Regali ai pubblici dipendenti: è cambiato qualcosa?

In un articolo di marzo, avevamo analizzato il Codice di comportamento dei pubblici dipendenti, in qualche sua misura singolare, con l’avvertenza esplicitata che si trattasse di un testo non ufficiale, licenziato dal Consiglio dei Ministri ma in attesa di pubblicazione e passibile di modifiche.
La pubblicazione è avvenuta di recente, il 4 giugno, con il D.P.R. 62/2013, che entrerà in vigore il 19 giugno. Il testo è dissimile in molte parti da quello circolato in rete (e pubblicato, ahinoi, in vari siti istituzionali) e contiene norme difformi anche in tema di regali, argomento di cui si era parlato (non solo qui, ma soprattutto sui media, visto l’evidente appeal dell’argomento) e su cui conviene tornare.

Senza che, comunque, si immaginino chissà quali cambiamenti nella vita quotidiana dei lavoratori pubblici.

Il divieto di accettare regali non è stato assolutamente opera innovativa del Governo tecnico; era già ampiamente previsto nel previgente Codice di comportamento, risalente al 2000, ma, soprattutto, è un divieto previsto e aspramente sanzionato già dal codice penale (che è del 1930) che punisce severamente la corruzione (art. 318).

A norma del nuovo Codice, possono accettarsi regali di modico valore, e la misura è quantificata espressamente in 150 euro massimi, passibili di diminuzione ove lo stabiliscano le singole amministrazioni. Il testo circolante in via ufficiosa nei vari canali di comunicazione, indicava il limite massimo in 100 euro, suscettibili di aumento fino a 150 dai singoli piani anticorruzione.

Altra novità del testo approvato, è l’esclusione dal divieto dei regali scambiati nell’ambito delle consuetudini internazionali, ipotesi che riguarda a ben vedere le alte cariche dello Stato e gli organi politici.

Vige inoltre, come prescritto anche dal Codice previgente, il divieto assoluto di accettare quasiasi regalo, che sia corrispettivo per l’attività svolta, o comunque provenga da soggetti che possano trarre beneficio da decisioni inerenti l’ufficio o coinvolti nell’attività dell’ufficio stesso, e questo “indipendentemente dalle circostanze che il fatto costituisca reato” (reca quale novità il D.P.R. 62, art. 4 comma 2).

Solo la seconda ipotesi esula dalla fattispecie penalisticamente rilevante, poiché la prima, ovvero accettare regali per svolgere il proprio lavoro, è ipotesi prevista da decenni e si chiama corruzione: l’art. 318 del codice penale appunto punisce il reato di corruzione, disponendo che “il pubblico ufficiale che, per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, indebitamente riceve, per sé o per un terzo, denaro o altra utilità o ne accetta la promessa è punito con la reclusione da uno a cinque anni”.

Rimane vietato, anche nel testo ufficiale, scambiarsi regali tra dipendenti se esistono relazioni di gerarchia tra gli stessi (es. capoufficio e impiegato), fatto salvo il modico valore, che si suppone sia riferibile all’indicazione generale di 150 euro.

E’ importante sottolineare che sia il vecchio testo che il nuovo impediscono di accettare regali dai “subordinati” e ai “subordinati” di offrirne al “sovraordinato” (fatto salvo il modico valore).

Il testo ufficiale elimina una odiosa previsione contenuta sia nel vecchio Codice nel 2000 che nel testo ufficioso circolante fino a qualche giorno fa, ovvero la ricomprensione nel divieto dello scambio dei regali anche dei parenti dei dipendenti (entro il IV grado addirittura per il vecchio Codice, entro il secondo per il testo ufficioso circolato negli ultimi mesi). Viene meno così un divieto ridicolo, che rischiava di comportare effetti paradossali come il divieto di innamorarsi del fratello della collega, poiché qualora lo stesso avesse voluto omaggiare la moglie di un qualsiasi regalo, non avrebbe potuto farlo, mai, pena il licenziamento.

I regali ricevuti in violazione delle disposizioni illustrate dal codice devono essere messi a disposizione (a cura del ricevente) dell’amministrazione per essere restituiti oppure destinati a fini istituzionali (la scelta sembra, in assenza di indicazioni, essere discrezionale dell’amministrazione).
La vigilanza sul divieto relativo ai regali spetta non al Dirigente ma responsabile dell’ufficio; rimane ferma la generale vigilanza del Responsabile anticorruzione sull’osservanza del Codice, ivi compresa la materia dello “scambio” di regali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Inserisci il risultato dell\'operazione *