La storia infinita

Come ampiamente preannunciato, la storia del divieto di monetizzazione delle ferie si arricchisce di nuovi capitoli, a colpi di circolari, pareri ministeriali e giurisprudenziali, articoli e commenti, nella mancanza anche solo ventilata della più elementare e banali delle soluzioni: la riforma legislativa.

Che, di questi tempi di primarie, malapolitica, tagli, condanne, astensionismo e distanza siderale della politica dagli interessi comuni, non sembra affare di interesse di chi avrebbe la suprema potestà legislativa.

Il tema del divieto della monetizzazione delle ferie era stato analizzato qui subito dopo la pubblicazione del decreto sulla revisione della spesa, nuovamente commentato dopo un parere del Dipartimento Funzione Pubblica, ripreso su queste pagine con delle indicazioni pratiche, richiamato ancora in seguito ad un parere della Corte dei Conti.

Oggi è la volta dell’Ufficio Scolastico Regionale della Puglia (articolazione territoriale del Ministero dell’Istruzione), che dice la sua, con questa nota del 29 ottobre proposito di uno dei tanti temi sollevati dalla contestata disciplina: che fare del pagamento delle ferie non fruite al personale scolastico a tempo determinato, ovvero ai supplenti.

Come denunciato da varie sigle sindacali infatti, alcuni dirigenti scolastici, nel completo caos determinato dalla riforma e nel timore di non poter materialmente far fruire delle ferie il personale supplente, avrebbero richiesto di modificare i contratti individuali di lavoro unilateralmente per adeguarsi alla riforma, o, ancora, avrebbero provveduto a collocare d’ufficio in ferie il personale durante i periodi festivi.

La nota citata ritiene di dover “soprassedere” da tali comportamenti, ritenendoli “non condivisibili”, e consiglia di attendere “le opportune indicazioni che perverranno nei prossimi giorni”, desumendo l’intervento delle stesse da una previsione chiarificatrice contenuta “nella prima ipotesi di revisione nelle bozze del DDL stabilità” (locuzione, mi si perdoni, di una incertezza direi drammatica), da interventi futuri della Funzione Pubblica e del MEF, e da incontri probabili tra rappresentanze sindacali e dirigenti MIUR.

Le disposizioni chiarificatrici auspicate sono, come facilmente leggibile, ancorate a variabili che definire incerte è eufemismo assai azzardato. Tuttavia, rispetto alle precedenti interpretazioni la nota ha perlomeno il pregio di pervenire da un organo sovraordinato gerarchicamente, qual è l’Ufficio Scolastico Regionale della Puglia nei confronti dei destinatari, ovvero tutti i Dirigenti Scolastici della provincia di Bari e BAT (Barleta, Andria, Trani).

L’esistenza del rapporto gerarchico e l’ordine (anche se velato) impartito da un organo superiore consente, senza entrare nel merito, ai dirigenti interessati di soprassedere momentaneamente sull’intepretazione operativa della norma.

Per tutti gli altri operatori d’Italia interessati, purtroppo, nulla cambia, inserendosi la nota nel novero delle numerose interpretazioni possibili (e rischiose) della riforma derivante dal decreto sula revisione della spesa.

Altre interpretazioni si rivolgono, a proposito dei comportamenti dei dirigenti sopra richiamati, alla generalità dei dirigenti scolastici con indicazioni molto più discutibili: testualmente riportiamo questa indicazione dell’ANIEF (seguendo questo link si possono leggere le indicazioni per esteso), a proposito della monetizzazione delle ferie dei precari: “il D.d.L. Stabilità, infatti, autorizza le scuole a permetterne il pagamento, in deroga alla L. 135/2012 (Spending review)”.

E’ il caso di rilevare brevemente che la sigla D.d.L. indica un disegno di legge, ovvero una ipotesi progettuale che, nel caso di specie riferito alla legge di stabilità, deve essere trasformata (non convertita) in legge, quindi essere sottoposta all’approvazione di Camera e Senato.

Un disegno di legge, sia pur di iniziativa governativa, non ha alcun valore normativo, nemmeno intepretativo, tantomeno obbligatorio e cogente.

Una annotazione, divertente o inquietante dipende dai punti di vista, relativamente all’attività di orientamento applicativo sul punto dell’ARAN (Agenzia Nazionale per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni), del cui valore istituzionale non è nemmeno il caso di disquisire.

In un parere (il quinto partendo dall’alto) datato 7 agosto 2012 (ovvero un mese successivo all’entrata in vigore del decreto spending review e quindi del divieto di monetizzare le ferie), viene illustrata la disciplina relativa al pagamento delle ferie residue come se la disciplina inibitoria di cui al D.L. 95 non esistesse, tamquam non esset, dicevano i latini.

A voler fondarsi sul riferimento temporale indicato dal sito istituzionale ARAN e alle indicazioni nel parere contenute, quindi, sembrano non esistere le disposizioni gravemente limitative del diritto, figurarsi le intepretazioni susseguenti.

Perché?

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