Pubblico impiego: dalla Corte dei Conti i numeri giusti

La ossessiva battaglia mediatica condotta contro i lavoratori pubblici ha prodotto in questi ultimi anni attacchi non solo denigratori, ma spesso fondati su dati fantasiosi, riferiti a fonti ignote oppure nella teoria ad altri settori dedicate (l’Ufficio studi della Confartigianato, l’inossidabile CGIA di Mestre) dando fiato alle trombe di un giornalismo che risponde a fini di battaglia e a politici che sbagliano mira.

Solo a titolo di esempio, Sergio Rizzo con questo articolo dell’ottobre 2012, che si fondava sull’introvabile ricerca dell'”ufficio studi di Confartigianato” per sparare sulla Regione Molise (che avrebbe tre quarti di dipendenti in esubero) e sulle regioni tutte (24.000 lavoratori di troppo).

Non stupisce quindi che sui media nazionali sia passata completamente sotto silenzio la poderosa, e certamente più affidabile, annuale Relazione 2013 sul costo del lavoro pubblico ad opera della Corte dei Conti.

La Relazione, con numeri chiari ed indicazioni precise, evidenzia quanto le poltiiche di contenimento sulla spesa pubblica abbiano inciso sulla spesa nazionale, ma anche sulle dinamiche retributive di milioni (a proposito, non 4, ma poco più di tre) di lavoratori. Con tagli che, evidenzia la Corte stanno diventando di diffcile sostenibilità e “rischiano di compromettere il normale funzionamento dell’attività amministrativa“.

Solo alcuni passaggi:

il numero di occupati nel pubblico impiego è risultato sostanzialmente stabile (-1%) fino al 2009, mentre, nei tre anni successivi, si rileva una riduzione dei dipendenti pari a quasi il 6%“;

“I rigidi limiti posti al turnover hanno generato un significativo invecchiamento  del personale delle pubbliche amministrazioni e contribuito ad elevare l’età dell’ingresso in servizio. Nel complesso, la maggior parte del personale si colloca nella fascia tra i 50 e i 60 anni, mentre il personale con meno di 40 anni è il 18,6%. Una percentuale minima (0,3%) risulta avere meno di 24 anni”.

“Il costo del lavoro dipendente diminuisce dell’1,7%, proseguendo, anche se in modo meno marcato, un trend avviato a partire dal 2010 (-3% rispetto al 2009)”.

“Analogo andamento mostra la spesa per retribuzioni lorde del personale, che diminuisce dell’1,2%”.

“Scomponendo il dato, appare rilevante la riduzione della spesa per il comparto Scuola (-4%), parzialmente compensata dagli incrementi registrati per Corpi di polizia (5,5%), Forze armate (3,6%) e Vigili del fuoco (11%). Il settore non statale, con una variazione complessiva del -2,1%, mostra, in generale, andamenti in diminuzione in tutti i comparti che compongono l’aggregato. Contribuiscono alla diminuzione di spesa i valori forniti dal SSN (-1,4%), dal comparto Regioni e autonomie locali (-1,8%) e dal personale docente delle università statali, la cui spesa flette del 7,3% rispetto al 2010.”

“Il blocco delle procedure negoziali per un periodo di ben 5 anni per i soli pubblici dipendenti crea, in effetti, una situazione di forte penalizzazione per una specifica categoria di lavoratori a fronte di una dinamica retributiva in crescita, seppur moderata, per i dipendenti privati. Quanto sopra in un contesto caratterizzato da una sostenuta dinamica dell’inflazione e da un incremento della pressione fiscale.”

“La sospensione della fisiologica dinamica retributiva, per un periodo inusitatamente lungo rischia, inoltre, di pregiudicare l’avvio di una riforma strutturale degli assetti retributivi quale prefigurato dal d.lgs. n. 150 del 2009 e dall’Accordo di maggio 2009 sull’assetto delle relazioni sindacali nel pubblico impiego”.

“La variazione cumulata per i due ultimi anni è, dunque, di quasi 4 punti percentuali (6,6 miliardi in valore assoluto)”(riguardo alla spesa per redditi 2011-2012).

Circa 150 pagine, per chi vuole approfondire seriamente.

 

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