La Corte dei Conti e la produzione normativa del Governo tecnico

Poco tempo fa un articolo pubblicato su queste pagine, “la burocrazia degli ignoranti“, parlava del fatto che il lamentare come un mantra poco originale i mali della burocrazia è esercizio che non analizza un fenomeno di fondo, ovvero i mali della legislazione, che se mal scritta determina infiniti problemi non solo a carico del funzionario che le leggi deve applicare, ma soprattutto a carico del cittadino (o piccola e media impresa, che pare diventata nel linguaggio dei media il referente ultimo di ogni misura politica si debba affrontare).
Una legge scritta male, più leggi scritte male determinano problemi applicativi, interpretazioni difformi tra amministrazioni, possibili responsabilità erariali, aumento significativo del contenzioso.
Per prevenire questi problemi un testo completamente dimenticato, la “Guida alla redazione dei testi normativi” del 2001, offriva indicazioni chiare e stringenti, riprese anche di recente dalla legge 69/2009, art. 3, che, a modifica del DPR 400 del 1988, auspica con poche disposizioni proprio la chiarezza dei testi normativi.
Il legislatore degli ultimi anni, del resto, è stato assai prodigo nel minacciare conseguenze negative di ogni tipo per l’inosservanza delle leggi, che si presume quindi siano redatte con competenza, criterio, chiarezza e inequivocità.
Auspicabile sarebbe, inoltre, che le disposizioni fossero organicamente rispettose del sistema delle fonti del diritto, evitando storture dalle conseguenza molto gravi quali far assurgere alla dignità di atti aventi forza di legge non solo le circolari, ma financo i pareri ministeriali e persino le FAQ (situazione verificatasi, purtroppo, molto spesso negli ultimi tempi).
La Relazione analizza con toni estremamente critici anche il merito delle disposizioni normative emanate dal Governo Monti (ad esempio, in tema di esatta copertura della spesa) ma per ciò che in queste righe interessa espressamente rileva:
…le tre caratteristiche rilevate della legislazione degli ultimi anni trovano un momento di conferma in riferimento alla legislazione del quadrimestre considerato. Si tratta in particolare, riportando le conclusioni del citato rapporto:
1) di una struttura e formulazione dei testi che rendono sempre disagevole la lettura, per l’ampiezza e l’articolazione delle singole parti normative e per la dispersione e talora la dissoluzione dei precetti in espressioni prevalentemente costituite da indicazioni di finalità, di motivazioni e del contesto nel quale le norme sono chiamate ad operare;
2) del rinvio a una imponente mole di provvedimenti attuativi, che spesso esulano dal sistema delle fonti, prevedendo adempimenti che appaiono atipici o talora indefiniti;
3) di una complicata stratificazione normativa, resa ogni giorno più consistente in forza della sempre più pronunciata volatilità delle norme e della sovrapposizione al tessuto vigente di disposizioni prive delle necessarie clausole di coordinamento.
Si può sollevare l’interrogativo se, a fronte delle numerose,spesso gravi, responsabilità prescritte dallo stesso legislatore a carico del funzionario reo dell’inesatta applicazione della legge, a fronte dele conseguenze in termini di responsabilità erariale per applicazioni normative, confuse, difformi, non rispondenti all’intenzione del legislatore, ci siano e quali siano le conseguenze che il legislatore stesso subisce in caso di così manifesta e conclamata sua propria carenza?

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