Per la Civit i termini dei piani anticorruzione non sono perentori

Un’altra puntata nell’adempimento di una parte preponderante della legge anticorruzione, ovvero l’adozione dei piani anticorruzione, che evidenzia le prime difficoltà attuative della legge accolta con gran clamore come uno dei maggiori punti di arrivo del Governo ancora in carica. 

La legge e la circolare applicativa, oltre ad altri interventi sempre qui (categoria “anticorruzione”) riportati, prevedevano infatti come termine ultimo per l’approvazione del Piano Nazionale anticorruzione e dei piani triennali delle singole amministrazioni il 31 marzo.

Oggi, nell’approssimarsi della scadenza e nell’assenza di pubblicazione del Piano nazionale anticorruzione, sul sito istituzionale della Civit viene pubblicato un “intervento” (parere? deliberazione?) che in un certo senso spariglia le carte e che prevede, per sommi capi:

 – che il termine prescritto dalla legge (31 marzo) non sia perentorio;

 – che nelle more dell’approvazione del Piano Nazionale le singole amministrazioni possono approvare i piani triennali (con l’accortezza di adeguarli opportunamente una volta pubblicato il Piano triennale) e predisporre, come misura consigliata, le attività prodromiche alle misure effettive anticorruzione (come la formazione del personale, ad esempio);

 – che tali misure possano essere predisposte anche dalle Regioni e dagli enti locali, e anche nelle more, per questi enti, sia del Piano Nazionale che delle previste intese in sede di Conferenza Unificata.

L’intervento della Civit è questo.

Ribadiamo un concetto già numerose volte espresso, a proposito ad esempio dei pareri ministeriali, ovvero che quello che all’inizio era descritto come Governo “tecnico” si atteggia sempre più come Governo “creativo” e in senso rivoluzionario.

Lo scardinamento del sistema delle fonti del diriitto fino a poco fa unanimemente riconosciuto, infatti, si arricchisce di una nuova pagine, quella per cui un intervento (non viene specificata la natura) di una Commissione indipendente può introdurre un’intepretazione di una norma di legge anche quando questa sia inequivoca, e quindi porsi in regime di parità con la stessa.

E’ opportuno ricordare quanto previsto dalla legge anticorruzione, art. 1 comma 8, a proposito della predisposizione dei piani triennali.

8. L’organo di indirizzo politico,  su  proposta  del  responsabile individuato ai sensi del comma 7, entro il 31 gennaio di  ogni  anno (il termine è stato differito al 31 marzo in sede di prima applicazione in base alla legge 221/2012), adotta il piano triennale di prevenzione della corruzione,  curandone la trasmissione al Dipartimento della funzione pubblica.  L’attivita’ di elaborazione  del  piano  non  puo’  essere  affidata  a  soggetti estranei  all’amministrazione.  Il  responsabile,  entro  lo   stesso termine, definisce procedure appropriate per selezionare  e  formare, ai sensi del comma 10, i dipendenti destinati ad operare  in  settori particolarmente esposti alla corruzione. Le attivita’  a  rischio  di corruzione devono essere svolte, ove possibile, dal personale di  cui al comma 11. La  mancata  predisposizione  del  piano  e  la  mancata adozione delle  procedure  per  la  selezione  e  la  formazione  dei dipendenti    costituiscono    elementi    di    valutazione    della responsabilita’ dirigenziale. 

Un misura inequivoca, con tanto di sanzioni, che inequivoca non viene considerata dal parere di una Commissione.

 

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