Gli opportuni scongiuri

Appena pochi giorni fa si discuteva su queste pagine della trasformazione del canone generale, del principio generale del diritto oseremmo sussurrare a bassa voce, del favor prestatoris, ormai ridotto, alla luce delle normative più recenti, ad indicazione del tempo che fu.

Chiedo venia se mi era sfuggita la perla, di cui, peraltro, ben poche indicazioni si trovano da parte dei canonici canali di informazione (figuriamoci politici o sindacali).

Essa è contenuta nella direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 3 maggio 2012, pubblicata sula Gazzetta Ufficiale del 27 luglio 2012, che si intitola “Indirizzi operativi ai fini del contenimento della spesa pubblica”.

La direttiva elenca una serie di attività su cui ogni amministrazione deve concentrarsi per la revisione dela spesa; tra dette attività il documento reca limpidamente al punto m):

m. proposizione di impugnazioni avverso sentenze di primo grado che riconoscano miglioramenti economici progressioni di carriera per dipendenti pubblici, onde evitare che le stesse passino in giudicato.

In parole povere, si raccomanda (“raccomandare”, appunto, è la portata della direttiva, che come chiarito più volte dalla Cassazione a proposito delle affini circolari, non è una vera fonte del diritto) alle amministrazioni di ricorrere sempre in appello qualora qualche lavoratore “incappi” in sentenze di vittoria che riconoscano provvidenze o progressioni di carriera, al fine di, è specificato, evitare che le stesse passino in giudicato.

Qualche romantico interprete potrebbe obiettare che ciò che dovrebbe muovere l’azione di Governo (che guida le amministrazioni in questo caso datrici di lavoro) dovrebbe essere l’esigenza di giustizia, ovvero scongiurare azioni che possano comportare lesione di diritti.

Oppure, che bisognerebbe evitare, in qualsiasi ambito lavorativo, il ricorso al contenzioso, creando per quanto possibile le condizioni per una serena e proficua collaborazione, elemento fondante peraltro la produttività e l’efficienza.

O, ancora, potrebbe considerare come poco rispettoso della figura della magistratura ritenere le pronunce sempre oggetto di impugnazione a prescindere, non degne quindi di attenzione, analisi, ripensamenti, possibilità successive di transazione.
Tutti questi fattori, del resto, se altrimenti considerati, invece concorrerebbero in maniera assai più efficace al contenimento della spesa pubblica, poiché destinati ad evitare ricorsi o a comporli, e a scongiurare il moltiplicarsi delle spese legali, e anche, se ricorrente, del risarcimento del danno.

Si tratta, appunto, dato il tenore della disposizione, di osservazioni romantiche.

Lo scopo, non sottinteso, della direttiva è quello di evitare il consolidamento di posizioni favorevoli in capo ai lavoratori, dopo che esse siano state riconosciute dalla magistratura.

Il quale risultato, in effetti, si raggiunge anche con la morte, adamantina causa di risparmio se il datore di lavoro è una Pubblica Amministrazione.

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