I divieti in materia di assunzioni non valgono per i disabili

Le continue limitazioni alle assunzioni nel pubblico impiego non potevano non avere riflessi anche sulle assunzioni delle categorie protette relative al collocamento obbligatorio (legge 68/99, legge 113/1985).

 I problemi sono stati sollevati anche dalla rideterminazione delle piante organiche, che può aver comportato problemi di sovrannumerarietà e, conseguentemente, indisponibilità delle piante organiche ad “accogliere” nuovi assunti appartenenti alle quote d’obbligo.

Nel maggio del 2013, poco tempo fa, è intervenuto questo parere del Dipartimento Funzione Pubblica.  In risposta alla richiesta dell’INPS sul comportamento da tenere relativamente alle quote di disabili e centralinisti non vedenti da assumere obbligatoraimente in base alla legge 68/99, si richiedeva che comportamento tenere in relazione alla incapienza delle piante organiche determinata dalla riduzione ex lege delle stesse, e quindi dalla impossibilità materiale di procedere a nuove assunzioni, anche obbligatorie.

Ebbene, la Funzione Pubblica ha chiarito che la mancanza di posti in pianta organica determina la sospensione delle assunzioni obbligatorie (divieto di assunzioni in sovrannumero) ma che, non appena si verifichino le condizioni necessarie (i primi posti disponibili) essi vanno coperti con assunzioni obbligatorie, destinate e non vedenti e disabili.

IL parere della Funzione Pubblica, citando a proprio fondamento gli art. 6 e 33 del D. Lgs. 165/2201, andava anche oltre, ritenendo pericoloso assumere aventi diritto alle quote obbligatorie in condizioni di sovrannumero, perché ciò avrebbe potuto comportare “a fronte dell’occupazione di una categoria protetta, il rischio della perdita del posto di lavoro del personale già di ruolo che si determinerebbe quale possibile conseguenza della diochiarazione di esubero e di messa in disponibilità“.

Un grave rischio quello paventato della Funzione Pubblica, che con questo parere tende a scongiurare gli effetti pericolosi di una interpretazione sistematica alla luce di uno stratificarsi vorticoso di norme.

Un pericolo concreto: un vincitore di pubblico concorso che rischia il proprio posto di lavoro per fare spazio ad una quota di assunti di diritto, per legge.

Ma come sappiamo non si può mai stare tranquilli, sia per quanto concerne la necessaria sedimentazione delle norme nella loro successione (ormai una chiemra) sia in ordine alle conseguenze, pericolose, delle stesse.

In tema di assuznioni obbligatorie è infatti intervenuto il decreto legge 101/2013, art. 7, che dispone letteralmente:

6. Le amministrazioni pubbliche procedono a rideterminare il numero delle assunzioni obbligatorie delle  categorie  protette  sulla  base delle  quote  e  dei  criteri  di  computo  previsti  dalla normativa vigente, tenendo conto, ove necessario, della dotazione organica come rideterminata  secondo  la  legislazione  vigente.  All’esito   della rideterminazione del numero delle assunzioni di cui  sopra,  ciascuna amministrazione e’ obbligata ad assumere un numero di lavoratori pari alla differenza fra il numero come rideterminato e quello allo  stato esistente. La disposizione del presente comma deroga  ai  divieti  di nuove assunzioni previsti dalla legislazione vigente, anche nel  caso in  cui  l’amministrazione   interessata   sia   in   situazione   di soprannumerarieta’. 7. Il Dipartimento per la funzione  pubblica  e  il  Ministero  del lavoro  e  delle  politiche  sociali,  per   quanto   di   rispettiva competenza, monitorano l’adempimento dell’obbligo di cui al comma 6.

Oltre a smentire completamente il parere reso solo poche settimane prima dalla Funzione Pubblica (e non sarebbe uno scandalo, del resto le norme le fa il legislatore, non i funzionari ministeriali), la norma ripropone la questione nella sua pericolosità.

Le amministrazioni infatti debbono rideterminare le piante organiche, ristabilire, alla luce delle rideterminazioni, le percentuali relative alle assunzioni protette, infine assumere la categorie protette stesse in base alle risultanze delle “rideterminazioni”, derogando alle normative vigenti in tema di limitazioni delle assunzioni e sovrannumerarietà.

Le nuove norme, tuttavia, derogano alla normativa vigente a favore della categorie protette, ma non intervengono a modifica degli artt. 6 e 33 del TU pubblico impiego, e soprattutto non sembrano disporre norme sulle ipotesi di eccedenza di personale che potrebbe risultare (come nel caso dell’INPS, che quel parere sopra citato richiese) dalle operazioni di rideterminazione e successive assunzioni.

Il rischio che i dipendenti di ruolo, assunti per concorso, debbano, letteralmente, cedere il posto agli assunti per legge che portata ha?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Inserisci il risultato dell\'operazione *