Informazione e dipendenti pubblici. La guerra continua.

Bene, è diventata una battaglia? E ognuno la conduce con i mezzi che ha, e con le conseguenze che si merita.

Dopo l’articolo dell’altro ieri, di cordoglio e rabbia per l’assassinio delle due colleghe, della vergogna di quotidiani nazionali che riportano commenti inneggianti all’omicidio, ci si poteva aspettare un non dico opportuno, ma almeno furbo atteggiamento attendista, di prudenza, visto che ci sono dei cadaveri ancora da tumulare.

Evidentemente, no.

Nella puntata odierna, la stragrande maggioranza dei media nazionali, di cui si dà conto nell’inquietante elenco che segue, usa il medesimo termine ossessivamente, “giro di vite” per disegnare l’inasprimento dei doveri dei pubblici dipendenti, riportando notizie in maniera spaventosamente simile tese a disegnare uno scenario completamente diverso non solo dal reale, ma dal giuridico.

Insieme, si rileva il grande riscontro, in termini enfatici, del lavoro del Governo nell’approvare il Codice, frutto di lunghe discussioni e di applicazione indefessa (quel Governo che, ricordiamo, ha finanaziato gli editori con circa 100 milioni di euro con questo decreto).

Nel caso del Corriere, reiterando lo scopo di far sembrare l’impiego pubblico il paese del Bengodi, si riapre la porta ai commenti (stamane, addirittura, ai voti), ovvero a quei singoli oligofrenici evidentemente in attesa del fiero pasto quotidiano che ieri inneggiavano tranquillamente all’omicidio (e oggi inneggiano a Beppe Grillo, a ognuno il suo).

Allora, procediamo per ordine.

Il casus belli di oggi è l’approvazione del Codice di comportamento dei dipendenti pubblici da parte del Consiglio dei Ministri. Codice che non è assolutamente una novità, ma che ricalca, con qualche modifica, il medesimo operante già dall’anno 2000 (D.M. 28/11/2000).

Tutti i giornali riportano la notizia titolando alla stessa maniera. Basta digitare “giro di vite” e “statali”, e viene fuori questo risultato:

Il giro di vite de il “Corriere

Il giro di vite del TG di la7 

Il giro di vite de “La stampa“;

Il giro di vite de “il Fatto quotidiano”;

Il giro di vite del “Messaggero

Il giro di vite dell’Ansa;

Il giro di vite de “Il tempo“;

Il giro di vite di SkyTG24;

Il giro di vite di (!) Tuttosport .

Ce ne sono degli altri, ma l’elenco mi sembra abbastanza esaustivo per rendere il conto di quella che è una precisa strategia di informazione, ormai non più velata se non alla pancia dei lettori più nervosi e con meno strumento intellettivi e intellettuali.

A solo titolo informativo, riporto questo forum dell’accademia della Crusca, dove si disquisisce del modo di dire “giro di vite” e della sua derivazione da uno strumento di tortura, la garrota spagnola.

Dicevamo. Il codice è una rivisitazione, con qualche modifica, del documento già vigente da circa 13 anni.

Il codice assumerà le vesti del decreto del Presidente della Repubblica, di fonte secondaria del diritto che, come tale, è subordinata alla legge primaria; è importante sottolinearlo perché nessun regolamento governativo potrà mai prevalere sul codice penale, che è fonte primaria del diritto e che contiene numerose norme, del tutto specifiche, per i reati in cui possono incappare i pubblici dipendenti, norme ben più gravi del decreto in questione.

Del testo ufficiale del Codice non vi è ancora traccia; le notizia riportate dagli organi di stampa si riferiscono a questocomunicato stampa del Governo, e per noi che siamo persone serie soggette solo alla legge non è passibile del commento il comunicato del Governo, inapplicabile di fatto, ma il testo normativo, una volta puibblicato ed entrato in vigore.

E’ disponibile sul sito Leggioggi una bozza del decreto, che sembra differire però in alcuni punti dal comunicato.

Con la promessa di commentare le novità una volta che le stesse siano rese correttamente leggibili, quindi, analizziamo brevemente quanto riportato dalla stampa, coi mezzi che abbiamo.

I regali

Dipendenti pubblici, giro di vite sui regali”: così titola il Corriere, e gli stessi termini, come visto, vengono utilizzati dalla stragrande maggioranza dei media italiani. Tale ossessiva terminologia può indurre il lettore a pensare che fino ad oggi negli uffici pubblici fosse tutto una banchettare a bracciali Tiffany e orologi Daytona per concedere un certificato.

Ricordiamo invece che il divieto di accettare regali (se non di modica quantità) era già previsto dal vecchio (e vigente) codice, e che la novella impresa del Governo che ha appena sovvenzionato gli editori (con questo decreto, lo ricordiamo), altro non fa che introdurre qualche modifica, quale individuare in un massimo di 150 euro (solo se previsto nel piano anticorruzione, altrimenti sono 100) la misura del modico valore.

Un’avvertenza importante: sia il vecchio testo che il rivoluzionario frutto di immani fatiche novellato impediscono di accettare regali dai “subordinati” e dai loro parenti.

E’ fatto divieto quindi (non lo sapevate eh?) a tutti i dipendenti di scambiarsi regali di compleanno, o di omaggiare i colleghi per pensionamenti, nascite, matrimoni.

Chi scrive denuncia pubblicamente quanto segue: di aver ricevuto una singola volta, da un fornitore galante e generoso, un vistoso mazzo di fiori. Inoltre, in occasione del proprio matrimonio, fu omaggiata (a seguito di regolare rinfresco) di una Stirella Micromax con pistola scioglimacchie (avesse mai funzionato la pistola, peraltro), frutto di colletta di “sottordinati”. Allora forse rientrava nella modica quantità, oggi sarebbe reato accettarla.

Il novellato decreto ricomprende nel divieto i parenti entro il secondo grado dei sottordinati, ed è più “morbido” del precedente (che includeva nel divieto i parenti entro il quarto). Rimane il fatto che per i dipendenti pubblici è vietato innamorarsi del fratello della collega, poiché qualora lo stesso volesse omaggiare la moglie di un qualsiasi regalo, non potrebbe farlo, mai, pena il licenziamento.

Infine, ricordiamo l’art. 318 del codice penale, che punisce il reato di corruzione, per cui “Il pubblico ufficiale che, per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, indebitamente riceve, per sé o per un terzo, denaro o altra utilità o ne accetta la promessa è punito con la reclusione da uno a cinque anni”.

Il codice penale è stato approvato con un Regio decreto del 1930.

Una norma esistente da decenni, dal tenore e dalle conseguenze ben più gravi di quelle ventilate dal codice, che tuttavia viene salutato, dai principali quotidiani di oggi, quale una rilevante “novità”.

L’auto di servizio

Moltissimi organi di informazione la buttano lì con nonchalance: l’auto di servizio non potrà essere più utilizzata per fini personali.

Da oggi quindi, secondo i maggiori organi di informazione italiani (quelli, lo ricordiamo, beneficiari dei cento milioni di contributo all’editoria recentemente erogati grazie a questo decreto), bidelli e portantini, infermieri e impiegati, non potranno più andare al lavoro o a fare shopping con l’autista, ma dovranno aspettare l’autobus o svegliarsi alle sei di mattina per sperare di trovare parcheggio o di non perdere l’ultimo treno affollato e puzzolente. E’una battuta amarissima, ovviamente.

Conviene tuttavia ricordare che, sempre dal 1930, è vietato penalmente per i pubblici dipendenti utilizzare gli sturmenti di servizio per scopi privati; si chiama peculato, ed è disposto dal codice penale in questo articolo

Art.314.
Peculato.Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di danaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria, è punito con la reclusione da quattro (1) a dieci anni. Si applica la pena della reclusione da sei mesi a tre anni quando il colpevole ha agito al solo scopo di fare uso momentaneo della cosa, e questa, dopo l’uso momentaneo, è stata immediatamente restituita.

Nella consapevolezza di essermi dilungata, mi fermo qui, ricordando che il testo normativo del codice lo commenteremo quando sarà disponibile.

In ultimo. Non so quando si svolgeranno i funerali delle colleghe Margherita e Daniela; gli organi di stampa, non lo dicono, hanno omesso le notizie relative all’affollato sit in onore delle dipendenti, parlato pochissimo delle loro vite e delle loro famiglie. Per quanto di minima utilità, anche questo articolo è dedicato a loro.

5 pensieri su “Informazione e dipendenti pubblici. La guerra continua.

  1. parlato pochissimo delle loro vite e delle loro famiglie<- e questo è ancora più grave, da una stampa che non si fa mai sfuggire occasione di andare a pescare nella vita delle vittime e di sbandierarne a destra e a manca i contenuti.
    Non è un bel clima quello che viviamo: la delegittimazione delle istituzioni democratiche (di cui la demolizione della P.A. fa parte) è sempre il preludio a qualcosa di molto poco buono.

    • E’ un clima pessimo, e non possiamo non pensare che preluda ad una privatizzazione dei servizi pubblici. Però abbiamo la rete, Lucia, e le competenze necessarie per evidenziare le falsità, mettere in luce i problemi reali, parlarne come persone serie. Grazie.

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