Per la Consigliera nazionale di parità il congedo del padre si applica a tutti i dipendenti

Avevo parlato in questo articolo dei congedi genitoriali introdotti dalla riforma Fornero, applicabili a tutti (senza distinzione) lavoratori dipendenti.

Era stato analizzato il singolare (e pericoloso) precedente, per cui  un parere ministeriale, e una conforme circolare INPS, di fatto interpretano a modo loro la disposizione normativa relativa al congedo obbligatorio del padre lavoratore, escludendone l’applicabilità per i lavoratori dipendenti pubblici.

Laddove la legge non esclude, lo fa (di fatto, così è accaduto) il funzionario ministeriale, con esiti pericolosi sia sull’enorme stravolgimento della gerarchia delle fonti, sia sul conseguente ipotizzabile contenzioso che dalla confusione e discriminazione applicativa può scaturire.

Sul tema è intervenuto qualche giorno fa, per bocca della Consigliera di parità, anche il Ministero del Lavoro.

Doverosa premessa: “La Consigliera nazionale” leggiamo dal sito web istituzionale “è nominata con decreto del Ministro del Lavoro di concerto con il Ministro delle Pari Opportunità. Nell’esercizio di tale funzione, la Consigliera riveste anche la qualifica di pubblico ufficiale ed ha l’obbligo di segnalazione all’autorità giudiziaria per i reati di cui viene a conoscenza”.

La Consigliera produce sul sito istituzionale delle interessanti schede esplicative relative ai nuovi diritti in tema di genitorialità; a proposito del congedo obbligatorio del padre, la relativa scheda prevede espressamente che il congedo sia applicabile a tutti i lavoratori dipendenti (senza esclusione alcuna).

La scheda esplicativa di un organo del Ministero del Lavoro, quindi, pur riportando espressamente la precedente circolare INPS che escludeva di fatto la possibilità di fruire del diritto per i lavoratori pubblici, non fa menzione dell’esclusione, ricomprendendo anzi implicitamente tale categoria di lavoratori nella platea dei beneficiari (indicati come “lavoratori dipendenti”).

A meno che non sia una dimenticanza, quindi, l’interpretazione autorevole della Consigliera di Parità di fatto non tiene conto dell’esclusione operata dai funzionari della Funzione Pubblica e dell’INPS.

Ciò premesso, è importante sottolineare le più importanti delle competenze ascrivibili alla Consigliera; sempre per il tramite del sito istituzionale, si apprende che la stessa “Consigliera nazionale di parità è una figura istituita per la promozione ed il controllo dell’attuazione  dei principi di uguaglianza di opportunità e non discriminazione per uomini e donne nel mondo del lavoro”.

Qualora si assumesse, come su queste pagine sostenuto, che l’esclusione operata dalla Funzione Pubblica e dall’INPS nei confornti dei padri lavoratori pubblici che non beneficerebbero del congedo genitoriale sia contraria ai “principi di uguaglianza di opportunità e non discriminazione per uomini e donne nel mondo del lavoro“, sarebbe opportuno darne immediata segnalazione alla Consigliera di parità, che peraltro ha mostrato, con il documento sopra riportato, di condividere l’assunto.

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