Incompatibilità nel pubblico impiego. Non c’è limite ai limiti.

Nel regime variegato delle incompatibilità nel pubblico impiego, irrigidito dalla legge anticorruzione (e dalle necessità mediatiche per cui per combattere la corruzione ci si rivolge contro i dipendenti più che contro la politica), c’è uno spazio di libertà residua.
L’art. 53 comma 6 del D. Lgs. 165/2001, infatti, dispone che alcune attività sono pienamente compatibili con il pubblico impiego, e non sono soggette ad autorizzazione né a comunicazione di alcun tipo nei confronti della pubblica amministrazione, a prescindere anche dal fatto che siano retribuite.
Questo il passo rilevante del citato comma 6:
Sono esclusi i compensi derivanti: a) dalla collaborazione a giornali, riviste, enciclopedie e simili; b) dalla utilizzazione economica da parte dell’autore o inventore di opere dell’ingegno e di invenzioni industriali; c) dalla partecipazione a convegni e seminari; d) da incarichi per i quali e’ corrisposto solo il rimborso delle spese documentate; e) da incarichi per lo svolgimento dei quali il dipendente e’ posto in posizione di aspettativa, di comando o di fuori ruolo; f) da incarichi conferiti dalle organizzazioni sindacali a dipendenti presso le stesse distaccati o in aspettativa non retribuita; f-bis) da attivita’ di formazione diretta ai dipendenti della pubblica amministrazione.

Ebbene, pochi giorni fa veniva riportato in rete il decreto, ancora in bozza, che dovrebbe sostituire il vigente Codice di comportamento dei pubblici dipendenti, e che reca degli irrigidimenti (che caso strano) anche in tema di informazioni al datore di lavoro, disponendo che vadano comunque comunicate le attività retribuite (si suppone, a qualsiasi titolo), nell’ultimo triennio. La bozza, non ancora divenuta decreto, si può trovare qui, e verrà commentata quando e se entrerà in vigore.
La lettura della bozza è stata lo spunto personale per verificare se l’ancora vigente Codice di comportamento delle pubbliche amministrazioni, di cui al Decreto Ministeriale del 28 novembre 2000, disponesse norme simili, e le contiene. Vediamo cosa dice il decreto all’art. 5:
5. Trasparenza negli interessi finanziari.
1. Il dipendente informa per iscritto il dirigente dell’ufficio di tutti i rapporti di collaborazione in qualunque modo retribuiti che egli abbia avuto nell’ultimo quinquennio, precisando:
a) se egli, o suoi parenti entro il quarto grado o conviventi, abbiano ancora rapporti finanziari con il soggetto con cui ha avuto i predetti rapporti di collaborazione;
b) se tali rapporti siano intercorsi o intercorrano con soggetti che abbiano interessi in attività o decisioni inerenti all’ufficio, limitatamente alle pratiche a lui affidate.
2. Il dirigente, prima di assumere le sue funzioni, comunica all’amministrazione le partecipazioni azionarie e gli altri interessi finanziari che possano porlo in conflitto di interessi con la funzione pubblica che svolge e dichiara se ha parenti entro il quarto grado o affini entro il secondo, o conviventi che esercitano attività politiche, professionali o economiche che li pongano in contatti frequenti con l’ufficio che egli dovrà dirigere o che siano coinvolte nelle decisioni o nelle attività inerenti all’ufficio. Su motivata richiesta del dirigente competente in materia di affari generali e personale, egli fornisce ulteriori informazioni sulla propria situazione patrimoniale e tributaria.
Quindi anche il vecchio Codice di comportamento (ancora in vigore) prevede obblighi informativi anche per le attività pienamente consentite, poiché si applica a tutti i rapporti di collaborazione “in qualche modo retribuiti“ dell’ultimo quinquiennio, quindi anche alle attività pienamente compatibili sopra viste.
Nel caso di cui all’art. 53 comma 6 e relativo elenco, sarà opportuno rendere una dichiarazione ai sensi esclusivi del Decreto ministeriale appena citato, ricordando tuttavia che tale comunicazione è una pura informativa resa a titolo di trasparenza, e che nessuna limitazione può intervenire da parte del datore di lavoro, che deve esclusivamente prendere atto della dichiarazione.
Non sono previste infatti nemmeno possibili conseguenze, a carico del lavoratore, qualora un suo parente entro il IV grado, o convivente, abbia rapporti finanziari con lo stesso soggetto con cui egli stesso è (o è stato) in rapporti di collaborazione.
Ricordiamolo: parenti di quarto grado sono i cugini, quelli entro il quarto grado tutti i parenti più prossimi (zii, genitori, figli, nonni…). Per i conviventi non si specifica se gli stessi siano solo quelli more uxorio, per cui è presumibile abbia valore lo stato di famiglia.

Una annotazione critica: la convivenza  assume nel nostro Paese la peculiare caratteristica non di non rilevare affatto (sarebbe meglio) per lo Stato, ma di rilevare per le sole conseguenze negative: non dà diritto alla pensione di reversibilità ma si somma ai fini ISEE, viene sconosciuta se si tratta di assistere il convivente in ospedale ma rileva se il convivente lavori per la stessa struttura del dipendente pubblico.

Viene naturale chiedersi, comunque, quali problemi occorrerebbero per l’amministrazione pubblica se un cugino scrive per la stessa rivista del dipendente; non è dato saperlo.

Né, parimenti, è dato sapere ogni quanto la dichiarazione debba rendersi, se annualmente, ogni volta che si cambia ufficio o dirigente, ogni qualvolta si intrattiene una collaborazione nuova, semel in anno, al primo stormir di fronda o quando si cambiano i capelli con l’arrivo delle castagne.
E’ presumibile che, essendoci un solo riferimento temporale nella disposizione (incarichi dell’ultimo quinquennio), la dichiarazione possa rendersi con questa cadenza, ovvero ogni cinque anni (ogni tre se dovesse approvarsi la riforma nella bozza sopra riportata).
Deve aggiungersi che, in caso di attività esulante da quelle consentite e per cui si sia chiesta l’autorizzazione, questa informativa si ritiene debba essere resa comunque, e in maniera autonoma rispetto all’altra.
La dichiarazione di cui al comma due invece, spetta ai soli dirigenti, e va resa una sola volta, o comunque al momento dell’assunzione dell’incarico.

In caso abbiate svolto una qualsiasi collaborazione negli ultimi anni, anche di quelle consentite per cui, legittimamente, non abbiate richiesto autorizzazione alla vostra amministrazione, è opportuno provvedere.

E la sera, prima della carezza ai vostri bambini, riflettete, su tutti i cavoli di vostro cugino, passati e presenti, e fategli una telefonata, se non lo sentite da secoli, per sapere che fa e dove lavora.

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