Indennizzo da ritardo nella conclusione del procedimento. La Funzione Pubblica detta le Linee guida.

Una degli ultimi atti della gestione del Ministro D’alia alla guida del Ministero della Pubblica Amministrazione e semplificazione riguarda l’indennizzo da ritardo inserito nella legge 241/90, art. 2 bis, comma 1 bis, che dispone il diritto dell’interessato ad ottenere un ristoro, detraibile dall’eventuale risarcimento del danno, nelle ipotesi del ritardo della amministrazione sui provvedimenti ad istanza di parte e tranne i casi di silenzio qualificato relativamente alla materia dei concorsi pubblici.

Tale ipotesi, introdotta, lo ricordiamo dal D.L. 69/2013 (art. 28), convertito nella legge 98/2013, è distinta da quella prevista dall’art. 7 comma 1 legge 69/2009, che ha previsto invece, sulla scia di un consolidato orientamento giursprudenziale, il danno da ritardo che presuppone le caratteristiche del danno stesso (l’avvenuta prova della lesione del bene della vita, una condotta colposa o dolosa dell’amministrazione e l’esistenza del nesso di casualità tra danno e condotta della amministrazione).

L’ipotesi in questione prescinde invece dalla dimostrazione dell’esistenza del danno, essendo ipotizzabile anche nell’ipotesi di comportamento scusabile o lecito dell’Amministrazione (e qui sta la novità assoluta della previsione), anche nei casi fortuiti o di forza maggiore. La direttiva continua indicando nell’esistenza di un termine disatteso il presupposto per l’indennizzo, e il fondamento dello stesso nell’esistenza stessa di un disagio subito dal cittadino per il disagio.

La circolare non reca interpretazioni ulteriori rispetto a quelle che emergono dal testo normativo, nè semplifica (e non avrebbe potuto farlo data la subalternità della circolare rispetto al testo di legge) un procedimento farraginoso e complesso destinato e ben pochi casi e per questo di probabile difficoltà e residualità applicativa.

Brevemente, comunque, ricordiamo che si tratta di un istituto in realtà circoscritto, in fase di prima attuazione, solo ai casi relativi all’avvio e all’esercizio di attività di impresa, e solo per i procedimenti avviati dopo il 21 agosto 2013. Una previsione contenuta nel comma 10 dell.art. 28 D.L. 69/2013 che insieme ha portata estremamente ampia, tanto  da ricomprendere nella fattispecie del’indennizzo anche le cause normalmente esimenti dalla responsabilità per inadempimento, e circoscritta, insieme, a beneficio di una sola categoria di cittadini, gli imprenditori. Una limitazione prevista dalla legge in via sperimentale, che tuttavia si rende ordinaria con la circolare in esame.

L’indennizzo da ritardo

Sinteticamente, la fattispecie individua nell’amministrazione responsabile quella procedente, oppure, in caso di più strutture coinvolte, quella che non ha rispettato il termine assegnato. L’istruttoria condotta dal titolare del potere sostitutivo deve limitarsi al solo fatto del ritardo, non considerando nemmeno l’eventuiale prevviso di rigetto di cui all’art. 10 bis legge 241/90 (che è mero atto interlocutorio).

L’importo dell’indennizzo è pari a 30 euro per ogni giorno di ritardo (il calcolo si effettua dal giorno successivo alla scadenza), per un massimo di 2.000 euro; la somma si “conguaglia” con l’eventuale risarcimento del danno.

La disciplina si applica a tutte le amministrazioni pubbliche o private preposte all’esercizio di attività amministrativa, riguarda le ipotesi di procedimenti ad istanza di parte escluse le ipotesi di silenzio qualificato dalla legge (silenzio assenso o rigetto) e  relativa solamente ai procedimenti relativi all’avvio ed esercizio di impresa e a partire dal 21 agosto 2013. La disciplina non è applicabile nelle ipotesi di DIA (Denuncia Inizio Attività), poiché tale ipotesi non implica un obbligo di provvedere della PA (e quindi non rientra nella fattispecie in questione). La fattispecie, inoltre sarà a seguito di monitoraggio rimodulata (non escludendo l’ipotesi dell’eliminazione) con apposito regolamento, dopo 18 mesi dall’entrata in vigore della legge di conversione (legge 98/2013). Il termine di 18 mesi decorre quindi dal 21 agosto 2013.

Procedimento

Il procedimento si attiva successivamente al potere sostitutivo. Chiunque sia interessato da un ritardo nell’emanazione del provvedimento deve infatti, scaduti i termini per la conclusione, ricorrere al titolare del potere sostitutivo (art. 2 comma 9bis legge 241/90) entro 20 giorni dal termine di conclusione, richiedendo l’emanazione del provvedimento e insieme l’indennizzo nel caso in cui il sostituto provvedimentale non adempia nel termine (che corrisponde, in base all’art. 2 comma 9 ter legge 241/90, alla metà di quello originariamente previsto).

L’Amministrazione è tenuta a corrispondere l’indennizzo, quindi, solo nei seguenti e contestuali casi: se il procedimento riguardi l’avvio o l’esercizio di impresa, se sia ad istanza di parte, sia decorso il termine per provvedere, sia stato attivato il potere sostitutivo infruttuosamente, ovvero sia decorso anche il termine pari alla metà dell’originario senza esito.

Riguardo ai rimedi esperibili in sede di giudizio, l’istante può chiedere una sentenza  del Giudice Amministrativo che disponga l’obbligo di provvedere nei confronti della PA, anche tramite un Commissario ad Acta, o presentare ingiunzione per il pagamento dell’indennizzo. Un punto fondamentale opera da deterrente nela complessa procedura: il ricorrente può essere condannato a pagare una somma da due a quattro volte il contributo unificato se il ricorso viene respinto.

Il monitoraggio dell’applicazione della disposizione, teoricamente operativo già da agosto, sarà utile per chiarire l’efficacia della norma, e la sua effettiva configurabilità.

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