Un sassolino nella scarpa

Son giorni strani questi, in cui avere la ventura di essere nata donna ti sottopone a bombardamenti mediatici sul dover essere del rispetto, della parità, dell’abominio del “sessismo” (una volta si chiamava discriminazione, prima ancora maschilismo) senza che poi nulla te ne venga in cambio.

Come se le battaglie vere te le combattessi in soltudine tra un autobus che non arriva e l’asilo che ti chiude con la creatura dentro, mentre devi sentirti solidale con la ministra presa benevolmente in giro, perché siamo donne e non si fa.

Come se avere la ventura di rimanere incinta senza casa e senza lavoro dovesse essere solo gioia e consapevolezza, questo perché la ministra ricca viene fatta ministra quando sta per partorire, ed è un esempio per le donne povere che neanche il concepimento si possono permettere, figurarsi un posto di prestigio alla vigilia del travaglio.

Come se ci si dovesse sentire solidali, partecipi e contrite per una battuta da caserma che allude a prestazioni sessuali delle femmine (e non solo, a dirla tutta), con conseguenti scie polemiche e grancassa di risonanza dai tg alla domenica pomeriggio per casalinghe. Quando le donne, prima che offese per un insulto, sono più che offese disperate per le rinnovate morti per setticemia negli ospedali, che il diritto all’aborto è negato in Italia anche per il Consiglio d’Europa, non per le ministresse che vanno in Tv a denunciare il sesso a parole, giammai la vergogna delle donne che continuano a morire per l’aborto negato.

Ebbene oggi, le dipendenti pubbliche senza contratto, e senza contratto da anni per decisione unilaterale dei Governi degli ultimi anni solo perché donne lavoratrici dello Stato, vengono onorate dal primo comunicato del Ministro Madia sul sito web istituzionale del suo Ministero, dal seguente incipit:

Valorizzare le donne che operano nella PA e un piano di iniziative a sostegno della conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare. Sono stati questi i temi dell’incontro fra il ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione Marianna Madia e una delegazione di Rete Armida della quale fanno parte donne dirigenti delle amministrazioni pubbliche centrali e segretario comunale, magistrate, diplomatiche, docenti universitarie, funzionarie delle Camere, della Banca d’Italia e di Authority”.

Le femmine da valorizzare, lo si ricorda ancora per inciso, sono essenzialmente quelle in blocco contrattuale da svariati anni, quelle che hanno visto il costo della vita e della tassazione (che pagano per intero, non proprio come la totalità della restante popolazione italiana) aumentare vertiginosamente a fronte di stipendi ogni anno più miserevoli, ogni anno più incapienti. Quelle che da qualche anno, nel silenzio generale, pagano allo Stato anche se si ammalano, e preferiscono prendere un giorno di ferie se stanno male per non perdere altri euro su uno stipendio piccolo piccolo.

Oggi, grazie ad un incontro tra la Ministra e le donne arrivate e di successo di rete Armida, (composta da, come riportato qui, da funzionarie di Camera e Senato, Authority e Banca d’Italia notoriamente a stipendi da fame, magistrate e diplomatiche ordinarie frequentatrici della Caritas, e via escludendo bidelle, maestre d’asilo, poliziotte ed infermiere) sembra non dovranno più preoccuparsi, le sventurate, di non riuscire, da donne, a quadrare i conti fino a fine mese, di non arrivare, da femmine, neanche ad ipotizzare l’esercizio di prestazioni sessuali sessiste di cui sono accusate per i TG, visto che alle 11 di sera stanno con lo straccio in mano perché hanno dovuto rinunciare alla colf settimanale, di non riuscire, da madri, a spiegare alle creature perché quest’anno non andranno al mare neanche una settimana.

La rete armida e la Ministra si preoccupano, di par loro e sempre in nome delle donne, di conciliare lavoro e tempi della famiglia, di proporre (in un documento, eccolo qui, pieno zeppo di inglesismi da strappare un sorriso di snobistica vergogna) flessibilità e conciliazione delle “diversità di genere”. A favore delle donne.

Non una parola sugli stipendi bloccati da tempo insopportabile, sulla tassazione spaventosa, sulla malattia che si paga, che magari inglesismi acconci non ce ne erano.

A due giorni dall’8 marzo, fateci un piacere.

Fateci decidere a noi se è preferibile un articolazione di lavoro migliore piuttosto che il lavoro stesso, se è preferibile essere pagate il giusto piuttosto che entrare al lavoro alle 11 per restarci fino alle 21, restituiteci dignità e soldi, perché coi soldi ci si paga la badante senza togliere tempo al lavoro e ai figli, coi soldi ci si può riposare una settimana al mare dopo un anno di lavoro, coi soldi ci si pagano le operazioni perché la sanità non funziona, coi soldi ci si compra l’apparecchio ai bambini senza dover togliere tagliare la fettina di carne una volta la settimana, coi soldi le rispettate, le donne che lavorano.

Non fate finta, sulla pelle delle donne. Non abbondate di termini odiosi, di sessismo, genere o gender, quote rosa, “diversity management”, work/life balance, family compliant, flessibilità spaziale.

Rispettatele le donne, pagate il lavoro, pagate i diritti, garantite la salute. Ridateci dignità.

Vedrete che poi se ci guardano il culo per strada magari ci strappano un sorriso, mica l’invocazione della lesa maestà per comportamento sessista. Quella la lasciamo a voi.

3 pensieri su “Un sassolino nella scarpa

  1. Cara Francesca,
    quanto hai ragione, purtroppo!
    Incontrare quella categoria di lavoratrici come primo atto è davvero offensivo per tutte le altre donne che lavorano in PA. con stipendi tanto diversi!
    Dopo aver abolito il part time (perchè da quando è discrezionale, non viene praticamente più concesso), quando sento parlare di conciliazione dei tempi famiglia-lavoro, mi indigno profondamente. Come se andare in part time, fosse una scelta facile e non invece obbligata per talune donne, mammme e figlie! Che ipocrisia!
    Per tacere poi della malattia a nostre spese e degli orari delle vsite fiscali che sono diversi da quelli dei lavoratori privati a cui ci minacciano costantemente di volerci equiparare. Argomento quest’ultimo divenuto tabù, perchè il fatto stesso che si lamenti la disparità di trattamento dimostrerebbe di per sé l’intento fraudolento dei lavoratori della PA.: perchè non è vero che ci sono anche malattie diverse dalla febbre e che chiunque ha diritto a qualche ora di aria e, inogni caso, a non essere perseguitato a prescindere!!
    Un caro saluto, Teresa

  2. Ipocrisia nei confronti delle donne e delle donne che lavorano, e totale indifferenza nei confronti dei problemi reali. Sono tempi brutti. Un caro saluto a te, Teresa.

  3. Cara Francy….. quanto hai ragione!!!!
    Aggiungere qualcosa è davvero difficile, ma ci provo lo stesso.
    Il Nostro PresDelCons attuale, quando parla di riduzione del cuneo fiscale, ha pensato anche a noi? Ne dubito, eppure dovrebbe saperlo, visto che è sindaco, a quanto ammontano i nostri miserevoli stipendi.

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