Il privato è pubblico. Cronaca di un fatto personale e rischio macchia d’olio.

Scrivo oggi di un caso personale, che racconto approfittando della minima visibilità del sito sia per lasciar traccia di un problema potenzialmente di grandi dimensioni e di notevole rischio sociale, sia per invogliare tutti ad informarsi, in tutti i modi possibili, della propria posizione.

Parlo di quella contributiva, gestita oggi, in virtù di accorpamenti successivi, quasi esclusivamente dall’INPS.

Questo racconto ha inizio qualche anno fa, quando decisi di richiedere il PIN INPS, ovvero quel codice che permette di accedere ai servizi del sito per via telematica; all’inizio, essendo allora il mio ente di riferimento l’INPDAP, quel codice mi serviva per regolare i rapporti con la colf, poi, causa estenuanti sedute burocratiche per regolare detti rapporti (rammento un giorno di ferie perso presso una sede INPS concluso in un buco nell’acqua, dopo ore tre di fila, causa mancanza di personale addetto) e causa blocco contrattuale incidente gravosamente sul reddito personale, quel rapporto è venuto meno, e così la mia relazione con detto sito web e relativo Istituto.

Negli anni, moltiplicatesi le notizie minacciose sul proprio futuro pensionistico, decido di riprendere le fila del mio rapporto telematico, e di richiedere il mirabolante PIN dispositivo, che consente di accedere ad ulteriori funzioni rispetto alle ordinarie, quali anche quella che interessava a me, ovvero la ricongiunzione di contributi precedentemente versati in vari enti di previdenza.

Superato lo scoramento nell’apprendere di dover pagare chissà quanto detta ricongiunzione (quando si tratta di contributi che necessariamente lo Stato ti obbligava a versare presso vari Enti, e io ne annovero tre perché sempre le cose più difficili senza colpa mi capitano), cerco di procedere nell’accedere ai servizi, incontrando nei giorni difficoltà continue e sconfortanti, dal tenore talora umoristico quale quella (opportunamente salvata) che ti blocca i servizi perché “la tua mail risulta compatibile con quella inserita nel sistema”. Temendo che, qualora fosse stata detta mail viceversa incompatibile, mi sarebbe arrivata la notifica della cancellazione netta di 17 anni di anzianità, vado avanti; meglio, tento di andare avanti perché il mio sistema ha un browser troppo vecchio (rispetto al loro che riconosce come strano il fatto che gli indirizzi mail siano correttamente inseriti) per consentire di inoltrare la domanda.

Così, nell’attesa di scaricare le ultimissime versioni, mi viene la balzana idea di controllare il mio estratto conto contributivo, ovvero quel documento che attesta tutti i contributi versati dal datore di lavoro nella tua esistenza lavorativa. Detto documento per la scrivente consta appunto di vari estratti, relativi a diverse (oggi confluite nell’INPS) gestioni contributive, per lavori svolti nel settore privato (durante il periodo infra e post universitario, che noi “fannulloni” modestamente ci siamo sempre fatti il mazzo pure quando non possedevamo la summa maxima della professionalità acquisita, ovvero il cartellino) e nel settore pubblico.

Constatato che il settore privato, più o meno e scavando nei meandri dei ricordi di gioventù, corrisponde alla realtà (menzione d’onore alla Fininvest oggi Mediaset precisa come un orologio), la constatazione amara arriva dalla verifica della certificazione dei contributi pubblici, settore nel quale lavoro ininterrottamente da (aiuto) dalla bellezza di 16 anni e 8 mesi, i quali corrispondono ad un montepremi finale di mesi 200 ad oggi.

Ebbene, la lettura del freddo documento, accessibile dopo una serie di passaggi, blocchi, ripartenze dal via senza 20 euro e messaggi che neanche il Principe di Persia, fa emergere l’amara realtà versione INPS: dal mio estratto conto mancano la bellezza di mesi 24, ovvero due anni di lavoro ininterrotto, svolto per la pubblica amministrazione, spariti, puff, tamquam non esset.

Cercando di mantenere la calma e ripartendo dal via, aggirando blocchi, messaggi e bla bla bla, tempo due giorni riesco ad inoltrare per ogni anno incongruente (i buchi riguardano un periodo intercorrente tra il 1999 e il 2016) le singole segnalazioni al sito dell’INPS, il quale le raccoglie (certe volte fa finta, dice spiacente c’è stato un errore poi verifichi e ti ha segnato tre diversi protocolli), le protocolla e le definisce in lavorazione, rimandando ad un indefinibile buco spazio-temporale la definizione della faccenda.

Dimentico, per un momento, l’esistenza di un responsabile di procedimento e un tempo procedimentale obbligatorio, faccio finta che la legge valga solo per me.

Nel frattempo, verifico che un vecchio estratto conto cartaceo del 2010, richiesto in un trip momentaneo da sindrome contributiva, riportava anche i periodi omessi per la quasi generalità dei buchi contributivi attuali (non esprimendosi sui più recenti in quanto, appunto, risalente al 2010).

Quindi: il datore di lavoro li ha comunicati i contributi, poi il sito INPS, che ingloba l’INPDAP dal 2012, com’è come non è, non li riporta più.

Il giorno dopo chiamo il call center INPS, quello che da anni, come per la gran parte delle strutture pubbliche e private, sostituisce ogni forma di rapporto con i lavoratori pubblici con lo schermo di poveretti costretti a sorbirsi contumelie in cambio di deresponsabilizzazione e precarietà.

La gentile e simpatica signora che mi risponde, alle mie rimostranze e richieste di informazioni, risponde:

* Che i fenomeni di omissione contributiva sull’estratto conto possono capitare (con quale frequenza statistica non lo può sapere lei chiaramente);

* Che l’estratto conto INPS reperibile dal sito web è solo informativo, mentre quello che fa fede è quello ufficiale;

* Alla ovvia richiesta dell’utente sul “come faccio a richiedere quello ufficiale”, informa che lo stesso può essere richiesto solo quando si va in pensione;

* Alla conseguente richiesta dell’utente “allora può esistere un certificato informativo falso che ti accompagna per tutta la vita lavorativa e uno vero che ti mantengono tipo sorpresa quando vai in pensione? “ E come fai a controllare allora?”, entrando in empatia con la richiedente, risponde che di solito quelli finali sono giusti;

* Alla sospettosa richiesta dell’utente sul “perché quello di anni fa è corretto e poi vengono tolti i dati?” risponde che gli stessi vengono aggiornati in continuazione. La motivazione per cui vengono tolti dati giusti, nel corso degli anni, ed eliminati ovviamente al ribasso è ignota.

* Alla richiesta delle richieste, ovvero “e se domani facendo tutti gli scongiuri possibili mi piglia un colpo la pensione di reversibilità come me la calcolano? Chi controlla i calcoli essendo l’unica beneficiaria al momento mia figlia di anni nove?” definitivamente capisce che sono simpatica, e indica come unica strada possibile e corretta quella già percorsa, ovvero le singole segnalazioni.

Questi i fatti, a titolo di sfogo, riassumibili in un’amara consapevolezza: gli estratti conto INPS potrebbero saltare interi anni di contribuzione, anche in casi di lavoro per lo Stato a tempo indeterminato (così a lume di naso ipotesi più semplici da verificare e difficilmente “occultabili”).

Le modalità per la correzione dei dati sono indefinite nel tempo e non consentono di individuare referenti diretti.

Non c’è bisogno che vi si indichi quale danno gigantesco (di questi tempi) potrebbe provocare sulla vita vostra e dei vostri familiari ricevere una pensione anni dopo oppure consistentemente più bassa del dovuto.

Ora i consigli, a titolo informativo, che  invito a divulgare il più possibile:

* Armatevi di santissima pazienza, chiedete il PIN all’INPS, rimboccatevi le maniche, resiste ad ogni tentativo di blocco, manutenzione, messaggio di errore (esempio, nel momento in cui scrivo il messaggio è questo Error 500: javax.servlet.ServletException: it.inpdap.common.exceptions.InpdapException), domande su chi sei, un fiorino, inserimento di mail che non vale perché corrisponde, e cercate di ottenere il vostro estratto contributivo.

* Controllate che siano inseriti i dati esatti, e fate domanda di rettifica per ogni anno che dovesse risultare incompleto. Salvatevi e stampatevi ogni ricevuta, protocollata, di richiesta.

* Controllate ogni mese l’estratto conto contributivo.

* Tenete una cartellina con tutti i dati stampati e le singole richieste, e indicate ai vostri familiari dove la lasciate (dopo una sonora grattata agli zebedei et similia ad ogni eventuale ripetizione dell’operazione).

In bocca al lupo, e attenzione.

4 pensieri su “Il privato è pubblico. Cronaca di un fatto personale e rischio macchia d’olio.

  1. Ho fatto domanda di ricongiunzione dei contributi nel marzo 1989,a due sedi Inps Avellino e Modena nel 1992 mi comunicano che sono stati ricongiunti ) anni 18 giorni.Nel 2008 l’Inps mi avvisa che sono stai versati alla cassa INPDAP,però i contributi che sul tabulato Inps risultano,a loro dire dal 1972 fino al 30/04/1975 non risultano cosi come richiesto dalla domanda,peraltro altre 32 settimane del 1976/1977 sono state caricate ad un mio omonimo De Gruttola Giovanni nato il 10/04/1930. Dopo tante indagine fatte da me riesco a farmi attribuire le 32 settimane,dopo che l’Inps ha riconosciuto l’errore,l’impiegato mi dice di rifare la domanda di ricongiunzione inoltrandola il 14/11/2014.Il 22/2/2017 mi arriva la racc.A/R da Roma nella quale c’è la ricongiunzione,ma sbagliano ancora non accreditando le 32 settimane e le 20 settimane del 1974/75.Inoltre mi chiedono per il riscatto € 10.366.15. Che l’errore l’hanno fatto nella prima istanza della domanda gli impiegati Inps è evidente,dunque perchè adesso dovrei pagare?Come posso risolvere? Oppure devo rivolgermi ad un legale? la saluto e ringrazio anticipatamente.
    De Gruttola Giovanni

  2. Ho fatto domanda di ricongiunzione dei contributi nel marzo 1989,a due sedi Inps Avellino e Modena nel 1992 mi comunicano che sono stati ricongiunti ) anni 9 e 18 giorni.Nel 2008 l’Inps mi avvisa che sono stai versati alla cassa INPDAP,però i contributi che sul tabulato Inps risultano,a loro dire dal 1972 fino al 30/04/1975 non risultano cosi come richiesto dalla domanda,peraltro altre 32 settimane del 1976/1977 sono state caricate ad un mio omonimo De Gruttola Giovanni nato il 10/04/1930. Dopo tante indagine fatte da me riesco a farmi attribuire le 32 settimane,dopo che l’Inps ha riconosciuto l’errore,l’impiegato mi dice di rifare la domanda di ricongiunzione inoltrandola il 14/11/2014.Il 22/2/2017 mi arriva la racc.A/R da Roma nella quale c’è la ricongiunzione,ma sbagliano ancora non accreditando le 32 settimane e le 20 settimane del 1974/75.Inoltre mi chiedono per il riscatto € 10.366.15. Che l’errore l’hanno fatto nella prima istanza della domanda gli impiegati Inps è evidente,dunque perchè adesso dovrei pagare?Come posso risolvere? Oppure devo rivolgermi ad un legale? la saluto e ringrazio anticipatamente.
    De Gruttola Giovanni

  3. Egregio Sig. Boeri oggi come faccio spesso mensilmente visualizzo il mio estratto contributivo on line, per poco non mi viene un infarto mi mancano i contributi della mobilità dal 09/06/2007 al 03/05/2010 spariti da un giorno all’altro….faccio presente che da un ecocert cartaceo da me richiesto e inviatomi dall’INPS con data 11/03/2014 risulta tutto regolare con i contributi figurativi della mobilità del periodo già citato….ora io mi chiedo se é normale che ci siano errori di questo genere visto che sono prossimo alla pensione dopo 42e10 mesi di lavoro? Quanto dovró attendere ora per risolvere questo problema visto i tempi biblici dell’inps?

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