Una riflessione sull’applicabilità alle scuole dei Piani Anticorruzione e Trasparenza

Pubblicato su Sinergie di scuola

Si è molto parlato, anche su queste pagine, delle difficoltà applicative al mondo della scuola di tutta la materia dell’anticorruzione (dalla legge 190/2012 ai collegati decreti legislativi 33 e 39 del 2013), problema per cui i dirigenti scolastici avevano già da parecchio tempo espresso perplessità e richiesto lumi in sede istituzionale.

Proprio alla vigilia della scadenza del termine per l’approvazione dei Piani Anticorruzione e Trasparenza, il 29 gennaio scorso, il Miur ha diramato una nota agli Uffici Scolastici Regionali, con la quale si invitavano gli Uffici stessi ad astenersi dal fornire indicazioni relativamente all’applicazione delle norme sulla prevenzione della corruzione e sulla pubblicazione degli atti.

La circolare (che, lo ripetiamo, non ha il potere di derogare alla legge) non contiene, contrariamente a quanto altrove riportato, il rinvio per le scuole dell’applicazione delle misure su trasparenza e anticorruzione, ma utilizza una formula “particolare”: non si esonerano le scuole dagli adempimenti, ma si invita a soprassedere chi dovrebbe gerarchicamente fornire direttive.

La nota ministeriale quindi non afferma espressamente l’inapplicabilità di queste norme alle scuole (anzi ricorda che le regole anticorruzione per legge trovano applicazione nel settore), ma si rivolge ai soli Uffici Scolastici Regionali, e  preannuncia (questa la novità) una misura correttiva al Piano Nazionale Anticorruzione, apposita per le scuole, che sarà al più presto adottata.

Non abbiamo notizia, ad oggi, di questa misura, ma riscontriamo alcune perplessità a proposito di questa interpretazione ministeriale.

Anzitutto, interviene a un notevole tempo di distanza dall’entrata in vigore della legge (un anno e quattro mesi dalla legge anticorruzione, quasi un anno dal decreto trasparenza), senza coerenza con il dettato normativo, pur richiamato nella parte iniziale, che, come abbiamo visto, ricomprende le scuole tra i destinatari delle misure anticorruzione e trasparenza.

La circolare sembra contrastare, inoltre, con altri interventi istituzionali.

Successivamente alla nota ministeriale, a metà febbraio, l’ANAC (massima autorità in tema di Anticorruzione e Trasparenza), riportata dalla circolare come presente alla riunione che ha determinato il contenuto della nota stessa del Miur, ha pubblicato le FAQ sulla trasparenza, ed espressamente, al punto 4.1, ricorda che anche gli istituti e “le scuole di ogni ordine e grado” sono tenuti agli adempimenti in tema di trasparenza.

La bussola della trasparenza, inoltre, strumento del Governo per la valutazione dei siti web istituzionali e della loro congruenza con il decreto 33, espressamente riporta le scuole tra le categorie oggetto di valutazione.

Come capita di frequente, ormai, i “chiarimenti” ministeriali non sembrano favorire la certezza del diritto; in questo caso poi non rendono favore a tutti gli istituti scolastici (e sono numerosi) che, nonostante la confusione e le difficoltà della normativa in materia, si sono organizzati ed hanno adempiuto al dettato normativo.

Come muoversi tra queste incongruenze? Le scuole sono soggette o no agli adempimenti in tema di anticorruzione e trasparenza?

Sarebbe necessaria maggiore chiarezza, anche alla luce di un altro elemento di valutazione, ovvero il fatto che gli obblighi di pubblicazione sono in gran parte “compendiati” nel decreto legislativo 33, ma in realtà derivano da precedenti disposizioni di legge risalenti nel tempo e ancora pienamente vigenti.

Questi obblighi si applicano o no?

Non resta a questo punto che attendere le misure correttive del Piano Nazionale Anticorruzione, di cui daremo conto appena saranno adottate.

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