I furbetti dei giornaletti

Poco più di un anno fa, con questo articolo, (seguito da questo) si tentava di smontare con dati precisi le ricostruzioni fantasiose e le martellanti notizie tese ad attaccare il pubblico impiego per finalità varie ed intuibili. A distanza di più di un anno, ha raggiunto i sette anni il blocco contrattuale del settore pubblico (otto per alcuni comparti), e i quasi due anni la dichiarazione di illegittimità da parte della Corte Costituzionale di detto blocco (rarissimo caso di illegittimità costituzionale senza esito alcuno, bisognerebbe studiarselo questo precedente); ciò nonostante, anzi forse a causa di, la campagna mediatica si è resa più virulenta, incessante, condotta da centurie armate di share più che di competenze giuridiche, da telecamere portate a spalla da qualche stagista di tivù private prima ancora che dagli organi inquirenti, e da una informazione che si conferma, considerato il livello di totale sconnessione dalla realtà, forse il problema principale di questo Paese. Per punti, di seguito, una breve ricognizione delle fandonie degli ultimi giorni, con indicazione dei dati di fatto. I furbetti del week end La scorsa settimana, noti organi di stampa, probabilmente a corto di furbetti freschi di giornata nonostante le telecamere piazzate ormai in ogni dove, e esaurite le canoniche metodiche da servetti della notizia per cui la stessa vicenda viene rilanciata più volte come fosse nuova (apertura indagini-rinvio a giudizio-condanna-provvedimento espulsivo sullo stesso caso=quattro news furbetti al posto di uno), hanno cominciato a martellare con la stessa notizia, perlopiù scopiazzata dalla medesima fonte, data la sincronia degli argomenti e delle parole usate. Il roboante annuncio preparava ad una “stretta” ( i termini quelli sono, è inutile cercarne altri, stretta, giro di vite, furbetti, storico gap…) sui furbetti del week-end, ovvero tutti quei dipendenti pubblici che, COME NOTO, si ammalano di lunedì e venerdì per profittare del week end lungo, creando allarme sociale, fenomeni deflattivi, rischi per l’ordine pubblico, e aizzando talmente l’opinione pubblica tanto da dover preannunciare l’intervento della Ministra in persona, che “avrebbe” stilato (attenzione perché le fonti sono fumose e non istituzionali) una sorta di decalogo per punire i comportamenti malsani, tra cui, ad esempio, proprio le malattie nei giorni descritti. Ora, se un fenomeno allarma, quanto meno lo stesso, a rigor di correttezza, dovrebbe essere spiegato, dovrebbe dimostrarsi cioè se esso riguarda solo il pubblico, di quanto riguarda solo i dipendenti pubblici rispetto ai privati, e se i numeri delle assenze sono così evidentemente superiori rispetto ai giorni restanti della settimana. Lapalissiano. Bene. Anzitutto, il bravo dubbioso, il laureato all’università non della vita cerca le fonti istituzionali, dapprima il sito web del Ministero semplificazione, per verificare se sia stata la Ministra a dar miccia alle polveri del redde rationem, a preannunciare (come sarebbe normale) le misure draconiane, i decaloghi, le normative future. Ebbene, l’home page del sito istituzionale, invece, ci accoglie in prima pagina con una notizia risalente al primo dicembre, che preannuncia l’accordo sul rinnovo dei contratti a 7/8 anni (dipende dal comparti) dal blocco. Come noto, ricordiamo per inciso, il referendum costituzionale si è svolto dopo tre giorni, e quell’accordo rimane colà, come il fazzoletto di rubabandiera, quale mero annuncio non seguito da fatto alcuno. A parte la direttiva (6 righe) che ricorda alle amministrazioni pubbliche di far allattare le mamme, scaturita dal fatto che una SPA come Poste Italiane non l’ha fatto fare (mentre le amministrazioni pubbliche si adeguano con le salette dell’allattamento), poco altro. Appurato che non risultano intervenuti comunicati ufficiali, bisogna scandagliare le fonti che hanno lanciato l’allarme. La fonte primigenia del clamore pare risiedere in questa notizia dell’Ansa datata 27 gennaio ore 14.46; la stessa informa, dapprima, su un prossimo decreto di riforma che abbraccerà vari temi, fra tutti “un focus sarà dedicato proprio a contrastare i ‘furbetti’ del weekend, che saltano ripetutamente il lunedì e il venerdì“, per poi andare a riportare i numeri dell’ultimo conto annuale della Ragioneria dello Stato sulle assenze in generale (da cui risulta, peraltro, UN DECREMENTO DELLE ASSENZE dei dipendenti pubblici). Né dalla notizia né dal conto annuale si traggono lumi sui dati relativi alle assenze “ripetute” del lunedì e del venerdì, né tantomeno si sa del paragone con le assenze dei dipendenti privati, di cui del resto la Ragioneria dello Stato nel conto annuale non si occupa; ciò non esime, tuttavia, la Redazione Ansa a lanciare la frecciata, tre giorni dopo, per cui, relativamente alle assenze per malattia, “per recuperare lo storico gap con il privato c’è probabilmente ancora strada da fare“. Da queste affermazioni, in parte apodittiche e non suffragate da adeguata documentazione, discendono le notizie riportate sull’home page dei principali giornali italiani, che, nel non approfondire una virgola sui dati da cui discendono le affermazioni, rivelano un imbarazzante quanto evidente conformità di giudizio, espresso financo con gli stessi termini: di “musica che cambia” (visto il periodo sanremese), proprio a proposito dei furbetti del week end, parla la Rai, pagata anche coi soldi dei furbetti per scrivere che il pubblico impiego marca visita nel week end (che poi nel week end non si lavora, ma và a guardare il capello, forse intendevano dire di venerdì, chissà), come fa qui sulla scia dei maggiori organi di informazione. Di seguito, sempre preannunciando misure draconiane contro quell’evidente dato di fatto di assenze principalmente abusate a ridosso del week end, una piccola rassegna del divario nell’utilizzo dei dipendenti pubblici, rispetto ai privati, dell’istituto della malattia: ecco a voi lo storico gap di Repubblica, lo storico gap de il Fatto quotidiano, lo storico gap di Sky TG24, lo storico gap di TGcom. Parimenti, i link riportati stigmatizzano quel fenomeno, COME NOTO E ARCINOTO, delle assenze reiterate in prossimità del week end, come fa con virulenza (è solo un esempio) il Corriere nel suo decalogo sui licenziamenti, parlando apertamente del lunedì e venerdì dei furbetti del week end qui. Ritenendo inutile continuare a linkare storici gap e sontuosi copia-incolla, che lanciano la notizia del furbetto del week end e dello storico gap ma riportano, in realtà, solo i dati della Ragioneria generale, che non analizzano i singoli giorni di assenza nel il paragone col settore privato, proviamo a trovare qualche fonte che suffraghi le vergogne italiche sì unanimemente denunciate. Bisogna attrezzarsi, allora, per cercare le notizie che, istituzionalmente, possano aiutarci per scovare il furbetto dalla sua tana truffaldina, e far emergere il problema per quello che è: la dimostrazione che l’impiegato pubblico, il lunedì e il venerdì, si dà secco, con numeri vergognosi, tanto da meritarsi gogna, decaloghi, minacce di licenziamento, comparsate fisse da Del Debbio con tribunale del popolo degli artigiani, stock di 3 puntate dell’Arena, di un centinaio di commenti al giorno del popolo del web. Non è difficile; l’INPS, carrozzone pubblico come gli altri non si sa perché recentemente (come un anno fa, due anni fa, tre anni fa…) rispolverato come simbolo dell’efficienza in quanto dovrebbe subentrare alla ASL per andare a visitare il furbetto appestato, tutti gli anni pubblica la “Certificazione di malattia dipendenti privati e pubblici“, poiché gestisce la certificazione telematica di tutti i lavoratori dipendenti,  e a questo link riporta, in versione sintetica, i dati relativi all’anno 2015 tratti dalle certificazioni mediche di tutti i dipendenti, pubblici e privati. In sintesi Per quanto riguarda i furbetti del week end nel premettere che le assenze (meglio, le certificazioni prodotte) del lunedì possono essere superiori al resto dei giorni perché sommano gli eventi patologici del sabato e  della domenica (quando non si lavora e quindi non si manda il certificato, non è difficile, con uno sforzo ci si arriva), è utile riportare quanto limpidamente riportato a pagina 5/6, per cui (maiuscolo):

  • PER QUANTO RIGUARDA IL LUNEDI’, NEL 2015 NEL SETTORE PRIVATO IL 30,5% DEI CERTIFICATI E’ STATO PRESENTATO DI LUNEDI’, CONTRO IL 27,6% DEL SETTORE PUBBLICO;
  • PER QUANTO RIGUARDA IL VENERDI’, IL SETTORE PUBBLICO SI “AMMALA” SEMPRE MENO DEL PRIVATO, MA ANCHE MENO IN ASSOLUTO, NEL SENSO CHE IL VENERDI’ E’ IL GIORNO IN CUI CI SI AMMALA MENO RISPETTO AGLI ALTRI GIORNI DELLA SETTIMANA.

Corollario: non solo non esiste alcun fenomeno dei furbetti del week end, ma è il contrario. A ridosso del fine settimana, ci si ammala molto di più nel privato che nel pubblico. Il venerdì, per entrambi i settori, è il giorno in cui ci si ammala meno in assoluto. L’ipotetica abitudine ad ammalarsi di più a ridosso del week end è una solenne bufala per quanto riguarda il venerdì; per quanto riguarda il lunedì, giornata in cui i certificati di una giornata ordinaria vanno considerati moltiplicati per tre come sopra visto, ci si ammala molto di più nel privato che nel pubblico. Per quanto riguarda lo storico gap

  • LA DURATA MEDIA DEL COMPLESSO DEGLI EVENTI DI MALATTIA (PAG. 7) E’ MAGGIORE NEL PRIVATO CHE NEL PUBBLICO, OVVERO 18,4 CONTRO 17,6.

Corollario: i giorni di assenza per malattia come durata media sono superiori nel privato che nel pubblico. Lo storico gap è una notizia falsa. Una ultima cosa, senza sconfessare nessuno, che tanto nessuno ne parla. Nel silenzio di Del Debbio e di Giletti, continuano, settimanalmente, a partire dipendenti comunali di molti comuni italiani, per supporto alle attività tecniche e amministrative nei comuni in difficoltà per gli eventi sismici di questi mesi. Senza indennità, col contrato bloccato da 8 anni, senza essere invitati sul palco di Sanremo, nel silenzio più totale, lasciano famiglie e bambini e vanno. Chissà, lì sotto le tende e in mezzo alle neve, dove lo timbrano il cartellino.                  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Inserisci il risultato dell\'operazione *