L’accesso civico

Una delle principali novità recate dal decreto sulla trasparenza appena pubblicato (decreto legislativo 33/2013), attiene alla introduzione della fattispecie dell’accesso civico.

Tale diritto, del tutto nuovo anche perché estraneo alla legge delega del Parlamento come ribadito dal parere reso dal Garante privacy in data 7 febbraio 2013, è definito dalla disciplina normativa dall’art. 5:

L’obbligo previsto dalla normativa vigente in capo alle pubbliche amministrazioni di pubblicare documenti, informazioni o dati comporta il diritto di chiunque di richiedere i medesimi, nei casi in cui sia stata omessa la loro pubblicazione. 2. La richiesta di accesso civico non e’ sottoposta ad alcuna limitazione quanto alla legittimazione soggettiva del richiedente non deve essere motivata, e’ gratuita e va presentata al responsabile della trasparenza dell’amministrazione obbligata alla pubblicazione di cui al comma 1, che si pronuncia sulla stessa. 3. L’amministrazione, entro trenta giorni, procede alla pubblicazione nel sito del documento, dell’informazione o del dato richiesto e lo trasmette contestualmente al richiedente, ovvero comunica al medesimo l’avvenuta pubblicazione, indicando il collegamento ipertestuale a quanto richiesto. Se il documento, l’informazione o il dato richiesti risultano gia’ pubblicati nel rispetto della normativa vigente, l’amministrazione indica al richiedente il relativo collegamento ipertestuale. 4. Nei casi di ritardo o mancata risposta il richiedente puo’ ricorrere al titolare del potere sostitutivo di cui all’articolo 2, comma 9-bis della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, che, verificata la sussistenza dell’obbligo di pubblicazione, nei termini di cui al comma 9-ter del medesimo articolo, provvede ai sensi del comma 3. 5. La tutela del diritto di accesso civico e’ disciplinata dalle disposizioni di cui al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, cosi’ come modificato dal presente decreto. 6. La richiesta di accesso civico comporta, da parte del Responsabile della trasparenza, l’obbligo di segnalazione di cui all’articolo 43, comma 5.

L’accesso civico si differenzia notevolmente dal diritto di accesso finora configurato dalla  legge 241 del 1990.

Se ne differenzia per l’oggetto: l’accesso civico si può estrinsecare solo nei confronti degli atti la cui pubblicazilone sia obbligatoria, obbligatorietà viene richiamata, per ampi settori, dallo stesso decreto nell seconda parte. Se ne differenzia per la modalità: mentre il diritto di accesso “ordinario” è sottoposto alla necessità di presentare una domanda motivata che si basi su un interesse qualificato, e al pagamento dei diritti di ricerca e riproduzione (eventuale), il diritto di accesso civico non è sottoposto a limitazione alcuna, ed è completamente gratuito. Se ne differenzia, infine, per il destinatario della domanda: la domanda di accesso agli atti viene presentata generalmente agli Uffici Relazioni con il Pubblico (anche se il responsabile dei relativi procedimenti è il vertice dell’ufficio che ha formato l’atto o che detiene lo stesso stabilmente), la domanda di accesso civico deve essere presentata invece al Responsabile per la trasparenza.

La generale disciplina di favore per la trasparenza, intesa come quasi assoluta conoscibilità di ogni “prodotto” della pubblica amministrazione, relega di fatto il ruolo del diritto di accesso ordinario, e della relativa competenza degli uffici Relazioni con i Pubblico, ad un ambito residuale e marginale.

La procedura di esercizio del diritto civico rischia tuttavia di essere più macchinosa della ordinaria richiesta di accesso così come fino ad oggi concepita. Nel caso infatti l’amministrazione non abbia adempiuto all’obbligo di pubblicare dati che era obbligata a pubblicare, la richiesta di accesso civico non deve essere inoltrata all’URP (deputato ad accettare anche richieste informali), ma al Responsabile per la Trasparenza.

Questa figura, in base all’art. 43 1 comma del medesimo decreto 33 (e come già auspicato dalla circolare del Ministero semplificazione n. 1 del 2013), coincide di norma con il Responsabile anticorruzione. Lo stesso Responsabile anticorruzione, negli enti locali, fa capo al Segretario generale per espressa disposizione della legge “anticorruzione” (art. 1 comma 7 legge 190/2012); la figura apicale responsabile quindi, rispetto agli URP, è certamente meno raggiungibile, meno direttamente fruibile da parte della cittadinanza rispetto agli uffici normalmente, per orari, formazione, ruolo, deputati all’ascolto e alla comunicazione con gli utenti.

Ancora, la disposzione relativa all’accesso civico dispone che in caso di ritardo o mancata risposta si possa far riferimento al titolare del potere sostitutivo introdotto di recente nell’art. 2 della legge 241/90, che recita 9-bis. “L’organo di  governo  individua,  nell’ambito  delle  figure apicali dell’amministrazione, il soggetto cui  attribuire  il  potere sostitutivo in caso di inerzia. Nell’ipotesi di omessa individuazione il potere sostitutivo si considera attribuito al  dirigente  generale o, in mancanza, al dirigente preposto all’ufficio o  in  mancanza  al funzionario di piu’ elevato  livello  presente  nell’amministrazione”.

Il fatto che il sostituto “provvedimentale” debba essere nominato dall’organo di indirizzo politico, e che lo stesso debba essere una figura apicale dell’ente, di fatto, soprattutto negli enti di dimensioni minori, può far coincidere la figura nella stessa persona che ricopre i ruoli di responsabile trasparenza e responsabile anticorruzione, negli enti locali coincidenti come sopra visto nel Segretario generale.

Del resto, sarebbe davvero difficile ipotizzare come il Segretario generale degli enti locali, figura per legge e per indicazioni normative individuato come Responsabile anticorruzione e Responsabile Trasparenza, possa soggiacere alla sostituzione con un dirigente gerarchicamente subordinato.

Il rischio più concreto è quello di un addossamento in un’unica figura di più ruoli, che non solo si sovrappongono ma possono confliggere, rischiando  di coniugarsi la figura del responsabile trasparenza con quella del sostituto “provvedimentale” che lo stesso responsabile dovrebbe sostituire e provvedere a segnalare nella sua inerzia.

Infine, l’introduzione della fattispecie dell’accesso civico sembra superare di netto tutte quelle “limitazioni” che comunque caratterizzavano il diritto di accesso, come la notifica ai controinteressati disposta dall’art. 3 DPR 184/2006. l’Intervento del Garante Privacy sul decreto, pure articolato in numerose osservazioni, non si esprime sul punto, e ciò pare confortare l’ipotesi del superamento di questo limite.

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