsentito, con nota 135, al pagamento delle spettanze di diritto per il periodo antecedente al decreto;

fino ad arrivare al parere ultimo, apertamente contrastante con la Corte dei Conti.

Tutte le intepretazioni sin qui riportate, e più volte analizzate, sono intervenute, è importante sottolinearlo, a invarianza della formula legislativa, quella che dispone che non si pagano le ferie, mai, altrimenti sono guai grossi per chi lo dispone

Chissà quante altre interpretazioni ci attendono. Per ora il consiglio rimane quello, il più sorprendente: applicare la legge.

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