Il governo dei tecnici e la pubblica amministrazione

Si è appena conclusa l’esperienza del governo c.d. “tecnico”, sostituito dal governo delle larghe intese sorretto dalla pressoché identica maggioranza.

Le misure di contenimento della spesa pubblica, tradotte, come costume degli ultimi anni, in una forte contrazione della spesa per il pubblico impiego (evidenza certificata dall’ARAN, peraltro agenzia di derivazione statale e non sindacale, in questa recentissima relazione), si sono tradotte in molteplici  interventi, tesi non solo alla contrazione delle spese, ma anche al “miglioramento” dei servizi pubblici, in termini di semplificazione, trasparenza, e anzitutto misure di contrasto alla corruzione. Qualche nota sullo stato dei fatti a consuntivo di questa esperienza di Governo.

Legge anticorruzione.

Ha previsto una serie di adempimenti di vario tenore, i più importanti dei quali sono:

A) L’adozione del PIano Nazionale Anticorruzione e dei Piani anticorruzione delle singole amministrazioni: la legge prevedeva che il Piano Nazionale dovesse essere redatto su iniziativa della Dipartimento Funzione Pubblica, e che su quella base fossero emanati i singoli piani anticorruzione (per gli enti territoriali e  locali era prevista anche una preventiva intesa in sede di Conferenza Unificata). Gli adempimenti dovevano intervenire entro il 31 gennaio (termine prorogato, in sede di prima applicazione, al 31 marzo). Ad oggi, non si ha notizia dell’emanazione del Piano Nazionale nè dell’intesa in sede di conferenza Unificata. Per quanto riguarda le nomine dei Responsabili anticorruzione, non sono disponibili dati aggiornati sullo stato delle stesse; la Civit ha invitato le amministrazioni,  tramite il sito istituzionale, a non inviare più le relative nomine, in contrasto con la circolare n. 1 del 2013 dela Funzione Pubblica, che originariamente stabiliva tale adempimento, e che è stata pubblicata successivamente al comunicato della Civit, reiterando l’obbligo. Le singole amministrazioni sono quindi, qualora procedano alle nomne dei Responsabili, in attesa di conoscere se e a chi inviare le nomine stesse.

B) Il Codice di comportamento dei dipendenti pubblici

Previsto dal novellato (appunto dalla legge anticorruzione) art. 54 d. lgs. 165/2001, è stato approvato dal Consiglio dei MInistri l’8 marzo, sotto forma di D.P.R. L’adozione del Codice è stata “salutata” con enfasi entusiastica dai maggiori media nazionali, che hanno utilizzato il termine “giro di vite” con ossessiva ripetitività a voler disegnare un cambiamento epocale nei doveri dei pubblici dipendenti. Il testo, che ripropone nella realtà, rivisitandolo con qualche modificazione, un analogo Codice del 2000, continene norme ben più “morbide” delle fattispecie regolate del codice penale (1930) che per moltissime  fattispecie sono identiche. Il Codice, salutato come innovazione operativa dalla stragrande maggioranza degli organi di informazione, definito a volte “legge” a volte “DPCM”, a distanza di due mesi in realtà non è ancora entrato in vigore, nè è stato pubblicato.

C) Il “Decreto trasparenza (D. Lgs. 33/2013)”

Questo è forse il più rivoluzionario degli adempimenti (in attuazione dei commi 35 e 36 della legge 190), perché prevede una generale inversione del tradizionale diritto di accesso ai documenti amministrativi, da adempimento dietro richiesta motivata del cittadino a generale obbligo di conoscibilità della pressoché generalizzata “produzione” amministrativa. Gli atti di ogni pubblica amministrazione, con poche eccezioni, debbono essere pubblicati sui siti web istituzionali, in una apposita sezione denominata “Amministrazione trasparente”. Un intervento di grande impatto, tuttavia fin da subito apparso come di ardua applicabilità, considerato come la gestione dei siti web istituzionali sia ancora ambito di competenza residuale in molte aministrazioni. Nonostante tutti gli adempimenti fossero previsti come obbligatori a partire dal 20 aprile, e la Funzione Pubblica abbia stipulato un apposito protocollo con “Gazzettaamministrativa.it” per un applicativo gratuito per tutte le amministrazioni ai fini  dell’adeguamento dei siti istituzionali,  una breve ricognizione on line (basata su criteri estemporanei e personali e senza alcun valore statistico) produce risultati inferiori alle attese: alcuni siti istituzionali, dal Comune di MIlano alla Regione Lazio al M.I.U.R. (Ministero Istruzione), sull’home page non sembrano recare visibile l’apposita sezione (neanche la ricerca nel motore interno per “Amministrazione trasparente” produce risultati utili ai nostri fini). La sezione è presente invece, ma non linkabile, sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri; il sito web del M.E.F. (Ministero Economia e Finanze), invece, riporta correttamente nella home page, nell’ambito delle “aree tematiche”, la sezione “Amministrazione trasparente”, che risulta aggiornata.

D) Il Decreto sull’inconferibilità e incompatibilità degli incarichi

Il decreto 39/2013 è l’ultimo testo pubblicato in ordine di tempo, è entrato in vigore il 4 maggio e affronta una vasta casistica di inconferibilità (ipotesi a carico dell’amministrazione) e di incompatibilità ( a carico del lavoratore). I riscontri sull’appplicabilità del decreto sono impossibili da valutare, il testo tuttavia è di assai difficle lettura ed interpretazione, il che potrà dar luogo a problemi applicativi. L’ambito di applicazione comunque non riguarda la generalità del personale dipendente, ma solo gli incarichi di vertice, direzione e dirigenziali di vario tipo.

Pubblico impiego

Il Governo tecnico ha prima di tutto mantenuto l’operatività di alcune riforme del Governo precedente mirate al contenimento della spesa pubblica con conseguenze sul reddito dei dipendenti: sono state mantenute le norme “punitive” nei confronti delle assenze per malattia (decurtazioni economiche in caso di malattia, regime di reperibilità in fasce orarie ben più ampie che nel settore privato) i limiti del turn over nelle amministrazioni,  l’esclusione del settore pubblico dalle misure di detassazione del salario di produttività previste invece da anni (e oggetto di ulteriore proroga per il 2013 con il DPCM del 22 gennaio) per i lavoratori privati.

Riguardo alla proroga del blocco dei contratti dei lavoratori dello Stato, il Governo aveva pubblicato un comunicato stampa con cui annunciava di demandare all’esecutivo seguente la decisione se proseguire o meno nel blocco contrattuale; tuttavia, pochi giorni dopo, ha provveduto ad inviare al Consiglio di Stato il decreto che prevede la proroga, come dà conto la suprema magistratura amministrativa.

Contestualmente, con il decreto sulla revisione della spesa il Governo dà l’avvio alle procedure per ridurre le dotazioni organiche nel pubblico impiego (10% per il personale non dirigenziale e 20% per il personale dirigenziale) e adotta alcuna misure di sospetta incostituzionalità e complicata, e foriera di certo contenzioso, applicabilità: è il caso del divieto di monetizzare le ferie, più volte soggetto ad intepretazioni ministeriali e giurisprudenziali.

Anche la riforma Fornero ha avuto effetti sul pubblico impiego, in senso negativo per i settore pubblico: il congedo obbligatorio del lavoratore padre infatti, previsto dalla riforma per la totalità dei lavoratori dipendenti,  è stato inibito ai lavoratori pubblici sulla base di un parere restrittivo (ad avviso di chi scrive assai discutibile nel merito) reso da un dirigente della Funzione Pubblica, immediatamente recepito dall’INPS. Un altro caso in cui l’interpretazione di funzionari ministeriali di fatto determina l’applicazione di benefici di legge, in assoluto contrasto con la gerarchia delle fonti del diritto.

Laddove il Governo dei tecnici non ha ritenuto di dover minimamente intervenire è sul personale esterno (dirigenti, staff degli organi politici) il cui enorme ricorso da parte delle amministrazioni, specie locali, è stato più volte stigmatizzato dalla Corte Costituzionale ( a titolo di esempio, ricordo la sentenza 213/2010) e dalla Corte dei Conti.

Con il decreto sulle incompatibilità e inconferibilità e con la stessa legge anticorruzione, infatti, si danno per assodate le ipotesi di conferimento dei dirigenti esterni (dei quali vengono disciplinate obblighi di comunicazione e casi di incompatiobilità); con la legge di stabilità di fine 2012, inoltre, vengono previste delle corsie preferenziali per il personale che abbia lavorato per la pubblica amministrazione a tempo determinato (incluso il personale, quindi, selezionato per incarico fiduciario e non assunto tramite concorso pubblico).

Attendiamo le misure del nuovo Governo, ponendo attenzione non solo sulle nuove norme, ma sul mantenimento di tutte quelle misure che da temporaneee ed emergenziali sono divenute stabili.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Inserisci il risultato dell\'operazione *