Tempestivi effetti della legge anticorruzione (di qualche lacrimogeno caduto dal cielo)

Secondo quanto riportato da questo sito, “il “whistleblower” (soffiatore nel fischietto) è il lavoratore che, durante l’attività lavorativa all’interno di un’azienda, rileva una possibile frode, un pericolo o un altro serio rischio che possa danneggiare clienti, colleghi, azionisti, il pubblico o la stessa reputazione dell’impresa/ente pubblico/fondazione; per questo decide di segnalarla“.
E’ una figura del tutto nuova per il nostro ordinamento, della cui mancanza a lume di ragione non doveva sentirsi la necessità stante la giuridica ovvietà del divieto di ritorsioni per chi denuncia la commissione di reati, ma tanto è stato. Il comma 51 della legge 190 (c.d. “anticorruzione”) appena approvata, riporta:
Dopo l’articolo 54 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e’ inserito il seguente: «Art. 54-bis. – (Tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti). – 1. Fuori dei casi di responsabilita’ a titolo di calunnia o diffamazione, ovvero per lo stesso titolo ai sensi dell’articolo 2043 del codice civile, il pubblico dipendente che denuncia all’autorita’ giudiziaria o alla Corte dei conti, ovvero riferisce al proprio superiore gerarchico condotte illecite di cui sia venuto a conoscenza in ragione del rapporto di lavoro, non puo’ essere sanzionato, licenziato o sottoposto ad una misura discriminatoria, diretta o indiretta, avente effetti sulle condizioni di lavoro per motivi collegati direttamente o indirettamente alla denuncia. 2. Nell’ambito del procedimento disciplinare, l’identita’ del segnalante non puo’ essere rivelata, senza il suo consenso, sempre che la contestazione dell’addebito disciplinare sia fondata su accertamenti distinti e ulteriori rispetto alla segnalazione. Qualora la contestazione sia fondata, in tutto o in parte, sulla segnalazione, l’identita’ puo’ essere rivelata ove la sua conoscenza sia assolutamente indispensabile per la difesa dell’incolpato. 3. L’adozione di misure discriminatorie e’ segnalata al Dipartimento della funzione pubblica, per i provvedimenti di competenza, dall’interessato o dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative nell’amministrazione nella quale le stesse sono state poste in essere. 4. La denuncia e’ sottratta all’accesso previsto dagli articoli 22 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni».

Viene riconosciuta quindi la meritoria attività di chi denunci illeciti di cui sia venuto a conoscenza in occasione del rapporto di lavoro; il denunciante può rivolgersi all’autorità giudiziaria o alla Corte dei Conti o al proprio superiore gerarchico, e comunicare eventuali misure discriminatorie susseguenti al Dipartimento Funzione Pubblica.
Ovvio che la misura in esame faccia salvi i casi di diffamazione e calunnia, per non ingenerare pericolose faide interne determinate dalla delazione e da lotte intestine piuttosto che dal’amor di verità, ma la disposzione può avere in innumerevoli casi i suoi benefici effetti.

Si pensi al caso ipotetico di un impiegato di un grande ministero, che, al sicuro nelle proprie stanze, sia disturbato ma assuefatto al frastuono del centro città e dei cortei frequenti che sfilano sotto le sue finestre, e che a un certo punto esso venga sorpreso da agenti dell’ordine (non si sa quale ordine), che invadano le sue stanze. Immaginiamo poi, per via ipotetica, che lo stesso timido e intimidito travet assista impaurito e sospreso al lancio dalle sue finestre (fino a un minuto prima occupate da potos e ciotoline di pout-pourri), di lacrimogeni su manifestanti, in gran parte minorenni e probabilmente ignari di essere bersagli di cecchini come ai tempo a Sarajevo.

In questo ipotetico caso ben potrebbe, dopo averne viste tante, l’impiegato essere preda di moto di orgoglio, di un sussulto di legalitaria dignità all’idea di non tenersi dentro quelle immagini e quelle molteplici ipotesi di illecito perpetrate dalla sua finestra, e potrebbe, meschino, aver timore delle conseguenze di una denuncia, affidandosi ad un anonimo telefonino che nel frattempo immortalasse e divulgasse quelle immagini al posto suo.

Niente paura, oggi si può denunciare senza temere ritorsioni o vendette, isolamenti o mobbing.
Lo dice la legge.
Meglio aspettare il 28 novembre però, che la disposizione entra in vigore in quella data, e poi vedere l’effetto che fa.

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