Giro di vite, definizione imperitura

In questo articolo, sull’onda emotiva dell’omicidio delle due lavoratrici della Regione Umbria e del feroce attacco mediatico condotto contro i pubblici dipendenti, riportavo link alla mano l’ossessiva ripetizione di un termine odioso, “giro di vite”, a proposito dei commenti al nuovo Codice di comportamento dei pubblici dipendenti.

Codice commentato improvvidamente a marzo dalla stragrande maggioranza dei mezzi di informazione, poiché analizzato dopo l’approvazione in Consiglio dei Ministri, su un testo provvisorio e non ufficiale, e non dopo la pubblicazione dello stesso in Gazzetta Ufficiale, avvenuta mesi dopo peraltro con alcune modificazioni di rilievo.

Tra quei commenti, mancava quello del Ministro del dicastero posto a presidio del pubblico impiego, allora Filippo Patroni Griffi, oggi Gianpiero D’Alia.

Il Ministro interviene oggi, opportunamente, a commento del Codice pubblicato, e nell’impeto di difesa e tutela dei lavoratori che perseguono, fine ultimo insieme al Ministero che li “dirige”, il bene comune, così lo definisce.

Come un “giro di vite”.

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